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I signori del cibo

di 14 Febbraio 2022Giugno 20th, 2022No Comments

Seguendo la filiera mondiale di quattro prodotti alimentari – carne di maiale, soia, tonno in scatola, pomodoro concentrato – Stefano Liberti ritrae una grande sconfitta. Da un lato, egli denuncia le contraddizioni e perversioni del sistema alimentare globalizzato, dall’altro constata che, dall’attuale sistema economico-finanziario, potremo salvarci solo con scelte personali radicali.

La premessa è che «il cibo è diventato il nuovo terreno di conquista del capitale speculativo»: l’alleanza tra grandi gruppi alimentari e fondi finanziari ha portato allo sviluppo di mega-imprese che Liberti definisce “aziende-locusta”. Sono società che pubblicizzano i loro prodotti in virtù dei costi ridotti offerti ai consumatori, tralasciando però di chiarirne gli effetti collaterali. Avendo come unico orizzonte il profitto rapido, esse hanno un rapporto solo estrattivo con l’ambiente, sicché, come le locuste, dove esse passano, determinano solo danni.

Un esempio: i CAFO suini, strutture adibite a «operazioni di alimentazione degli animali concentrati», fonte di immensi laghi di feci e urine. Facile intuire che in realtà l’interesse reale è «quello di voler gonfiare le tasche dei propri azionisti il più possibile e nel più breve tempo possibile»; con altri effetti nefasti: nutrire sì noi consumatori a prezzi infimi, ma con cibi sempre più standardizzati e «con costi sociali ambientali e culturali che sul medio periodo saremo costretti a pagare, in un gioco a somma zero in cui nessuno potrà proclamarsi vincitore». Assistiamo quindi, a causa delle azienda locusta, ad una sorta di eugenetica del maiale, con una omologazione degli animali da allevare e macellare, ad una riduzione netta della biodiversità, nonché a esportazioni ed importazioni apparentemente assurde ma frutto della cosiddetta globalizzazione: tonnellate di suini o di carne suina che viaggiano dagli Stati Uniti alla Cina e viceversa, con l’80% del tonno rosso pescato nel Mediterraneo che viaggia verso il Giappone e nel contempo con il tonno pinne gialle che dal Pacifico arriva in Europa; oppure il pomodoro lavorato in California, mandato per nave a Salerno e qui rilavorato e inviato verso porti africani. Stesso approccio spregiudicato con la pesca del tonno, con l’industria del pomodoro concentrato – in Puglia i lavoratori ghanesi raccolgono i pomodori che prima coltivavano nelle loro terre -, con la monocultura di soia nel Mato Grosso; quel tanto che ha fatto dire a JoãoPedro Stedile, leader del Movimento Sem Terra, che «la soia è la locomotiva di un nuovo modello di sviluppo basato sulla distruzione dell’ambiente e sul dominio predatorio di cinque multinazionali».

Eppure, a fronte di questo scempio ci sono persone illuminate – molte delle quali intervistate da Liberti – che sanno andare controcorrente; come Wen Tiejun, che prospetta la soluzione proposta da tutti i paladini della piccola agricoltura: «i cinesi – e tutti gli altri popoli – dovranno ridurre il consumo».

In conclusione, l’approfondito reportage di Stefano Liberti conferma le parole profetiche di Eduardo Galeano, pronunciate in tempi oltretutto neanche così difficili come quelli attuali: «Più che mangiare, siamo mangiati dal cibo che ci impongono».

S. Liberti, I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta, Minimum Fax, Roma 2021, pp. 320, € 18.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

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