«Perché la globalizzazione si metta a funziona re, abbiamo bisogno di un regime economico internazionale più equilibrato nel garantire il benessere sia dei paesi sviluppati sia di quelli in via di sviluppo».
Joseph E. Stiglitz, vincitore nel 2001 del premio Nobel per l’Economia è professore alla Columbia University di New York. In questo volume di esauriente e comprensibile lettura, spiega quali siano i meccanismi che hanno portato al fenomeno noto con il termine di globalizzazione e per quale motivo esso non abbia sempre rivelato, per così dire, il suo lato migliore nella storia economica degli ultimi sessant’anni.
La globalizzazione economica, è – scrive l’autore – una forza positiva capace di incentivare la crescita e di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più povere del pianeta. Il difetto principale che il Nobel ravvisa, non sembra risiedere tanto nel fenomeno stesso, quanto piuttosto nell’uso che se ne è fatto. Nel precedente volume La globalizzazione ed i suoi oppositori (Torino, 2002)Stiglitz critica le istituzioni internazionali, colpevoli di aver favorito gli interessi dei paesi ricchi a danno di quelli in via di sviluppo.
Ora, invece, l’autore compie uno slancio in avanti passando dalla sola analisi critica su ciò che non funziona , a chiedersi quali cambiamenti potranno mettere in moto i governi affinché il fenomeno globale possa mantenere le sue promesse di sviluppo universale.
Alla base di tutto sta l’esigenza di revisionare e trasformare in senso moderno e democratico tutti gli accordi commerciali, le politi che economi che imposte ai paesi in via di sviluppo, gli aiuti finanziari, e – in sostanza – ripensare l’intero sistema finanziario globale. Queste ed altre riforme, osserva, permetteranno alla globalizzazione di sviluppare tutte le sue potenzialità, nel rispetto della democrazia e della giustizia sociale.
Pur essendo in linea con quanto affermano taluni critici della globalizzazione , e cioè chetroppe persone hanno scontato il modo col quale è stata gestita finora, Stiglitz si fa sostenitore e fautore della politica dell’ottimismo emersa con la conferenza di Mumbai nel Word Social Forum, riunita intorno allo slogan: “un mondo diverso è possibile.”
Nel volume sono illustrate tutta una serie di riforme che permetterebbero alla globalizzazione di realizzare in modo più convincente il proprio potenziale, migliorando in maniera concreta la vita delle persone sia nell’ambito del mondo industrializzato, sia nell’ambito di quello in via di sviluppo. Se si riuscissero ad applicare tali misure si otterrebbe come risultato una globalizzazione riformata che troverebbe sostegno più ampio.
Nel corso della sua analisi l’autore sviluppa analizza, inoltre, i fenomeni connessi allaglobalizzazione come suoi presupposti o sue conseguenze. Tra questi, espone con chiarezza le ragioni del boom di Cina ed India e del perché, invece, l’America Latina o l’Africa non ce l’hanno ancora fatta ad emergere. La chiave di tutto è – secondo l’autore – da individuare dapprima nel crollo del Muro di Berlino, preludio a quello che fu poi il collasso dell’URSS, e nella conseguente egemonia unica degli Stati Uniti, dei quali mette in luce gli aspetti negativi legati alla politica economica verso i paesi sottosviluppati.
La logica sulla quale gli Stati Uniti hanno fondato la loro politica economica offrendola come modello, o imponendola in taluni casi, è stata – scrive S. – quella del Washington Consensus, volta ad incentivare privatizzazioni in tutti i settori riducendo al minimo la presenza dello Stato nelle attività economi che . La Cina e l’India, che hanno seguito la via opposta, sono riuscite ad emergere. I paesi dell’America latina invece, hanno mostrato nei fatti il fallimento della politica americana applicando per l’appunto la logica del Washington Consensus.
Stiglitz sviluppa la sua trattazione con semplicità e chiarezza rendendo argomenti tecnico-economici affatto comprensibili an che a chi non ne ha una competenza specifica.
L’aspetto che l’autore considera in conclusione è, che se pure la globalizzazione si è ormai imposta inequivocabilmente, noi tutti viviamo ancora in comunità locali continuando peraltro a pensare in termini di realtà locale.
Stiglitz sembra proporre, dunque, una “guida per il cittadino globale”, affinché ognuno possa superare l’attuale mentalità, principale ostacolo al funzionamento del fenomeno. In questo senso: «dovremmo pensare ed agire in modo globale».
Joseph E. Stiglitz, La globalizzazione che funziona, Gli struzzi Einaudi, Trento 2006, pp. 336, euro 16,50
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