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Tempi difficili per la Costituzione

di 24 Gennaio 2024Marzo 5th, 2024No Comments

«Così, alla fine, la scienza di cui dispongono i costituzionalisti diventa una cortigiana alla quale chi dispone del potere politico, economico e culturale può rivolgersi per giustificarsi facilmente». In questo saggio, Gustavo Zagrebelsky si guarda bene dal citare esplicitamente coloro che in questi anni – pensiamo quanto accaduto al tempo della riforma Renzi-Boschi e sicuramente quanto accadrà durante la discussione della prossima riforma Meloni – hanno speso e tutt’ora spendono il loro prestigio accademico per supportare le trasformazioni della nostra Carta costituzionale secondo quanto auspicato dal potente di turno.

Non li cita perché il volume di Zagrebelsky vuole essere qualcosa di più di un semplice pamphlet: rappresenta semmai una comprensibilissima dissertazione in cui viene espresso lo smarrimento attuale dei costituzionalisti. Almeno dei costituzionalisti autentici.

Sì, perché il nucleo centrale dell’argomentazione di Zagrebelsky sta proprio nella distinzione tra i costituzionalisti: coloro che rappresentano «gli idealisti della costituzione in quanto hanno in mente idee costituzionali», e i cosiddetti costituzionisti, ovvero studiosi che si riconoscono in un’indistinta materia gius-pubblicistica, ma che soprattutto si propongono come “tecnici”, non tanto al servizio dei principi propri della Costituzione, ma al servizio del potere.

Una trattazione che, come Zagrebelsky ci ha abituato da tempo, appare coltissima e non soltanto per la ricchezza di esempi tratti dalla grande letteratura e dalle parole di insigni studiosi del pensiero giuridico-politico.

Ricordiamo Toqueville: «In tutti i Paesi civili, accanto a un despota che comanda si trova quasi sempre un legista [noi diremmo: un giurista e, ancor più facilmente, un costituzionista] che normalizza e coordina le volontà arbitrarie e incoerenti di quel despota».

Soprattutto, «Tempi difficili per la Costituzione» si rivela estremamente realistico nel cogliere le innumerevoli contraddizioni che pervadono la comunità dei cosiddetti costituzionalisti; che – Zagrebelsky lo ricorda spesso – non sono o non dovrebbero essere dei giuristi come gli altri. Innanzitutto, perché il compito dei costituzionalisti autentici, estremamente impegnativo in quanto contiguo al potere politico e quindi soggetto al rischio di “vacillamenti”, consiste «nell’illuminare la coscienza dei cittadini che si trovano davanti alla legge, s’interrogano della sua validità di fronte alla Costituzione, ai suoi principi e ai suoi valori e decidono responsabilmente se prestare o no ubbidienza, sfidando i rischi in cui, nella seconda ipotesi potrebbero incorrere».

Sostanzialmente, Zagrebelsky ci ricorda che, a differenza di altre categorie di giuristi, i costituzionalisti non hanno clienti e, nel loro compito «politico nel più vasto significato della parola», dovrebbero indirizzare i sentimenti, le convinzioni dei cittadini nei confronti delle leggi, così promuovendo «l’atmosfera di libertà che è l’humus del costituzionalismo».

G. Zagrebelsky, Tempi difficili per la Costituzione, Laterza, Roma 2023, pp. 144, € 15,00.

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