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Camilleri, Caino e i processi mediatici

di 24 Novembre 2021No Comments

Il “processo mediatico” è la colpevolizzazione del presunto autore di un reato da parte dei mezzi di informazione e divulgazione (e di chi ne fa uso) lasciando nelle persone un sentimento di pregiudizio, rancore e vendetta che permane anche in caso di proscioglimento dell’imputato in giudizio. Questo pericoloso fenomeno allontana l’opinione pubblica dai principi propri di uno Stato liberale e democratico. Il processo mediatico, in questo senso, è un danno per una corretta amministrazione della giustizia e condiziona negativamente tutti i soggetti coinvolti.

Questo attualissimo argomento richiama, in termini simbolici, la figura biblica di Caino, che uccide il fratello Abele. Tale connessione è magistralmente illustrata nell’Autodifesa di Caino, ultimo capolavoro di Andrea Camilleri prima della sua morte.

L’assassinio di Abele non è stato analizzato e dimostrato seguendo i canoni, potremmo dire, del giusto processo e della presunzione di innocenza. La colpevolezza di Caino è scontata da sempre, perchè la storia ha tramandato questa informazione, senza prove effettive, che dipinge Caino come “inventore della pena di morte”, per così dire “creatore del male”. Egli è ingabbiato in un eterno processo anche se una corte non l’ha mai giudicato. L’errore, anzi la debolezza di Caino è stata la sua mancata possibilità di godere del diritto di difesa. Nel libro di Camilleri, Caino veste pertanto i panni dell’avvocato di se stesso per smentire i pregiudizi che la cronaca giudiziaria e le credenze – o pregiudizi popolari – hanno sempre sostenuto.

Le sue ragioni sono tre: 1) la legittima difesa. Abele voleva ucciderlo, ma se Caino non si fosse mosso sarebbe stato lui stesso la vittima. Prima o poi Abele l’avrebbe ucciso in altre circostanze; 2) il principio di legalità penale. Caino non sapeva come uccidere in assenza di precedenti storici, eppure ha ucciso prima che Dio esprimesse il comandamento di non uccidere; 3) la logica del sillogismo. Abele uccide gli animali, quindi uccide creature di Dio, così come l’uomo è creatura di Dio. Caino quindi ha semplicemente fatto giustizia, è un giustiziere.

Camilleri, dunque, evidenzia la trattazione tendenzialmente superficiale di ogni singolo fatto di reato da parte dei media, visto che le ipotesi di accusa non sono mai da considerare verità, almeno fino a prova contraria. La verità processuale su una colpa è strettamente connessa a ciò che è espresso in una sentenza, e questa deve restare la bussola di orientamento. Non occorre, dunque, creare colpevoli (o innocenti) nella pubblica piazza tralasciando prove o argomenti quanto più possibile incontrovertibili. Solo in questo caso è possibile soddisfare l’interesse pubblico all’informazione, secondo l’articolo 21 della Costituzione, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e della presunzione di non colpevolezza, garantiti dagli articoli 2, 3, 27.

Forse è proprio vero che senza il male non esisterebbe il bene, e certo l’attitudine al giudizio è una facoltà che va maneggiata con cautela.

L’umanità sembra essere abituata alla violenza, agli assassini, alle guerre, alle stragi. Ancora ci sono persone che credono sia tutta colpa di Caino? 

A. Camilleri, Autodifesa di Caino, Sellerio editore, Palermo 2019, pp. 81, euro 8.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

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