«Visto da vicino nessuno è normale»
Franco Basaglia

Ho appena fatto la maturità. Maturità cosa vuol dire? D’accordo, posso votare. Ma andando più a fondo, scopro che noi dividiamo il mondo in categorie rassicuranti: sani e malati, normali e folli, giusti e sbagliati. Ma Franco Basaglia demolì questa illusione con una frase che ancora oggi resta scandalosamente attuale.

Basaglia non fu soltanto uno psichiatra. Fu l’uomo che cambiò per sempre il modo di guardare la sofferenza mentale in Italia. Nel 1978 ispirò la Legge 180 — la storica riforma che portò alla chiusura dei manicomi — luoghi in cui, per decenni, migliaia di persone venivano isolate, sedate e private della propria dignità più che curate. Cercate le foto, in giro. Guardate che inferni.

Il punto rivoluzionario della sua battaglia era semplice e radicale: dietro ogni diagnosi c’è una persona. E ogni persona, osservata davvero da vicino, porta dentro fragilità, contraddizioni, paure, ossessioni.

Nessuno è completamente “normale”, perché la normalità assoluta è una costruzione sociale, non una realtà umana. Una costruzione, purtroppo, necessaria, ma che – per questo – non deve divenire una sorta di idolo.

Michel Foucault scriveva che ogni società decide cosa considerare follia. Basaglia fece qualcosa di ancora più potente: restituì umanità a chi era stato trasformato in un’etichetta. Forse è proprio questo che ci spaventa della sua frase: ci riguarda tutti.

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