Bernardo Giorgio Mattarella ci descrive nel suo saggio la situazione in Italia, con parallelismi con i sistemi europei e americano, dei rapporti che intercorrono tra politica, amministrazione e cittadini, affrontando con la dovuta solerzia le innumerevoli sfaccettature del problema.

Estremamente attuale il libro “Le regole dell’onestà. Etica, politica, amministrazione” del Professor Mattarella: è forse questo il motivo di tanto dibattito che si è creato negli ambienti scientifici a seguito della sua pubblicazione.
Non è tuttavia rosea la situazione che vi viene descritta, specialmente per ciò che concerne l’Italia, ed anzi ne emerge un panorama piuttosto incancrenito su normative che, pensate tendenzialmente negli anni ’90, non hanno però trovato una loro reale applicazione.
Il libro infatti, strutturato su sei capitoli, affronta la problematica dell’etica e del giusto comportamento che il pubblico ufficiale dovrebbe tenere nei confronti dello Stato, per rispetto di quelli che sono i suoi principali, ovvero i cittadini.
E lo fa, dapprima, con una panoramica generale degli aspetti filosofici alla base dei rimedi da porre in essere contra corruptionem, secondo la logica della prevenzione come arma migliore rispetto alla sanzione (I capitolo), e successivamente dando al lettore nozioni basilari dei rimedi escogitati nei paesi stranieri (II capitolo) ed in Italia (III-IV-V-VI capitolo).
Il Professor Mattarella, pur soffermandosi, doverosamente, sulle problematiche che riguardano la politica nostrana, ed in particolar modo il conflitto di interessi (1) e le sue varie sfaccettature (2), non riduce d’altronde la sua analisi a tali rapporti, ma affronta, con i dovuti riferimenti normativi, i problemi cui incorrono gli impiegati pubblici, i magistrati ed anche i privati chiamati a ricoprire, per un breve periodo, funzioni con caratteristiche pubblicistiche. La soluzione prima trovata infatti dal legislatore, ovvero quella del Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, istituito nel 1994 dall’allora Ministro della Funzione pubblica Sabino Cassese, non riesce, da sola, a risolvere tutte le quaestiones. Anzi tutto perché parziale rispetto a quella che è la realtà, sempre più vasta, del dipendente pubblico, e poi perché sia questo codice che quelli emanati successivamente hanno dimostrato l’inefficienza del sistema italiano sul versante del procedimento disciplinare, spesso lasciato in posizione residuale rispetto a quello di carattere penale, il quale, a sua volta, si è dimostrato essere di difficile applicazione.
Ed allora qual è la soluzione proposta nel libro? Probabilmente di definire meglio gli aspetti sanzionatori, così come già accade nel Regno Unito o negli Stati Uniti d’America, partendo magari da proposte di legge ultimamente presentate in Parlamento e che hanno dato adito a diversi spunti critici (3).
Bernardo Giorgio Mattarella, Le regole dell’onestà. Etica, politica, amministrazione, Il Mulino, Bologna 2007, pp. 216, euro 17,50.
Note
1) “La situazione verificatasi con Silvio Berlusconi alla guida del Governo […] ha rappresentato la sintesi perfetta e concreta di tutti i problemi con i quali gli studiosi di etica pubblica devono spesso confrontarsi in astratto e che essi possono divertirsi ad intrecciare, senza poter prevedere che l’intreccio si verifichi in concreto.” B.G. Mattarella – Le regole dell’onestà. Etica, politica, amministrazione”. Bologna, 2007. Il Mulino Saggi. Pag. 83
2) Il Professor Mattarella ne affronta anzi tutto il problema della sua doppia identità, ovvero come fenomeno statico piuttosto che dinamico. La legge approvata dal centrodestra nel 2004 considera il conflitto d’interessi un problema solo quando diventa dinamico. (Legge n. 215 del 2004)
3) Legge Franceschini, A.C. 1318, XV legislatura. Tale proposta legislativa ha avuto forti critiche da parte di chi vi ha riscontrato, in primis, problemi di incostituzionalità per quanto riguarda il discorso delle rimozioni e decadenze poste addirittura da chi non ne ha il potere, ovvero il Presidente della Repubblica e i Presidenti delle Camere; in secundis, problemi di parzialità, infatti vi si affronta solo il conflitto di interessi per componenti di Governo, non anche per parlamentari e/o titolari di altre cariche.
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