Recensioni

Riscoprire la figura di Mario Romani

di 5 Ottobre 2007Settembre 14th, 2020No Comments

Mario Romani (1917-1975) costituisce un punto di riferimento essenziale per un’aperta riflessione sullo sviluppo economico, sul progresso sociale e sul riformismo politico

Mario Romani (1917-1975) costituisce un punto di riferimento essenziale per un’aperta riflessione sullo sviluppo economico, sul progresso sociale e sul riformismo politico. Con questo intento è stato realizzato il volume Mario Romani. Il sindacalismo libero e la società democratica (Edizioni Lavoro, Roma 2007), curato da Andrea Ciampani, con la prefazione di Raffaele Bonanni, segretario confederale della CISL.

Il volume, su sollecitazione della Fondazione “Giulio Pastore”, insieme ai saggi scientifici presentati da Aldo Carera, Andrea Ciampani, Alberto Cova e Mario Grandi, raccoglie i contributi di Guido Baglioni, Piero Barucci, Giampiero Bianchi, Michele Colasanto, Giuseppe De Rita, Vincenzo Saba, Giulio Sapelli, Francesco Totano e Sergio Zaninelli, costituendo una pubblicazione importante che permette di ripercorrere la proposta culturale di Romani, soffermandosi in particolare su alcuni punti centrali del suo pensiero: il rapporto tra Stato democratico, partiti politici e azione sindacale; il nesso tra la dimensione associativa del movimento sindacale ed i processi di crescita generale del Paese; la formazione dei lavoratori e la loro partecipazione allo sviluppo economico.

Richiamando l’organicità della sua opera di studioso e di uomo impegnato nella realtà sociale italiana, gli autori si soffermano sulla fecondità del dibattito da lui provocato negli anni Cinquanta e Sessanta.

Consapevole della distinzione tra l’elaborazione ideale e il conseguimento degli obiettivi dell’iniziativa quotidiana, Romani insisteva sul ruolo della formazione come elemento capace di unificare l’analisi dei processi socio-economici con azioni coerenti, permettendo quella elevazione culturale dei lavoratori che fosse in grado di favorire la crescita di una nuova classe dirigente. La meta più alta dell’associazione sindacale che si raccolse nell’organizzazione della CISL era solo quella, per dirla con le sue parole, di formare “uomini ragionevoli”, persone di “buon senso”, in grado di tenere saldi gli ideali, le decisioni, le azioni “senza timori e senza baratti” (p. 147).

Insieme con Giulio Pastore, così, a buon diritto Romani è considerato l’artefice di un’esperienza sindacale unica, capace di comprendere la complessità della realtà socio-economica e di partecipare ai suoi cambiamenti ed ai processi di formazione delle decisioni. Egli confidava, peraltro, nella capacità inclusiva del pluralismo democratico, affinché si sviluppassero sempre più ampi consensi alla posizione del “sindacato nuovo”. Il suo progetto era quello di far accedere il sindacato alla completa cittadinanza nella società civile e nella società politica. E non per le affermazioni contenute negli statuti sindacali, ma attraverso una radicata vita associativa nella dinamica democratica del Paese. Proprio per questo, democrazia politica, economia mista e sindacato costituivano per lui tre realtà intimamente connesse ed inscindibili. Nell’economia mista, infatti, scriveva nel 1951, il sindacato “accettato e accolto, coopera coi pubblici poteri e col mondo imprenditoriale e, se del caso, sprona e incita, sempre, comunque, si assume una parte di una tendenzialmente generale responsabilità di indirizzo dell’attività economica verso mete di interesse comune e, perciò stesso, in sostanza coincidenti con quelle del lavoratore-consumatore” (p. 178). La vitalità di una libera associazione sindacale appariva a lui come il fenomeno sociale che corrispondeva alle esigenze poste dallo sviluppo della società civile organizzata, della regolazione sociale e del governo politico democratico.

Il contributo di Mario Romani alla riflessione intorno alla natura, ai fini e al metodo d’azione del movimento sindacale costituisce ancora oggi nella sua organicità uno snodo ineludibile, proprio perché consente di individuare dinamiche di ampio respiro e di suggerire coerenti declinazioni operative dell’esperienza associativa del sindacato nella sua attuale evoluzione.

La pubblicazione curata da Andrea Ciampani, pertanto, non solo costituisce un utile strumento per conoscere la personalità ed il rilievo storico della presenza di Mario Romani nella esperienza socio-politica italiana; essa si propone ai lettori anche come una valida occasione di crescita culturale. Romani ha professato nel corso della sua esistenza l’etica delle convinzioni, che lo ha portato a vedere nella bontà delle idee coerentemente perseguite la vera prospettiva per un impegno umano e cristiano.

Per quanto riguarda la natura del moderno sindacalismo, egli ha indicato gli obiettivi necessari a costruire un sindacato forte e consapevole, capace di affrontare il prezzo del mutamento e sfuggire al rischio di rappresentare una società immobile e regressiva.

Le giovani generazioni, dunque, seguendo l’esempio di questa straordinaria figura , possono arrivare a comprendere i cambiamenti della società ed imparare a dominarli ed indirizzarli.

L’eredità culturale di Romani appartiene, peraltro, a quella parte della classe intellettuale e dirigente del nostro Paese che ha a cuore il governo dei processi di sviluppo della vita sociale, economica, culturale e politica italiana ed europea, in un contesto di libertà e solidarietà. Romani, come è possibile leggere in una sua frase citata nel volume, valutava l’esperienza dei primi decenni della CISL in questi termini: “ogni quindici giorni saltava fuori un’idea, una meta, un’altra, e non si riusciva neppure a tenere dietro” (p. 80). Questo può essere un augurio per tutti coloro che vivono e sono impegnati a governare questa fase della nostra società per dare un nuovo futuro al nostro Paese.

CIAMPANI (a cura di), Mario Romani. Il sindacalismo libero e la società democratica, Edizioni Lavoro, Roma, 2007.


Altri volumi dello stesso autore sulle stesse problematiche:

La storia del movimento sindacale nella società italiana. Vent’anni di dibattiti e di storiografia, (con G. Pellegrini), Rubbettino, Soveria Mannelli 2005.

Il movimento sindacale transfrontaliero nella governance interregionale. Il CSI Piemonte, Rhône-Alpes e Valle d’Aosta nella storia dell’integrazione europea, (con D. Clari), Transalp, Torino 2005.

La Cisl tra integrazione europea e mondializzazione. Profilo storico del sindacato nuovo nelle relazioni internazionali: dalla Conferenza di Londra al trattato di Amsterdam, Edizioni Lavoro, Roma 2000.

L’altra via per l’Europa. Forze sociali e organizzazione degli interessi nell’integrazione europea (1947-1957),  Franco Angeli, Milano 1995.

Lo statuto del sindacato nuovo (1944-1951). Identità sociale e sindacalismo confederale alle origini della Cisl, , Edizioni Lavoro, Roma 1991.

La buona battaglia. Giulio Pastore e i cattolici sociali nella crisi dell’Italia liberale, Franco Angeli, Milano 1990.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

Send this to a friend