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Gli esiti delle prove Invalsi 2022 rivelano ancora una volta gravi deficit di comprensione del testo in lingua italiana. In breve: uno studente su due sa leggere e scrivere, ma non capisce ciò che legge.

Il punteggio finale di tali prove ministeriali dovrebbe attivare, di volta in volta, un aggiornamento dell’intero circuito formativo. Prima di tutto, dovrebbe spingere i docenti a individuare le discrepanze tra programmi didattici e questioni di ordine strategico sul percorso di apprendimento.

Intanto, mentre la polemica infuria sulla (percepita) ingerenza del ministero sulle scuole, gli esiti delle prove attivano, nei territori, un bilancio sui diversi processi di apprendimento e una diffusa critica verso strumenti docimologici che sviliscono un approccio didattico volto all’affettività, alle relazioni, per una scuola libera, la cui libertà comincia dalla lingua e si riflette sull’autonomia d’insegnamento e sulla formazione di una cittadinanza democratica.

La restituzione degli esiti non va vissuta come una forma di controllo da parte del ministero. Altrettanto, il ministero non può e non deve mortificare la valutazione dei test in lingua italiana con l’eccessiva adozione di strumenti statistici. La docimologia, la statistica, i numeri sono ingannevoli, inducono alla dissoluzione della conoscenza e comprensione dei fenomeni linguistici, mentre ci avvicinano sempre più agli indicatori di una lingua commerciale (un certo modo di impiegare terminologie inglesi).

Il compito a cui gli insegnanti italiani sono chiamati dovrebbe consistere nella buona pratica di inclusione ed umanizzazione dell’osservazione, senza piegarsi alle logiche uniformanti dei sistemi di valutazione europei, poiché ciascuno Stato è un’entità distinta con le sue peculiarità, e l’istruzione rappresenta un segmento fondamentale di questa peculiarità. Di più: valorizzare, in questo campo, le specificità di ciascuna comunità nazionale europea aiuta a unificare l’Europa.

Istruzione significa affrontare la mutevolezza e incertezza dei tempi, con la capacità di resistere e di adattarsi. I nostri ragazzi hanno bisogno di sviluppare la capacità di comprendere un testo argomentativo, e di esercitarsi a farlo perché la realtà si trasforma velocemente e la chiave di lettura e interpretazione passa esattamente dal confronto con la propria identità linguistica.

Ogni testo, per compiersi, ha bisogno del suo destinatario. Non potrà mai esserci una uguaglianza tra le competenze testuali dello scrittore e quelle del lettore, non esiste sicuramente un lettore modello, ma decodificare un testo significa comprenderne la strategia narrativa, il processo comunicativo, le tecniche argomentative, le regole stilistiche, grammaticali, lessicali. Esercitare la pragmatica linguistica potrebbe rivelarsi utile per poter lavorare con le immagini, aiutando a cogliere specifiche informazioni, ed il senso generale del testo, tenuto conto che molti disagi potrebbero derivare proprio dalle difficoltà di comprensione dei dialoghi e dei testi.

Insomma, come possiamo risolvere questo gravissimo problema? Facendo scoprire ai ragazzi i propri talenti, affascinandoli e, nello stesso tempo, pretendendo da loro lavoro e disciplina.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

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