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Cos’è un’ideologia?

Oggi ha senso parlare di ideologie? In questo suo ultimo libro, Carlo Galli sostiene che la tanto discussa “fine delle ideologie” sia essa stessa un’ideologia, le cui strutture costitutive, generalmente date per scontate, vanno scoperte tramite un lavoro archeologico e genealogico.

L’autore, infatti, va alla ricerca delle strategie discorsive delle differenti formazioni ideologiche che nel tempo si sono succedute, scoprendone tre tipi fondamentali:

  1. l’ideologia marxista, intesa come un sapere che ignora la realtà e da cui è necessario uscire per ottenere una comprensione autentica del mondo storico in cui l’uomo opera;
  2. l’ideologia nell’ottica positivistica, intesa come una formula politica strumentale, cioè funzionale alla legittimazione del potere;
  3. l’ideologia intesa come comprensione di un mondo nella sua interezza.

Accanto al lavoro archeologico, Galli tenta di ricostruire la genealogia e, quindi, l’origine dell’ideologia, che può essere ritrovata nell’orizzonte filosofico-politico della modernità. Tale epoca si apre con la perdita dei fondamenti ultimi del vivere civile, che nel Medioevo erano garantiti dalle istituzioni religiose e dai principi teologici. Di fronte a questa crisi emerge la necessità di progettare l’ordine dell’avvenire, per cui le ideologie diventano il terreno su cui si elaborano i fini da raggiungere e i compiti da svolgere. Si ha quindi una lotta per l’oggettività, un antagonismo tra ideologie che, non avendo fondamenti ultimi esterni a cui richiamarsi, non possono che scontrarsi per la produzione di un mondo storico.

La struttura originaria dell’ideologia va, quindi, definita in questi termini: si tratta di un sapere di parte che interpreta l’intero, cioè il mondo storico-sociale, in conflitto con altri saperi parziali che lottano per l’egemonia. L’ideologia, quindi, non può esistere se non come critica e rinnovata illuminazione del mondo che mobilita gruppi sociali. È cioè un sapere operativo, sul cui terreno si comprendono i compiti e i fini dell’agire politico.

Ciò mostra come il discorso neoliberale, che pretende di porsi al di là delle ideologie richiamandosi ad una scientificità tecnico-economica che escluda ogni parzialità, sia anch’esso un’ideologia, cioè uno sguardo prospettico che ha la pretesa di porsi come incondizionato. Come Foucault affermò in «Nascita della biopolitica», la razionalità neoliberale ha la pretesa di elevare il mercato a decisore dell’agire sociale trasformando le istituzioni in strumenti funzionali alle disposizioni di quest’ultimo, che richiedono di rimuovere ogni ostacolo all’iniziativa privata, allargando gli ambiti della concorrenza e colpendo in particolare il welfare state. Non è un caso che di fronte a questa inconsapevole ideologia emergano molteplici resistenze organizzate secondo modalità più o meno efficaci, attestando l’ineludibilità della politica, cioè l’insuperabilità del conflitto di parti che progettano un ordine. Ogni automatismo tecnico-economico spoliticizzante, ogni tentativo di farla finita con le ideologie, è un mito ideologico radicato nella lotta per l’egemonia.

Carlo Galli, Ideologia, Il Mulino, Bologna 2022, pp. 167, euro 13,00.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

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