Nel volume “Oltre lo Stato”, in un percorso tra lavori inediti, recenti discorsi e saggi, Sabino Cassese analizza il nuovo rapporto tra fonti del diritto dinnanzi al proliferare di organismi e organizzazioni internazionali, definendo il rinnovato rapporto – ancora lontano dall’essere sistematico e coerente – tra nuova economia globale e globalizzazione del diritto.Nel volume “Oltre lo Stato”, in un percorso tra lavori inediti, recenti discorsi e saggi, Sabino Cassese analizza il nuovo rapporto tra fonti del diritto dinnanzi al proliferare di organismi e organizzazioni internazionali, definendo il rinnovato rapporto – ancora lontano dall’essere sistematico e coerente – tra nuova economia globale e globalizzazione del diritto.

Se l’espansione globale dell’economia è ormai irreversibile, quella del diritto appare ancora instabile e precaria. Duemila organizzazioni internazionali – settemila, secondo criteri meno rigidi -, più di cento tribunali internazionali e uno sterminato numero di norme universali che investono la sfera pubblica e quella privata, in tutti gli ambiti sociali, ancora troppo spesso si scontrano con aspre difficoltà in sede di concreta applicazione del diritto e realizzazione degli obiettivi di principio.
Esente dalla retorica ottimistica che non di rado pervade la materia, l’analisi del prof. Cassese approccia, in maniera fiduciosa ma realisticamente critica, la difficile opera di razionalizzazione di un sistema ancora fluido e non organico, in grado di fornire esempi più o meno eccellenti in merito all’applicazione completa della rule of law globale.
Nel volume “ Oltre lo Stato ”, otto capitoli densi di informazioni e acute riflessioni, in parte inedite, in parte estratte da saggi, interventi e lezioni accademiche, l’autore dischiude interrogativi e questioni di sorprendente attualità. A chi rispondono i legislatori internazionali? Qual è la base costituzionale su cui si fonda il complesso di poteri intergovernativi, legittimandolo? Fino a che punto gli Stati sono ancora i protagonisti dell’ordine giuridico globale? Come operano le regolazioni globali di settore in assenza di un corpus di regole generali, comuni ai diversi settori? Davanti al proliferare di ordini sovranazionali, è dunque il sistema stesso ad esigere una completa razionalizzazione. Nessun dubbio sulla maggiore complessità delle forme aggregative superiori alle statuali, e sulla reiterata non completa dimostrazione di indici di democraticità ed equiparazione tra gli stessi componenti globali, ma ciò che sembra più che mai necessario, oggi, è il tentativo di riorganizzazione sistematica dell’intero impianto, con la conseguenza di garantire limiti nella regolazione e sicurezza nelle certezze applicative.
Estremamente notevole, poi, l’analisi dedicata al problema delle corti globali, gli strumenti di garanzia del nuovo ordine giuridico globale. Il numero delle corti è cresciuto enormemente e rapidamente; dal 1990 in poi, infatti, si sono largamente sviluppati corti e tribunali: ad oggi, una parte attrice può proporre azioni o accertamenti verso organi imparziali internazionali, senza che l’altra possa in alcun modo contrastare tale decisione. Anche qui, tuttavia, il sistema non appare coerentemente sviluppato: molte corti sono, infatti, agli albori e il problema dell’esecutività delle decisioni è ancora troppo spesso inefficace, senza dimenticare che la concorrenza di molteplici sistemi giurisdizionali pone seri problemi di competenza, territoriale e per materia. Rimane comunque l’impianto di fondo – che appare sempre più solido – e la constatazione degli enormi passi avanti effettuati, specialmente nell’ultimo ventennio.
Proseguendo nella disamina del volume, si sottolinea l’aderenza delle numerose questioni alla più stretta modernità. Sotto la lente dell’analisi giuridico-amministrativa internazionale, si ragiona su questioni che muovono dai contenziosi relativi alla pesca del tonno rosso e dalle imposizioni di contingenti doganali su merci di origine cinese, fino all’intervento americano in Iraq e all’esportazione/esportabilità della democrazia e l’ammissione della Cina nel WTO, per arrivare, al di là del caso concreto, a conclusioni di carattere generale ed esemplificativo, sempre con estremo senso pratico ed agevole e chiara esposizione di problematiche e soluzioni.
Cassese supera poi la concezione di “area grigia” tra diritto e amministrazione globale e diritto e amministrazione nazionale, eliminando linee di separazione. La continuità tra i due ordini, quello nazionale e quello globale “appare evidente se si considerano i rapporti tra cittadini o, meglio, nazionali, nel senso di appartenenti a una nazione, e amministrazioni globali. Il diritto amministrativo globale riconosce ai cittadini due diritti fondamentali, propri degli ordinamenti domestici, quello di partecipazione e quello di difesa”. A ciò si aggiunge, senza dubbio, il massiccio sviluppo di una vera e propria giustizia amministrativa, pure nel senso sopra sintetizzato. Esiste, dunque, una forte continuità tra ordine amministrativo interno e ordine amministrativo globale, in virtù della quale i cittadini appartenenti ad uno Stato sono ora in grado di adire a corti o organismi di conciliazione internazionali per risolvere conflitti sorti in Stati diversi rispetto a quelli di cittadinanza.
A cambiare dunque è il rapporto tra regolatori e regolati, e le rispettive prospettive si espandono fino ad un livello, seppure per molti versi rudimentale, globale e internazionale. Vengono regolati i cittadini, le imprese, gli enti e le agenzie governative, gli Stati e le organizzazioni internazionali. E la penetrazione del diritto è, in molti ambiti, capillare; per tutti, si consideri nello specifico il commercio e i trasporti internazionali. Gli operatori economici sempre più spesso si rivolgono ai giudici internazionali per sentir riconosciute le proprie pretese in ambiti contrattuali, merceologici, relativi alle modalità e termini dei trasporti, della possibilità di importare ed esportare merci di ogni tipo. E regolati non sono gli operatori economici stessi (la disciplina non è dunque solo privatistica), ma gli Stati stessi, gli enti pubblici, gli organismi o gli organi internazionali, sublimando la tutela dei diritti in una sfera eminentemente pubblica.
Non esiste ancora una carta costituzionale e un sistema di regole condivise, come pure non esiste ancora un concreto tentativo di armonizzazione e razionalizzazione dell’interna materia. Del resto forti elementi di criticità rimangono tutt’altro che risolti. Ma è vero anche che questo “nuovo diritto” esiste, come pure l’obiettivo naturale di inquadrare e regolare l’importanza della materia e del suo oggetto ultimo di tutela: il diritto tout court. Fino a dire, con l’autore, che “è l’universalizzazione dei diritti, più della globalizzazione dei mercati, il lato caratteristico della globalizzazione”.
CASSESE S., Oltre lo Stato, Collana “Sagittari” , Editori Laterza, 2006, pp. 193, € 16,00.
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