Nel volume “Le nuove istituzioni europee. Commento al Trattato di Lisbona”, Franco Bassanini e Giulia Tiberi ragionano sulla forza innovativa – giuridica e politica – del Trattato, da carta tecnica di rimodulati principi istituzionali e governativi a nuova costituzione per l’Europa.

Con la firma del Trattato di Lisbona nel 2007, l’Europa si è dotata non solo di un nuovo assetto istituzionale, ma di un insieme di regole e principi condivisi tali da rendere il Trattato stesso una nuova carta fondante per l’Europa nel XXI secolo. La già di per sé difficoltosa creazione di una carta costituzionale europea condivisa fallisce con i referendum francese e olandese del 2005, per rinascere, parzialmente e non esplicitamente, con la firma del Trattato di Lisbona. E’ questa la tesi fondamentale del lavoro a cura di F. Bassanini e F. Tiberi “Le nuove istituzioni europee . Commento al Trattato di Lisbona”, che rilegge con la consueta profondità critica gli eventi istituzionali europei del nuovo millennio con la visione propositiva di chi, preso atto del fallimento del progetto costituzionale, è ora in grado di interpretare giuridicamente il Trattato di Lisbona con taglio estensivo ma pragmatico, fornendo una sua lettura positiva e definendone gli effetti. Partecipano alla redazione del volume esperti della materia di diversa estrazione: tra gli altri, Amato, Cartabia, Cerulli Irelli, Chiti, Dastoli, Frattini, Manzella, Micossi, Schäuble, Tosato e Ziller. E i temi affrontati, tutti attorno all’analisi del Trattato, sono i più vari: la giurisdizione nell’UE, il bilancio, i principi di libertà, sicurezza e giustizia, il ruolo dei Parlamenti nazionali, il futuro dell’unione e i suoi nuovi assetti ed equilibri.
Lo sguardo offerto al lettore è complesso e articolato, impostato per rendere quanto più approfondito anche il terreno giuridico e sociale in cui è maturato il Trattato di Lisbona. La disamina prende le mosse dal fallimento del progetto di Costituzione Europea: il no della Francia e dell’Olanda, lo scetticismo della Gran Bretagna, la condizione particolare di un paese strategico come la Polonia, l’ingresso dei nuovi paesi nell’Europa a 27; il compromesso, insomma, tra il fronte del no e la maggioranza (tra gli altri, guidata dall’Italia e dalla Germania) che ha invece fortemente voluto una carta costituzionale condivisa.
In tale ottica hanno prevalso il buon senso e la mediazione, il compromesso proprio di una unione come quella europea. Ha prevalso, dunque, l’adozione di un documento che ha eliminato ogni riferimento a principi di carattere costituzionale, dichiarando esplicitamente il fallimento di tale alto progetto, proponendo una soluzione per così dire tecnica, di profilo più squisitamente giuridico e istituzionale. Questa è la lettura generale degli autori del lavoro al Trattato di Lisbona, frutto in particolare di un deciso lavoro diplomatico e relazionale della Germania del Cancelliere Merkel e del Portogallo (presidenti di turno dell’Unione durante l’anno dell’approvazione del Trattato e particolarmente attivi e decisi in tale frangente storico).
- Bassanini e G. Tiberi, però, si spingono ancora un poco oltre: il Trattato di Lisbona contiene, in sostanza, tutti i principi della abbandonata Costituzione europea. Per gli equilibri istituzionali attuali e la condizione giuridica e politica dell’Europa, il Trattato stesso è – de facto – la costituzione europea. A sostegno di ciò, i curatori del volume analizzano a fondo il documento di Lisbona stesso, individuando principi, valori e criteri ispiratori, propri non tanto di un lavoro tecnico istituzionale qual è, ma di una vera e propria carta dei valori condivisi.
In effetti, il Trattato di Lisbona ha tra le sue chiare finalità un’Europa più democratica e trasparente, più efficiente, un’Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e sicurezza, un’Europa forte sulla scena internazionale. C’è il superamento dei tre pilastri e la personalità giuridica unica dell’Unione; il rinvio vincolante alla Carta dei diritti, col riconoscimento del suo valore giuridico equiparato a quello dei Trattati; l’elezione parlamentare del presidente della Commissione; un più efficace controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà; i poteri ampliati in materia di bilancio; un Presidente dell’UE non più a rotazione semestrale, ma eletto per due anni e mezzo e dunque stabile e in grado di garantire una concreta progettualità al suo operato; le cooperazioni rafforzate attivabili ora ad opera di soli nove Stati membri. Il Trattato di Lisbona mantiene i diritti esistenti e ne introduce di nuovi. In particolare, garantisce le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali rendendoli giuridicamente vincolanti; contempla diritti civili, politici, economici e sociali, mantenendo e rafforzando le quattro libertà fondamentali; precisa e rafforza i valori e gli obiettivi sui quali l’Unione si fonda, valori che devono servire da punto di riferimento per i cittadini europei e dimostrare quello che l’Europa può offrire ai suoi partner nel resto del mondo.
Tuttavia, gli autori non mancano di evidenziare elementi d’ombra, che non permettono a chi ha creduto fortemente nell’adozione di una carta costituzionale per l’Europa di poter considerare concluso il lavoro di intermediazione giuridica e politica. Innanzitutto, occorre subito premettere il no alla ratifica del Trattato operato dall’Irlanda, la quale ha immediatamente negato uno scorrevole inizio alla vita del Trattato che, a queste condizioni, non verrà rinegoziato e troverà la sua strada nelle decisioni del Consiglio Europeo. Sono poi numerosi e corposissimi i protocolli allegati, tutti votati al perseguimento di questo o quell’interesse particolare, di Stati o di organizzazioni o centri di potere. In questa sede si evidenzia, fra i tantissimi presentati dal libro: la rimozione del principio del primato del diritto comunitario, ora collocato in una dichiarazione allegata, o la concessione del principio di opting-out (in particolare a Polonia e Gran Bretagna) dall’applicabilità diretta, nei singoli stati, dei principi comuni agli ordinamenti europei.
In conclusione, gli autori non intendono ignorare la precaria situazione attuale, né il nuovo fenomeno derivante dalla rinnovata lettura del Trattato di Lisbona, giudicato primo ma decisivo passo verso una vera integrazione di valori e principi per tutti gli Stati Membri, frutto del naturale compromesso dell’Unione ma, insieme, portatore di nuove spinte e impulsi di carattere democratico per un’Europa più vicina, “unita nella diversità” e al servizio dei cittadini.
Bassanini, G. Tiberi (a cura di), Le nuove istituzioni europee. Commento al Trattato di Lisbona, Collana “Quaderni di Astrid”, Il Mulino, 2008, pp. 520, euro 27,00.


