La recensione di questo libro segue, per i lettori più attenti, un mio precedente articolo sullo stesso argomento al primo numero di questa rivista.

La recensione di questo libro segue, per i lettori più attenti, un mio precedente articolo sullo stesso argomento al primo numero di questa rivista.
La riflessione sulla “sussidiarietà” infatti non è affatto conclusa, ma anzi si può dire che è appena cominciata. La revisione del Titolo V della Costituzione, nel cui ambito è stato introdotto il principio della sussidiarietà (art. 118, u.c.) è appena del marzo 2001.
Si tratta ora di assimilare tale principio, tanto da parte dei cittadini , quanto dell’amministrazione. Esso recita: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini , singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Questo vuol dire che i cittadini (singoli o organizzati) sono dal 2001 titolari del diritto di occuparsi dei beni comuni, delle questioni di interesse generale.
Prima, questa prerogativa spettava unicamente allo Stato, in un rapporto bipolare, secondo il quale esso si occupava dell’interesse generale e i cittadini ognuno del proprio particolare interesse. Le associazioni, il no profit, pur esistendo da lungo tempo, venivano a costituire quasi un’anomalia, e venivano infatti denominate “volontariato” (che ricorda un po’ i volontari in guerra) o “terzo settore”, terzo, per l’appunto, rispetto allo Stato e ai privati.
I cittadini e le associazioni invece ora hanno lo stesso diritto dell’amministrazione di intervenire sulle questioni di interesse generale, e si pongono in maniera paritaria nei confronti dei diversi gradi istituzionali cui pertengono i poteri richiesti, (per una pulizia straordinaria del litorale laziale, un gruppo di cittadini si dovrebbe rivolgere all’apposito ufficio della Regione Lazio; per la pulizia di un quartiere, basterebbe rivolgersi al Municipio di competenza).
Questa è la sussidiarietà intesa in senso “orizzontale”, nel rapporto tra cittadini e istituzioni; le competenze dei vari gradi istituzionali riguardano la sussidiarietà intesa in senso “verticale”; sempre l’art. 118 recita infatti: “Le funzioni amministrative sono attribuite ai comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Provincie, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”.
La revisione del Titolo V della Costituzione offre una grande opportunità per la partecipazione democratica dei cittadini (senza limitare la loro attivi tà al solo esercizio del voto), ma offre anche un’opportunità all’amministrazione di arrivare, con la collaborazione dei cittadini , dove ormai con le sue sole forze non arriverebbe più.
Un esempio classico: il riciclaggio dei rifiuti, senza l’aiuto dei cittadini (che in casa propria separano i materiali), è impossibile. A nulla infatti valgono le minacce di ammende per gli inadempienti (i controlli, per essere efficaci, sarebbero troppo costosi), ma solo appellandosi al senso civico e alla responsabilità dei cittadini (insieme magari a qualche agevolazione in termini economici) se ne può venire a capo.
Anche in ambito amministrativo ci deve essere, però, un cambio di mentalità: tuttora l’atteggiamento prevalente tra i burocrati è di non fare nulla che non sia espressamente indicato per legge, con il risultato di una creazione continua di nuove leggi che rendono ancora più farraginoso il loro lavoro.
Bisognerebbe invece incoraggiare gli impiegati pubblici ad attenersi al senso della Legge, più che ala lettera, e permettere loro di perseguire la missione della cura dei pubblici scavalcando i cavilli giuridici.
La ricerca giuridica procede dunque nella direzione di fornire gli strumenti legislativi per permettere la collaborazione tra i cittadini e i vari settori dell’amministrazione, in un rapporto sempre più agevole, nella trasparenza e nella responsabilità condivisa.
Ovviamente l’autore, (professore di Diritto amministrativo all’Università di Trento, presidente di Cittadinanza Attiva e presidente del Laboratorio per la sussidiarietà www.labsus.org ), affronta con maggiore chiarezza e cognizione di causa i temi sopra trattati, e altri ancora su cui non mi sono soffermato. Rimando dunque alla lettura del suo libro le eventuali curiosità che Vi possa aver suscitato questa umile recensione.
Gregorio Arena, Cittadini attivi, Un altro modo di pensare all’Italia, Laterza 2006, pp. 170, € 10
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