Recensioni

La corruzione come sistema

di 24 Novembre 2021Agosto 1st, 2022No Comments

Donatella Della Porta e Alberto Vannucci, due studiosi che da decenni si occupano del vizio più sottovalutato della nostra Repubblica, con questa loro ultima pubblicazione hanno fornito un’analisi scientifica sui meccanismi formali ed informali che favoriscono la genesi, la stabilità delle reti di scambio tra gli attori della corruzione sistemica.

Analisi qualificata da un approccio decisamente accademico, in virtù del quale esplicitamente sono state “anonimizzate” le citazioni dalle fonti giudiziarie e giornalistiche utilizzate. Questo “anonimizzare”, che vuol dire anche evitare l’approccio spesso corrosivo di tanti saggi-inchiesta, per fortuna non minimizza l’impatto della corruzione sulla vita pubblica e privata del nostro Paese. Gran parte della trattazione, dopo aver inquadrato il sistema precedente alle inchieste di “mani pulite”, analizza l’evoluzione di una corruzione che rimane un sistema e che, con manifestazioni più frammentate e policentriche, si sviluppa secondo modelli differenziati, «a seguito sia degli effetti di leggi favorevoli agli interessi di attori coinvolti nella corruzione, che del duttile adattamento di questi ultimi alle mutate condizioni ambientali» (p. 50).

Non più soltanto le storiche mazzette, ma meccanismi fondati su circuiti di compensazioni indirette e differite, addirittura “le tangenti pulite e fatturate” – così definite in un’intercettazione telefonica. Tutto in un contesto in cui si può parlare di “corruzione legalizzata”, di politiche di privatizzazione e deregolamentazione, con strumenti come il project financing e il general contractor, il cui potenziale – e non soltanto potenziale – criminogeno era stato già anticipato dal compianto Ivan Cicconi. Procedure privatizzate nelle quali «i controllori sono scelti, nominati e stipendiati dalle stesse imprese appaltatrici […] generando così una nuova categoria di dirigenti e professionisti pubblici a libro paga, funzionali alla ripartizione della rendita della corruzione» (p. 57).

In altri termini, la pratica di corruzione istituzionalizzata, nell’analisi di Della Porta-Vannucci, viene descritta come policentrica, adattatasi «all’assenza di un riconosciuto baricentro di autorità politica nel governo della corruzione su scala nazionale e, a cascata, ai diversi livelli di governo locale» (p. 72).

Citiamo quanto scrisse tempo fa un noto e contestatissimo magistrato in merito alla gestione del potere e puntualmente riportato nel saggio: «i partiti si erano trasformati in società per azioni dove uno comprava le azioni con le tangenti per la possibilità di essere eletto» (p. 85). Adesso, secondo i nostri autori, nella corruzione post-mani pulite il ruolo dei partiti e degli attori politici «è cambiato […] gli scambi [corruttivi] continuano ad essere stabili ma loro strutturazione non ha più il fulcro nei partiti, bensì si sviluppa all’interno di un più ampio tessuto di pratiche illecite e di interessi particolaristici». Infatti, magari già imprenditore, «il politico potrà capitalizzare situazioni di conflitto d’interessi, rendendo sfumati e interscambiabili i tradizionali ruoli di corrotto e corruttore» (p. 97). Così, dopo lo scenario di mani pulite in cui esistevano innumerevoli imprese che facevano a gara per accedere all’anticamera dei decisori politici, adesso assistiamo ad un rovesciamento della situazione in forme speculari: sono i politici ad andare a caccia di finanziamenti, sponsorizzazioni di soggetti privati che hanno fatto fortuna, egemonizzando «i più redditizi snodi della spesa pubblica e dell’attività amministrativa, coordinandone le conseguenti pratiche corruttive, nella consapevolezza che senza quelle risorse imprenditoriali la loro carriera rischia di giungere presto al capolinea» (p. 112).

Osserviamo quindi una sorta di organizzazione aziendalistica della corruzione, oltretutto protetta dall’inefficienza delle procedure in mano a una lobby di burocrati; quel tanto che ha fatto parlare di “forme di regolazione burocratica della corruzione”. Una corruzione che giunge – ripetiamolo – ad una forma di corruzione legalizzata: ovvero gli abusi del potere pubblico a fini privati sono realizzati «con modalità tali da piegare gli stessi processi di formulazione, interpretazione di leggi e norme dello Stato a vantaggio di corrotti e corruttori, a danno degli interessi collettivi» (p. 145).

Lo sguardo di Della Porta-Vannucci sul fenomeno della corruzione, pur nell’economia di poco più di duecento pagine, ci appare davvero onnicomprensivo sia dal punto di vista storico, sociale; e difatti non poteva mancare una trattazione sia sulla “governance privata della corruzione” da parte di imprenditori, professionisti, faccendieri, sia soprattutto sulla “corruzione violenta”, ovvero “le mafie nelle reti dello scambio occulto”. Un rapporto perfettamente sintetizzato dalla frase di Paolo Borsellino: «politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo» (p. 186). Le conseguenze sono note, o dovrebbero essere note: «gli assetti regolativi prevalenti in Italia, con procedimenti vischiosi e onerosi, favoriscono il successo di soggetti e organizzazioni politiche ed economiche più efficienti in attività di natura predatoria, parassitaria e redistributive finalizzate alla cattura di rendite come la corruzione» (p. 235). Corruzione che, come ulteriore conseguenza, alimenta un inaridirsi delle relazioni sociali, un incremento della sfiducia tra attori sociali ed economici.

Non a caso abbiamo trovato efficace, al termine del volume, la scelta di citare il contenuto di un’intercettazione dove parla un manager pubblico: «Pensiamoci, forse si sta bene in questo Paese qua perché nei paesi dove ci sono le regole secondo me si sta molto peggio. Io ti dico la verità, qualche compromesso l’ho fatto come tutti, però i soldi che ho guadagnato a stare in questo Paese di merda deregolarizzato, non li avrei mai guadagnati in Inghilterra o in America» (p. 236).

D. Della Porta, A. Vannucci, La corruzione come sistema. Meccanismi, dinamiche, attori, Il Mulino, Bologna 2021, pp. 264, € 23,00.

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