L’opera è un romanzo di Emile Zola, uno dei massimi rappresentanti del naturalismo francese dell’Ottocento insieme a Guy de Maupassant, suo importante predecessore. Ciò che accomuna questi due grandi scrittori è una forte critica (Zola in forma diretta, mentre Maupassant attraverso il verso satirico) della piccola borghesia francese.
L’opera è un romanzo di Emile Zola, uno dei massimi rappresentanti del naturalismo francese dell’Ottocento insieme a Guy de Maupassant, suo importante predecessore. Ciò che accomuna questi due grandi scrittori è una forte critica (Zola in forma diretta, mentre Maupassant attraverso il verso satirico) della piccola borghesia francese.
Della biografia di Zola è utile ricordare che, per via di difficoltà economiche, nel 1858 dovette trasferirsi a Parigi con la madre, lì non conosceva nessuno e nelle sue lettere scrive si colgono sentimenti quali l’estrema solitudine, la disperazione ed, al contempo, la volontà di affermazione (p. IX). In questi aspetti risiede la somiglianza tra lo scrittore e il protagonista del romanzo Claude Lantier.
Indubbiamente L’opera è anche un romanzo autobiografico in cui l’autore parla molto di sé e della sua vita: «Vi racconto tutta la mia giovinezza, vi ho messo dentro tutti i miei amici, me stesso» (p. XXIX). Altrettanto importante nella vita di Zola è il periodo giovanile che lo vide frequentare il collegio governativo di Aix-en-Provence: lì Zola conobbe alcuni futuri compagni d’arte, tra questi Paul Cézanne (p. VIII).
Dal 1868 al 1870 Zola scrisse il ciclo dei «Rougon-Macquart»; esso è un piano strutturato relativo a un ciclo di romanzi, a cui si dedicò per più di vent’anni, tra cui è importante ricordare il romanzo Nanà.
Nel delineare questo ciclo Zola fece riferimento all’Eredità naturale del dottor Lucas, dalla cui opera estrapolò lo schema fisiologico tramite il quale tracciò tutto l’albero genealogico dei Rougon-Macquart; il ciclo è importante perché è proprio in esso che si esplicita la tecnica di Zola di comporre il romanzo , ossia non facendolo affatto, ma facendo in modo che si elabori da sé.
In riferimento allo stile: quali sono le caratteristiche principali dello stile di Zola?
Decisamente concreto e realista.
Si notano influenze di diverse correnti: il realismo, il positivismo e l’innatismo. Lo stile di Zola è, inoltre, descrittivo: infatti, nel tracciare i tratti fisiologici di ogni personaggio per dedurne lo sviluppo esistenziale Zola usa tecniche descrittive e analitiche. Ad esempio Claude Lantier è un artista nevrotico e passionale, come tanti altri artisti, e queste caratteristiche le ereditò da sua madre.
Dal 1866 Zola si dedicò ad una costante attività di critica d’arte e da quel momento in avanti affrontò direttamente le tematiche dell’arte e degli artisti. Criticò l’arte accademica e tradizionale per sostenere, invece, la nuova corrente artistica dell’impressionismo appoggiando le idee di Manet e Cezanne.
Un punto di contatto tra il lavoro di Zola e la pittura degli impressionisti è sicuramente l’adesione alle esperienze concrete e tangibili. Parallelamente a Claude Lantier, anche lo scrittore fece in modo che l’opera d’arte si formasse da sé e nascesse spontaneamente: «Ecco … come faccio il romanzo . Non lo faccio affatto. Lascio che si faccia da sé. Io non so inventare dei fatti; mi manca assolutamente questo genere d’immaginazione» (p. XX). È importante ricordare che Zola visse in un momento cruciale del contesto storico–culturale in cui la corrente del romanticismo e la sfera della soggettività cedevano il passo ad una nuova epoca culturale: il naturalismo ed il positivismo. Ciò comportava una sempre maggiore aderenza alla realtà ed ai metodi oggettivi delle scienze esatte. E questo avvenne anche nell’arte: gli artisti francesi cominciarono a sentire fortemente l’esigenza di dipingere soggetti reali, anche in virtù dell’influenza delle nuove scoperte legate alle tecniche artistiche. La fotografia, ad esempio, induce a una rappresentazione esatta del soggetto osservato, o, ancora, le scoperte degli scienziati sulla vista umana. Tuttavia ancor più importante, è il notare che la trasformazione era sociale e radicale:
“La società diventa un corpo naturale e statico, soggetto a trasformazioni graduali ed evolutive, la cui condizione di normalità è il buon funzionamento del meccanismo di accumulazione capitalistico; di questo corpo “naturale” la borghesia al potere costituisce il cervello e il proletariato le braccia; “la rivoluzione sociale” è la peggiore malattia che possa capitare al corpo sociale …” (p. XIII).
Attraverso la descrizione di ogni personaggio e delle sue vicende, Zola voleva infatti sottolineare che la rivoluzione non coinvolgeva un unico aspetto – ad esempio quello letterario- ma si trattava di un vero e proprio cambiamento sociale e di costumi, le cui ripercussioni si riversarono anche in diverse sfere della cultura.
Per quanto riguarda l’arte, si avvertiva l’esigenza di stare al passo con i cambiamenti tecnologici dell’epoca che costringevano a rivedere tutto il sistema di pittura tradizionale. L’intento era quindi di catturare dal vivo l’immagine, così come faceva la macchina fotografica o, ancor più, l’occhio umano, restituendo, perciò, le impressioni retiniche.
Il protagonista del romanzo è Claude Lantier, egli è la summa dei pittori impressionisti. Nella sua figura non è possibile distinguere i tratti di un unico pittore, ma, al contempo, incarna tutte le principali caratteristiche dei vari pittori sia dal punto di vista artistico che caratteriale, culturale e negli obiettivi che gli impressionisti intendevano perseguire nell’ambito del movimento pittorico. Proprio all’inizio del romanzo , Zola definisce Claude un artista ozioso e innamorato della Parigi notturna. Quello che Claude si prefigge è dipingere dal vero tralasciando elementi fantastici o simbolici. Ed, in effetti, gli impressionisti hanno come scopo primario di dipingere prendendo spunto dalla realtà, en plein air, cercando di catturare il soggetto in un preciso momento della giornata, con i colori e le sfumature offertidalla luce naturale così come l’occhio percepisce il soggetto stesso. C’è un rapporto tra pittore, quadro e ambiente e tale rapporto è presente in tutti i pittori dell’impressionismo. Si ha, quindi, una rivoluzione nell’arte, poiché non si dipingono più soggetti fiabeschi o religiosi, ma temi naturali e concreti.
Il romanzo narra appunto la vita di Claude come impressionista ed il clima che pervadeva la Parigi ottocentesca. Zola decise di affrontare la tematica impressionista perché individuò punti in comune fra gli obiettivi letterari del naturalismo francese e quelli artistici dell’impressionismo: ossia far riferimento ai canoni delle scienze esatte, della rappresentazione dal e del vero descrivendo e mostrando tutto sotto l’ottica del positivismo e delle nuove scoperte tecnico–scientifiche. Zola riuscì nell’intento con chiarezza, ricchezza di linguaggio, varietà di tematiche ed oggettività tali sorprendenti per l’epoca. Tutto ciò porta a definire il romanzo un vero e proprio manifesto, non solo della corrente impressionista , ma del pensiero letterario di Zola stesso.
Il romanzo racconta tutta la giovinezza di Claude, gli amici e le difficoltà del giovane artista alle prese con l’arte che verrà definita dallo stesso Claude una maledizione. Claude sarà talmente catturato dall’arte che finirà per chiudersi in un mondo soltanto da se stesso, il pittore, e le sue opere. Tutti gli altri sono solo passeggeri che vanno e vengono: questo porterà alla morte del figlio ed alla disperazione di sua moglie Christine, che lo vedrà sempre più distante e distaccato. Lei sarà inquietata dai quadri di Claude fin dalla prima visita a casa sua, inquietudine che si trasformerà in vera e propria gelosia poiché Claude si dedicherà solo alla pittura trascurando Christine e non degnandola più di considerazione.
Tramite Claude Zola intendeva mostrare la rottura epocale con l’arte tradizionale e l’avvento dell’impressionismo: in Claude c’è l’ impressionista –simbolo, che riassume tutti i vari pittori di quella corrente. Paesaggi da dipingere sì, ma anche figure umane, scorci di Parigi, insomma tutto ciò che è catturato dall’occhio umano dalla realtà esterna. La storia è ambientata a Parigi e nelle campagne limitrofe ed il rapporto campagna–città si può ritrovare nel romanzo sotto una nuova ottica. Da sempre campagna e città sono stati visti come due mondi distanti, spesso opposti, mentre in questo romanzo , la città di Parigi restituisce suggestioni, impressioni e sentimenti altrettanto forti e importanti rispetto a quelli classici del contesto naturale della campagna. In molti punti dell’opera letteraria Zola permette al lettore d’entrare nel mondo affascinante della Parigi ottocentesca, con i suoi vicoli, le locande, le ambientazioni e l’atmosfera cittadina di luci notturne e i ritrovi nei salotti letterari.
L’autore evidenzia un ulteriore aspetto da non sottovalutare: infatti, nonostante si possa pensare che i quadri impressionisti trasmettano tranquillità e conciliazione con il contesto ambientale, in realtà la corrente abbia avuto come protagonisti uomini molto tormentati ed in conflitto con i canoni ufficiali della Parigi di quegli anni.
In particolare lo scrittore riesce a restituire il profondo ed intenso rapporto tra artista ed opera d’arte, profondo a tal punto che diventa il rapporto principale mentre tutto il resto passa in un piano subalterno. Tale rapporto sarà così ossessivo che Claude sarà per tutta la vita tormentato dall’idea di non poter finire il dipinto a cui stava lavorando.
Il romanzo esplicita anche il rapporto tra Claude e la Parigi dell’epoca, con i vicoli e la natura, ma anche altri artisti impegnati nelle opere d’arte. Tale rapporto è così vivo e intenso, che Claude non potrà fare a meno di riprodurlo nelle sue opere artistiche; anzi, è come se Claude volesse compiere il miracolo di riprodurre “in scala”, ossia nel quadro, la parte di Parigi catturata, con tutte le suggestioni che ne derivano dalla visione di essa.
Pur descrivendo il percorso artistico–culturale di Claude, il romanzo si propone di far emergere anche la vita parigina dell’epoca con il suo fascino di essa, soprattutto di quella elite di ritrovi tra artisti, circoli culturali e disquisizioni letterarie.
Importante è, inoltre, il rapporto tra Claude e Christine, dal suo inizio fino alla conclusione drammatica. L’autore permette al lettore di partecipare indirettamente a tutto il loro rapporto sentimentale, dal primo incontro, allo sviluppo, al matrimonio, fino ad un lento, ma progressivo distacco di Claude da Christine per la quale la pittura diverrà una vera e propria rivale. Come accennato, L’opera non è un romanzo consolatorio: esso mostra le frustrazioni di Claude nel vedere le sue opere sempre rifiutate dall’Accademia ed assistere alla creazione de Il Salone dei rifiutati. Ciò nonostante, la pittura en plain air si farà strada e avrà sempre più seguaci – come sottolineato da Zola a metà romanzo – e ciò proprio per il carattere innovativo e genuino delle opere pittoriche.
L’opera vuole però richiamare il progetto letterario perseguito da Zola in quegli anni ed influenzato dal naturalismo e dal positivismo. L’assunto era, infatti, che la vita di una persona fosse determinata dai propri tratti fisiologici e fisici, mostrando così una visione innatista ed ereditaria. Ciò valeva anche per la sfera artistica: con gli impressionisti la scienza entra nell’arte, si dipingono soggetti veri e concreti rifuggendo l’immaginazione e l’astrazione. Grazie anche alla teoria dei colori complementari, si ritraeva il soggetto in quell’istante e con colori ben precisi, esattamente come catturati dall’occhio del pittore. Ciò significa che un determinato soggetto artistico può essere catturato infinite volte, a seconda del momento in cui il soggetto stesso viene ritratto. Prendendo ad esempio le “Ninfee” di Monet, il soggetto è sempre simile: a cambiare sono i colori e le sfumature, dando la sensazione di non contemplare un’opera di pura fantasia, bensì una “fotografia”, una “copia” fedele del soggetto.
Tuttavia non si deve tralasciare il contesto tormentato in cui vive Claude, se all’inizio è puramente episodico, procedendo nella lettura del romanzo diventa sempre più pregnante: Claude all’inizio dipingerà spontaneamente, per restituire il vero nel quadro, mentre dopo sempre maggiore sarà il numero di volte in cui il pittore ritornerà angosciato e frustrato sullo stesso soggetto. Un’abitudine così reiterata da spingere Zola a parlare di una vera e propria battaglia tra Claude e il quadro dovuta all’ossessiva necessità di ritrarre il vero dal vero. E tale preponderante esigenza si manifesta apertamente quando Claude, con l’amico Sandoz, va a trovare Mahondeau, il quale farà andare fuori di senno Claude poiché dirà di aver dipinto una baccante. Per Claude non può che essere una vendemmiatrice, ossia un personaggio reale e concreto, presente nella vita reale. Anche in quell’episodio si può vedere come Claude metta al bando qualsiasi forma di fantasia e insensatezza, per rimanere sempre aderente ai dati reali e di concretezza. Ciò comporta una maggiore spontaneità ed il fatto che si possa essere guidati dal primo impulso dell’ispirazione, senza ripensamenti e lavorazioni eccessive e questo per rispecchiare l’attività visiva dell’occhio, che è immediata e rapida. «Come poteva, un pittore moderno che si vantava di dipingere soltanto cose reali, come poteva imbastardire un’opera introducendovi simili immaginazioni?» (p. 236).
Ma quella di Claude è una vera e propria rivoluzione e lui non solo ne è consapevole, ma ne sente anche tutto il carico: sarà il primo pittore a disegnare en plein air, nonostante le continue critiche da parte del pubblico borghese. Quello che è necessario per apportare una ventata di novità alla pittura tradizionale era sole, aria pura e una pittura che fosse vera e luminosa, tanto da sembrare una fotografia scattata all’aperto. Questa nuova tecnica di pittura sarà definita pittura en plain air. Il romanzo , pur sottolineando il carattere assolutamente nuovo e rivoluzionario della pittura di Claude Lantier, mostra anche il susseguirsi di aspre critiche da parte del pubblico abituato alla pittura classica e tradizionale, legata ai temi della religione e della spiritualità. Ma ciò non fermerà Claude nel suo progetto di portare avanti tale rivoluzione artistica. Zola addirittura afferma che la stessa attività creativa e pittorica di Claude è talmente coinvolgente da non poter prevedere interruzioni esterne e improvvise, ciò nasce dal bisogno di trovare certezze e ispirazioni nell’immediato, assecondando le impressioni scaturite dall’ispirazione flagrante e dall’osservazione della natura. In questo lavoro diabolico e invasivo, nulla poteva arrestare il flusso, passionale e struggente al contempo, che Claude percepisce, neanche gli amici di sempre, personaggi Sandoz e Dubuche.
Altrettanto importanti sono i momenti di dubbio che finiscono per generare odio verso quella pittura, che, come un demone, si era da tempo impossessata di lui fin nel al midollo.
Questa componente invasiva è illustrata nelle descrizioni del primo studio di Claude e Christine ne sarà inorridita e stupefatta. Era un luogo maledetto, pieno di quadri e di buio.
Claude ed i suoi amici si proponevano era il vero e proprio progetto bellico di conquistare con la pittura la natura parigina: e viene attuato quasi in modo militaresco, andando a conquistare le vie e le campagne dell’epoca. Il registro linguistico utilizzato da Zola nei primi capitoli risente di questo approccio bellico: «Percorrevano strade, piazze, vicoli, vagavano giornate intere finché gli reggevano le gambe, come se avessero voluto conquistare quartieri uno appresso all’altro, scaraventando sulle facciate delle case le loro teorie roboanti» (p. 67).
Peraltro, la vera battaglia è fra il pittore e l’opera d’arte stessa, nell’ostinazione di non essere come il pittore vuole: da ciò scaturisce il tormento di Claude, la perfettibilità dell’opera pittorica che lo porterà alla perdita di sé e all’incapacità di ultimare le opere dell’ultimo periodo. Il tormento cresce nel momento in cui avverte che, malgrado i continui sforzi di perfezionamento, i quadri continuano a sortire effetti scarsi e deludenti e ciò per Claude è il sintomo della reiterata sconfitta. Claude, infatti, non vuole solo dipingere un quadro, ma dare vita ad un’esistenza, far nascere un soggetto e questo è possibile solo e soltanto attraverso “uno sforzo di sangue” (p. 245).
Ma allora come poter catturare Parigi con il pennello e vincere la guerra? Così come fa l’occhio umano? Sì, ma non solo. Ciò è possibile con l’ausilio di due tecniche pittoriche: con l’osservazione puntuale ed esatta, aggredendo la natura in modo frontale e diretto, senza nulla aggiunger nel quadro, se non le immediate sensazioni suscitate dalla vista nel momento in cui si ritrae un soggetto naturale. Tale metodologia riecheggiava nelle orecchie di Lantier nelle teorie di Gagnière, anch’egli interessato alle nuove tecniche pittoriche.
Zola intendeva, perciò, enunciare che, così come in letteratura, anche nell’arte si sentiva l’esigenza di studiare il soggetto artistico da un punto di vista scientifico e fisiologico: «il suo nuovo modo di studiare l’uomo fisiologico, il ruolo preponderante restituito all’ambiente, alla grande natura eternamente in fase di creazione, la vita insomma, la vita totale, universale, che abbraccia l’animalità da un capo all’altro, senza alto né basso, senza bellezza o bruttura» (p. 188). In questo enunciato risiede il punto di contatto tra Naturalismo e Impressionismo. Nella prefazione dell’edizione in esame si legge: «È il trionfo dell’oggettivismo elementare: la biologia è ricondotta alla fisica ed alla chimica, il comportamento umano diventa un semplice atto fisiologico» (p. XIV).
Sui temi del naturalismo e del rapporto dell’artista con l’ambiente naturale, importanti sono i quattro trascorsi con Christine in campagna, un idillio agreste fugace poiché a un certo punto Claude sentirà l’esigenza di tornare in città, nella sua Parigi. Tuttavia, la fase “bucolica” esercita un ruolo decisivo nell’attività pittorica di Claude, in modo assai simile per Claude Monet: « Il lungo riposo in campagna gli aveva dato una singolare freschezza di visione, una gioia inebriante nell’esecuzione; gli sembrava di rinascere al suo mestiere» (p. 203).
Infine, il romanzo di Emile Zola può essere definito un quadro impressionista non solo per la presenza delle principali caratteristiche del movimento pittorico e dei suoi rappresentanti, ma anche per lo stile utilizzato dall’autore. Zola è talmente sublime da dipingere con le parole la Parigi impressionista e tutti i personaggi del romanzo . Il libro è sviluppato con sapienza e capacità descrittive uniche adattandosi perfettamente al soggetto letterario prestabilito: la vita degli impressionisti della Parigi di fine Ottocento.
L’Opera è un romanzo aperto ed in divenire che provoca un grande trasporto emotivo, si ha la sensazione di assistere in prima persona alle vicende del movimento impressionista ed anche il lettore poco incline alla terminologia pittorica potrà trarre diletto da quest’avvincente proposta letteraria.
Emile Zola, L’opera , Garzanti, Milano 2006, pp. 369, € 12,00.
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