Il Brainstorming, letteralmente “assalto mentale”, “tempesta di cervelli”, è una metodologia didattica per mezzo della quale gli studenti “partoriscono” idee nel confronto e nella discussione fra loro e con l’insegnante. Il Brainstorming è la traduzione contemporanea della maieutica socratica.
«Di che cosa volete parlare oggi, ragazzi?»
«di Supereroi!»
Chi sono i Supereroi? Si nasce o si diventa Supereroi? Nell’immaginario collettivo, il Supereroe è associato a Superman, Batman, Spiderman e a tutti i personaggi creati da Marvel Studios. Protagonisti dei fumetti, i Supereroi sono uomini che vanno oltre il connotato di uomo, eccedono in coraggio, nobiltà e abilità superiori. Il Supereroe è l’uomo potenziato, è colui che, conservando la sua essenza di uomo, riesce ad andare oltre se stesso. Tuttavia, i Supereroi soffrono, gioiscono, amano e odiano, esattamente come gli uomini ordinari: l’imperturbabilità non è un superpotere, almeno per la Marvel.
Il desiderio di andare oltre alberga nell’animo umano sin dall’inizio della storia, sin dalla sua autoconsapevolezza di essere limitato. L’uomo può quel tanto che ad un certo punto non può più, il conoscere si arresta dinnanzi all’inconoscibile. Il titano Prometeo rubò il fuoco sacro agli dèi per donarlo agli uomini, fornendo loro la possibilità di far luce, di far chiarezza, di illuminare con la ragione. Prometeo, «colui che prima sa», insegnò agli uomini l’arte di lavorare i metalli e tolse loro la conoscenza del futuro pensando che altrimenti avrebbe spezzato i loro cuori.
La limitatezza conoscitiva appare nella tragedia greca come un dono caritatevole che protegge la fragilità umana dalla sofferenza dello spirito. L’uomo non conosce per non soffrire, ed è proprio per questo che egli, per superarsi, ha bisogno del superpotere dell’imperturbabilità.
Friedrich Nietzsche, in «Così parlò Zarathustra», annuncia la venuta del Übermensch, il Superuomo, letteralmente l’Oltre-uomo. «Io vi insegno il superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto voi per superarlo?»
Il superuomo è colui che afferma la morte di Dio e si dichiara al di sopra dell’ultimo uomo.
Per Nietzsche, Dio è un fardello, la mancanza di libertà dell’uomo era dettata proprio dalla credenza in Dio.
Non possiamo conoscere Dio, tanto vale rinunciarci. Dio è ciò che inabissa l’uomo, è ciò che ci tiene ancorati ad un passato fatto di sofferenze e umiliazioni. L’uomo perduto è l’uomo che resta incatenato al passato, quel passato che arreca solamente sofferenze. Per acquisire il superpotere dell’imperturbabilità bisogna uccidere ciò che ci trascina nell’abisso. Accogliamo il senso metaforico di questo gesto, senza considerarlo sotto una prospettiva religiosa e senza concentrarci sulla carenza di eticità proposta nell’asserzione del suo senso letterale. Per essere Supereroi dobbiamo uccidere simbolicamente coloro che ci tengono prigionieri portandoci alla negazione di noi stessi. Il Supereroe può realizzarsi nel momento in cui abbraccia la propria condizione e lascia andare ciò che non può e non vuole essere trattenuto, accogliendo la propria condizione, accettandola senza turbamento. Diventiamo Supereroi nel momento in cui ci rendiamo coscienti di ciò che limita la nostra libertà, nel momento in cui compiamo il superamento dialettico, attraversando il negativo per aprirci alla possibilità del nostro essere. Il Supereroe accetta ciò che è stato e lo rende strumento necessario per la realizzazione del suo essere. Andare oltre, è questo il superpotere cui dobbiamo tendere. Ci vuole coraggio, bisogna abbracciare la sofferenza e sublimarla, aver fiducia in se stessi, artefici del proprio destino, realizzare concretamente la buona novella annunciata dalla profezia del nostro desiderio di libertà. Il Supereroe afferma la Wille zur Macht e la Wille zum Leben, la volontà di potenza, la volontà di vivere, egli vuole senza sosta il suo stesso accrescimento, quella della volontà è la via che l’ultimo uomo deve percorrere per superarsi.
Come il funambolo che cammina sul filo teso dell’esistenza, il Supereroe procede oltre, considerando la sua meta come una nuova sintesi aperta. Superando le costrizioni di chi cerca di tirarlo giù nell’abisso, il funambolo procede con lo sguardo rivolto in avanti. «Il Superuomo è follia»: lo chiameranno incosciente, lo derideranno, avranno pena per lui. Chi, se non uno sprovveduto, ucciderebbe ciò che è per lui sicurezza e conforto per abbandonarsi alla vertigine della possibilità?
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