«Ci si chiede: “dove sono i miei sogni?” e si dice, scuotendo la testa: “come vola in fretta il tempo!”. E ci si chiede nuovamente: “cosa ho fatto dei miei anni? Dove ho sepolto il mio tempo migliore? Ho vissuto o no?”». Fëdor Dostoevskij

Vivere la vita o vivere i sogni? Che vita stai vivendo, se in essa non c’è spazio per i sogni?

E che sogno stai inseguendo, se per realizzarlo stai trascurando la tua vita reale? Le parole di Dostoevskij, tratte dal racconto «Le notti bianche», pongono una domanda che non ammette superficialità: che senso stiamo dando ai nostri anni? A quelli già trascorsi e a quelli che verranno? Siamo davvero davanti all’ennesimo bivio?

Da una parte, vivere la vita come dovere: responsabilità, studio, lavoro, relazioni, problemi, imprevisti. Dall’altra, vivere i sogni come fuga: passioni, desideri, ideali, ciò che avremmo voluto essere. Ma è davvero solo questo il nostro orizzonte? Esiste soltanto una scelta tra concretezza e aspirazione? Forse no.

I sogni non sempre si realizzano come li avevamo immaginati a vent’anni. Cambiano forma, maturano, si adattano alla realtà. Ma non per questo perdono valore. Anzi: possono diventare direzione. E la vita, con il suo carico di doveri, non è soltanto peso. È il terreno concreto su cui quei sogni possono prendere radici. La vera sfida non è scegliere tra vita e sogni. È smettere di separarli. Vivere una vita che contenga sogni. Coltivare sogni che rispettino la vita. Perché una vita senza sogni diventa sopravvivenza. E un sogno senza realtà diventa illusione.

Non è facile trovare equilibrio. Il cambiamento richiede coraggio, impegno, responsabilità. Ma tutto comincia da una scelta consapevole. E allora le domande di Dostoevskij restano lì, inevitabili, in attesa di una risposta.

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