Ivan Illich, il grande pedagogista e filosofo austriaco, ebbe a scrivere che la scuola rischia di essere un’agenzia pubblicitaria che ti fa credere di aver bisogno della società così com’è.
È il rischio di ogni agenzia educativa, ma in particolare della scuola, luogo eletto per la scoperta della realtà, deputato alla meraviglia dell’esistente, alle relazioni sociali e primo ambito dove saper sviluppare quell’intelligenza relazionale e quella capacità critica che dovrebbero accompagnare ogni persona per tutto il corso della propria esistenza.
Il problema di oggi è che vediamo quest’agenzia educativa in forte crisi. Ma non perché esistono i bulli o manchi un’educazione di base da parte degli alunni. Questo non può essere la causa di nulla. Questo è l’effetto della crisi. La crisi, infatti, sta a monte: ad aver ridotto la scuola a un esamificio, a un distributore di diplomi, valutazioni sintetiche, attestati, certificazioni, a un riempimento di teste che se pur saranno ben piene, per dirla con Montaigne e, oggi, con Morin, sono purtroppo preferite a teste ben fatte.
La scuola, al contrario, dovrebbe essere il luogo elettivo dell’errore, dove quest’ultimo è esaminato, analizzato e poi, disinnescato, facendo mutare il fallimento in esperienza di crescita e consapevolezza. Si pensa, troppo spesso, che i genitori o gli studenti non devono occupare troppi spazi nell’ambito educativo e organizzativo. Il patto di corresponsabilità, che ogni scuola è chiamata a realizzare, ci dice che i membri dell’azione educativa devono essere plurali e interconnessi, al di là di invasioni di campo dovuti per lo più alla debolezza di certi argini e alla diminuita autorevolezza degli esperti in educazione, quali dovrebbero essere gli insegnanti.
Spesso assistiamo a uno scarso coinvolgimento degli stessi studenti alla vita attiva dell’istituzione scolastica. Solo due realtà prevedono il rispetto delle regole senza che queste siano stabilite assieme a quanti tali regole dovrebbero rispettarle: i sistemi dittatoriali e le carceri. La scuola troppe volte vive di queste modalità, quando realizza il regolamento d’istituto o lo stesso patto di corresponsabilità, senza un minimo riscontro, confronto o collaborazione con gli alunni. Qualcuno si chiude in una stanza e stabilisce le regole. Senza comprensione delle dinamiche relazionali e sociali che afferiscono a quelle stesse persone destinatarie delle regole. Berthold Brecht ammoniva che troppi si stupiscono della violenza del fiume, senza domandarsi nulla riguardo la violenza degli argini che lo contengono.
Che cosa vogliamo insegnare ai nostri alunni?
Per questo e per molto altro, l’Istituto Comprensivo “Guido Monaco” di Rassina (Arezzo), ha realizzato un progetto di costruzione di democrazia partecipativa, basato sullo studio della filosofia. Agli alunni della terza classe della scuola secondaria di primo grado è destinato, infatti, un percorso di costruzione di coscienza critica utilizzando un’alfabetizzazione filosofica. Una conoscenza dello sviluppo del pensiero, dai presocratici fino ai grandi filosofi moderni e contemporanei, facendo riflettere l’alunno sul perché delle cose, sul perché una cosa sia giusta.
Realizzare una didattica orientativa non finalizzata in modo sterile alla scelta della scuola superiore, ma alla ricerca consapevole di se stessi, partendo dalle domande che i filosofi si sono posti. Qual è il principio delle cose? Cos’è la libertà? E la bellezza? Chi è l’uomo? Far riflettere su come queste domande, più ancora delle risposte, siano alla base del posto che occupiamo in questo mondo. Un mondo che per un alunno di tredici anni è la sua scuola, la sua classe, il suo gruppo di amici. Uno sviluppo di capacità critica basata sull’abitudine al chiedersi il perché delle cose. Anche di quelle più banali o comuni.
Con questo piccolo ma significativo bagaglio, l’alunno, nel progetto che ormai va avanti con successo da qualche anno, è chiamato a diventare protagonista del proprio esistente. Con la relazione istituzionalizzata con la dirigenza scolastica, con l’attività democratica della scelta di candidati per essere i referenti di sezione e mediatori di conflitti. Essere protagonisti nelle scelte che li coinvolgono: dai luoghi di destinazione dei viaggi d’istruzione fino al monitoraggio di tutto ciò che a scuola non funziona, sentendosi, finalmente, responsabili di tutto. Insomma, come diceva don Milani, cittadini e mai sudditi di un sistema. La ricerca filosofica e l’approccio critico a ogni problema che li coinvolge fanno in modo che ogni alunno si senta al centro della propria realtà scolastica e sia invitato a essere protagonista del cambiamento che vuole vedere. Così facendo si acquisisce fiducia, non una speranza in un futuro migliore, ma la consapevolezza di avere la potenzialità e il potere di essere il centro e il promotore del cambiamento. Un cambiamento pensato, organizzato e partecipato.
Su questi presupposti e aiutati dal pensiero dei filosofi, sono stati analizzati i discorsi che hanno cambiato il mondo, le fotografie significative di un’epoca, le canzoni che hanno aumentato la consapevolezza e i perché di ogni cosa. Così facendo e con queste modalità è stata analizzata, smontata e ri-conosciuta la Costituzione Italiana, facendo emergere le parole chiave che possono essere per noi, motivo di azione conseguente. Tutto questo, oltre a creare un regolamento d’istituto scritto con i ragazzi e mediato con gli insegnanti, ha permesso l’abbellimento dell’ambiente scolastico con immagini scelte dagli alunni e la realizzazione dei “passi della Costituzione” trascritti sui gradini della scuola.
Insomma, un progetto di responsabilizzazione, di presa di coscienza del proprio posto nel mondo. In questo modo è stato di fatto azzerato ogni gesto di vandalismo nei confronti di oggetti o persone, non perché è proibito fare il male, ma perché il male è stato compreso e disatteso.
Niente di rivoluzionario per carità, ma per dirla con Aldo Capitini, questa scuola, attraverso la filosofia, ha compreso quanto sia più pericoloso l’ordine che scende dall’alto, del possibile disordine che sale dal basso.
* Professore, coordinatore del Progetto presso l’Istituto Comprensivo “Guido Monaco” di Rassina.
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