Recensioni

Amir Aczel sulla scienza che non nega Dio

di 1 Novembre 2015Agosto 13th, 2020No Comments

Amir Aczel nel suo Perché la scienza non nega Dio, edito da Raffaello Cortina, offre una chiara ed autorevole disamina della meccanica quantistica e della relatività, entrando, apertis verbis, nell’autoreferenziale areopago della corrente di pensiero generalmente denominata “Nuovo Ateismo”. 

L’autore stesso dichiara che l’occasione del suo nuovo saggio rimonta ad un dibattito tenutosi nel 2010 a La Ciudad de las Ideas di Puebla, in Messico. L’eminente biologo evoluzionista e ateo dichiarato Richard Dawkins, che fino ad allora per parlare contro l’esistenza di Dio aveva usato sempre come argomenti la biologia e l’evoluzione, in quel consesso aveva asserito che le nostre conoscenze della fisica costituiscono la nuova e principale fonte di prova che qualsiasi congettura a proposito di un “creatore” non sia affatto necessaria. La evidente sproporzione logica della teoria di Dawkins, ha suggerito ad Aczel di ipotizzare una tesi contraria, ossia: “la scienza non ha fornito alcuna prova che l’esistenza di un qual che tipo di creatore debba essere necessariamente errata” (p. XI). Questo è l’assunto che Egli ha voluto dimostrare nel suo recente saggio. L’impresa non è stata delle più semplici e il peso specifico dei maggiori fisici del nostro tempo – Richard Feynman, Robert Dicke, Werner Heisenberg, Albert Einstein, Roger Penrose –   non ha reso il suo lavoro una eufemistica divulgazione. Tutt’altro. In quasi duecento pagine, l’autore, ripercorre agevolmente la parabola che ha portato la primigenia coappartenenza di scienza e religione alla scissura illuministica di fede e ragione, fino all’entusiastica glorificazione della scienza , assurta a vangelo di quella religione ateisticamente rovesciata, impugnata (acriticamente) da Sam Harris e compagni ( che in Italia trova il suo capofila in quell’Odifreddi “ridimensionato” dalla nota risposta di Benedetto XVI sulle pagine di Repubblica). Non potendo addentrarmi – visto il ristretto spazio della recensione – nel dedalo percorso da Aczel , mi preme rilevare la pericolosa equivocità del “fatto religioso”, impugnato quale mera menzogna dagli esegeti del tragico 11 settembre 2001. Dovremmo, inoltre, domandare: coloro che assassinarono migliaia di persone innocenti in nome di Dio , sono da considerarsi uomini di religione? Il pretestuoso Neoateo è in grado di contemperare la differenza tra fede e fondamentalismo? O, piuttosto, entrambi, fondamentalisti islamici e neoatei, sono mossi dall’accecamento del comune fideistico letteralismo biblico? I primi mostrano i limiti epistemologici del ristretto ambito disciplinare, quando non vogliono ammettere che difficilmente le teorie predittive corrispondo ai fenomeni reali. Infatti, quando si tratta di matematica, fisica, cosmologia, biologia, genetica e di studio del cervello, emergono non poche items di approssimazione che dovrebbero suggerire l’ammissione del limite, quale soglia dinanzi alla quale professare una comprensione incompleta del libro della natura. Tuttavia, come rileva l’autore, i “sacerdoti” del Nuovo Ateismo, ignorando che “nella scienza non abbiamo una buona spiegazione per ogni cosa”, amano pontificare “l’orrendo fossato” del dubbio parmenideo – “perché l’essere e non il nulla” –  con i listelli dell’assunto: “ Dio non è esiste, infatti non ha creato nulla”. Eppure la scienza non ha ancora compreso di che cosa sia fatto lo spazio, quali siano gli elementi dello spazio fisico e come siano collegati fra loro; non conosce il livello infinito della retta dei numeri reali e se il continuo della matematica abbia le proprietà dello spazio fisico, ignora cosa sia il tempo e cosa abbia causato il Big Bang. Di contro è un vero assunto sostenere che qualcosa ha causato il Big Bang, ma al momento è irraggiungibile per la scienza (cfr. pp. 181-190). A conti fatti, dalle osservazioni di Aczel possiamo concludere che il neoateo mostra di non saper applicare il noto teorema dell’incompletezza di Gödel. Il grande logico, debitore anche alle visione leibniziane di una characteristica universalis e di un calculus ratiocinator, ha mostrato “che alcune verità sul sistema matematico – e ciò potrebbe includere modelli dell’universo fisico – non potranno che restare oltre la nostra portata” (p. 179). E con essa anche la questione dell’esistenza di Dio. Vorrei sottolineare, in fine, una tristissima consuetudine: L’arretramento della filosofia e l’arrocco della teologia, hanno permesso l’incursione delle scienze in questioni ad esse impertinenti  e la sacralizzazione della tecnica ha suggerito a qualche scienziato di travestirsi da oracolo e dettare il proprio decalogo.

Amir D. Aczel, Perché la scienza non nega Dio, Raffaello Cortina Editore, pp. 216, Milano 2015, euro 21.

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