Recensioni

Scoppola: La proposta politica di De Gasperi

di 14 Dicembre 2007Agosto 29th, 2020No Comments

La Proposta politica di De Gasperi, a trent’anni dalla sua pubblicazione (1977), assume oggi un duplice valore: non solo rappresenta un classico ormai imprescindibile della storiografia sul Centrismo ma – come gli altri libri di Pietro Scoppola – testimonia un momento decisivo dell’evoluzione culturale e civile del nostro paese.

Scuotendo le acque della storiografia degli anni Settanta, ancora attardata sull’egemonia indiscussa del Crocianesimo e del Marxismo, La Proposta politica di De Gasperi ha segnato un passaggio decisivo dell’affermazione, a pieno titolo di legittimità, della cittadinanza dei cattolici nella democrazia repubblicana.

Se negli studi sull’epoca giolittiana (a proposito di religiosi come Genocchi, Fracassini, Minocchi impegnati nelle indagini di teologia positiva) Scoppola si è soffermato sulla possibilità di un rapporto nuovo tra scienza e fede – competitivo con gli indirizzi di cultura laica quali lo storicismo – e sulla compatibilità del cristianesimo con la modernità; se nelle riflessioni sulla Chiesa durante il Ventennio fascista e la Liberazione ha contribuito a rivelare l’esistenza di un antifascismo cattolico non meno significativo e autentico di quello delle sinistre, nondimeno con La Proposta politica di De Gasperi , egli ha favorito il riconoscimento definitivo dei meriti storici del mondo cattolico nella costruzione della democrazia italiana, nel nome dei valori civili della Costituzione e dei valori morali della tradizione cristiana.

Per Scoppola , infatti, la visione politica di De Gasperi è tutta radicata su un principio fondamentale che è la fede, fede religiosa e fede nella democrazia. Questo credo attraversa tutta la vicenda dello statista nella sfera personale come in quella pubblica ed è talmente forte da non vacillare nemmeno nei momenti più critici.

La fermezza con cui rimane fedele al compito, che egli riteneva essenziale, di guidare, dopo l’esperienza dei totalitarismi, l’evoluzione democratica del Paese, è testimoniata dalla costante consapevolezza di non doversi piegare a nessun tipo di pressioni. Neanche quando queste avessero comportato un rischio per la democrazia, determinando così uno scontro irreparabile con il mondo laico e quindi lo scollamento della Chiesa dalla società italiana, ormai avviata verso un delicato processo di pacificazione. Tale inflessibile atteggiamento del cristiano e dell’uomo di Stato è espresso chiaramente nella contrarietà opposta all’ipotesi di un apparentamento tra Dc e monarchici, sollecitata da alcuni ambienti della Santa Sede in vista delle elezioni del 1952. Non si trattava di una qualche «freddezza» nei confronti della fede, ma della preoccupazione che la paura cattolica del comunismo potesse capovolgersi in derive autoritarie o addirittura eversive. Nel progetto politico di De Gasperi la lotta al comunismo doveva mantenersi nell’alveo della democrazia.

Per Scoppola , verso l’anticomunismo democratico dello statista trentino, che ha garantito il processo di democratizzazione del Paese, tutti i partiti italiani (perfino lo stesso Pci) possono sottoscrivere un proprio debito di riconoscenza. Ciò ha infatti contribuito non solo all’evoluzione del Partito comunista e della sua azione politica entro i parametri della vita parlamentare e/o di governo, ma ha impedito altresì una deriva clericale della Dc, così come era stata vissuta dall’esperienza del Partito popolare di Sturzo.

De Gasperi – ricorda Scoppola – sa che la Dc non è autosufficiente e pertanto deve ottenere la collaborazione con i laici quale premessa indispensabile per uno sviluppo ordinato della società e per il progresso del Paese. Per di più, a differenza di Sturzo (che non concepì il Partito popolare come il partito dei cattolici italiani), De Gasperi considera l’unità dei cattolici un fattore essenziale di stabilità democratica e, in quest’ottica, riesce a conquistare il consenso della Chiesa alla democrazia. Nel perseguire questo disegno trova un valido sostegno in Monsignor Montini, con il quale condivide la necessità di contrastare il cosiddetto «partito romano» favorevole a un blocco di destra contro il comunismo. Consapevole del radicamento dell’eredità del fascismo nella mentalità del ceto medio e della necessità di democratizzare quest’ultimo, De Gasperi è fermamente deciso a scongiurare cedimenti a destra, forieri della rottura dell’unità della Dc e di una temibile reazione delle sinistre. Ed è in questa ottica che si colloca la politica centrista: da intendere non come svolta conservatrice, bensì come passaggio obbligato verso la democrazia. La configurazione del suo centrismo dev’essere dunque declinata sulla base delle coordinate storiche dell’Italia del dopoguerra, cioè di una realtà che, dopo aver pagato i costi notevoli delle ideologie totalitarie, deve fare ancora i conti con i cospicui lasciti di un passato non del tutto sconfitto. Da ciò anche la necessità per De Gasperi di sconfessare le velleità elitarie sopravvissute a un’Italia liberale prefascista e di saldare il processo di democratizzazione ai compiti richiesti da una nuova politica dei partiti di massa. Per realizzare una simile aspirazione diveniva perciò essenziale promuovere e ottenere l’unità dei cattolici e, con questa, la saldatura della Chiesa alla democrazia. Ed è in questa ottica – scrive ancora Scoppola – che va letta la sua scelta referendaria. De Gasperi accoglie il rischio e la sfida del referendum nella prospettiva, in caso di vittoria, di un rafforzamento del suo peso politico personale e della Dc che gli consentisse di collocare la ricostruzione della democrazia italiana in un contesto internazionale.

Pietro Scoppola, La proposta politica di De Gasperi, il Mulino, Bologna 1977.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

Send this to a friend