La Costituzione francese proclama apertis verbis la natura laica del Paese. Negli ultimi anni, nonostante ciò, si è registrato un certo apaisement di quella che un tempo venne chiamata laïcité de combat, anche per il consolidarsi d’un orientamento giurisprudenziale che riconosce piena legittimità alla presenza di croci, non crocifissi, nei luoghi pubblici.

1.Se ormai sono fin troppo note le recenti temperie (1) che, anche in Francia (2), hanno investito i simboli religiosi indossati come capi di vestiario (3); non altrettanto conosciute, invece, le parallele vicende giudiziarie dei crocifissi nei luoghi pubblici, sebbene l’articolo I della Costituzione francese del 4 ottobre 1958 consacri la forma specifica di neutralità religiosa scelta dalla République, e, confermando il XIII comma del preambolo della Costituzione del 27 ottobre 1946, disponga: «La Francia è una repubblica…. laica» (4).

Due recentissime sentenze di Tribunali amministrativi, invece, paiono confermare e ribadire quel certo apaisement della laïcité de combat che, a partire dagli anni della prima presidenza di François Mitterand, aveva portato, fra l’altro, alla convocazione, per i lavori del Comitato nazionale d’etica, dei rappresentanti delle grandi familles spirituelles et philosophiques, compresa la Massoneria, come pure all’invio, nell’estate del 1988, in missione di mediazione istituzionale, di tre personalità espressione di queste familles (la cattolica, la protestante e la massonica) per la soluzione della crisi in Nouvelle Caledonie (5).

Ad ogni modo, dalla comparsa di questo termine, due sono le principali, possibili interpretazioni emerse: la ‘laicité de combat’ (6) e la ‘laïcité de droit’ (7).

Fenotipi della prima saranno le leggi di laicizzazione della Terza Repubblica: la legge costituzionale 14 agosto 1884, ad ex., abrogò il § 3 dell’art. 1 della legge costituzionale 16 luglio 1875, il quale prevedeva che “la domenica seguente la riapertura dei lavori parlamentari, preghiere pubbliche saranno rivolte a Dio nelle chiese e nei templi per invocare il Suo aiuto sui lavori del Parlamento” (8); la legge 12 luglio 1880 abolì il riposo obbligatorio domenicale; quella del 14 novembre 1881 soppresse le distinzioni esistenti nei cimiteri in relazione alla religione dei defunti; il decreto 23 marzo 1883, abrogando il precedente decreto 13 ottobre 1863, vietò ai militari di scortare le processioni e d’assegnare sentinelle ai palazzi vescovili; la legge comunale 5 aprile 1884 attribuì ai sindaci il potere di polizia negli edifici di culto; la legge 27 luglio 1884 reintrodusse il divorzio; la legge 15 luglio 1889 soppresse l’esenzione del clero dal servizio militare; la legge 28 marzo 1882 previde che l’istruzione religiosa avesse luogo al di fuori degli edifici scolastici pubblici e dei normali programmi d’insegnamento; la legge 30 ottobre 1886 preciserà come l’insegnamento debba venir svolto solo da personale laico.

Il concetto di ‘laïcité (9) de droit’, invece, annoverato fra quelli che assicurino la stabilità del sistema giuridico e la sua qualità di fondo di pacificatore dei conflitti sociali (10), trova una delle sue epifanie nella nozione di ‘neutralité’, presente nel diritto amministrativo (11) e riconosciuta di valore costituzionale (12): sebbene alcuni stimino la neutralité della Pubblica Amministrazione come un aspetto del più generale principio d’égalité (13), dottrina e giurisprudenza maggioritarie la considerano, invece, fenotipo della laïcité (14): «La laïcité… c’est la neutralité, et la neutralité seule» (15), concetto sostanzialmente condiviso anche, nella dichiarazione del I novembre 1945, dall’Episcopato di Francia: «È tempo di dissipare un equivoco che rischia di nuocere gravemente all’unità nazionale. Questo equivoco si basa su d’un’espressione che è impiegata correntemente in molti sensi differenti: la ‘laïcité de l’État’. Se, con questo concetto, si intende proclamare la sovrana autonomia dello Stato nel suo campo dell’ordine temporale, […] noi dichiariamo con nettezza che questa dottrina è pienamente conforme alla dottrina della Chiesa. […] La ‘laïcité de l’État’ può anche essere intesa nel senso che, in un Paese diviso in varie credenze religiose, lo Stato deve lasciare che ciascun cittadino pratichi liberamente la propria religione. Questo secondo senso […] è anch’esso conforme al pensiero della Chiesa cattolica. […] Al contrario, se la ‘laïcité de l’État’ è una dottrina filosofica che contiene tutta una concezione materialista ed atea della vita umana e della società, se queste parole vogliono definire un sistema di governo politico che imponga questa concezione ai funzionari pubblici perfino nella loro vita privata, alle scuole pubbliche, alla nazione intera […] noi la condanniamo. […] Infine, se la ‘laïcité de l’État’ significa la volontà dello Stato di non sottomettersi a nessuna regola morale superiore e di non riconoscere che il proprio interesse come regola della propria azione, noi affermiamo che questa tesi è estremamente pericolosa […] essa conduce dritto dritto alla dittatura» (16).

2. La prima delle due sentenze de quibus è la n. 622445, emessa il 10 luglio 2007 dal Tribunale amministrativo di Nîmes: casus belli fu la delibera d’un consiglio comunale che disponeva lavori di sistemazione d’una rotonda stradale, al centro della quale avrebbe dovuto venir posto il simbolo della città, ovvero un ponte a tre arcate sormontato da una croce.

Contro questo atto veniva presentato ricorso invocando l’art. 28 della legge 9 dicembre 1905 (17), che vieta «in futuro l’apposizione di segni o emblemi religiosi sui monumenti pubblici o su qualunque edificio pubblico, ad eccezione degli edifici di culto, dei cimiteri, dei monumenti funerari, come pure dei musei e delle mostre» (18).

Il tribunale amministrativo, tuttavia, ha respinto il ricorso, affermando che «l’opera installata al centro della rotonda L.M., sulla strada dipartimentale da Vedène a Sorgues, corrisponde alla trasposizione diretta ed immediata d’una scena o d’un oggetto rituale d’una qualunque religione. Anche ammettendo che ciascuno dei suoi elementi possa essere isolato e rappresentare per qualcuno un simbolo religioso, l’apposizione della croce, che non è stata compiuta né allo scopo d’essere manifestazione religiosa né col proposito di promuovere una religione, ha l’unica funzione d’identificare, sulla base di riferimenti storici, il comune con la rappresentazione del suo stemma. Per questi motivi, la suddetta croce non può venir considerata ‘simbolo religioso’ nel senso dell’art. 28 della l. 9 dicembre 1905, né violerà il principio di laicità espresso dalla Costituzione».

La seconda sentenza citata è del Tribunale Amministrativo di Digione, la n. 700073 del 20 settembre 2007: si tratta d’una delibera municipale del comune di Fontenelle, che dispone il trasferimento del monumento ai caduti dallo spazio antistante la chiesa ad una piazza pubblica. 

La delibera viene impugnata, sempre invocando l’art. 28 della l. 9 dicembre 1905, perché questo monumento è sormontato da una croce in pietra recante l’iscrizione “Dio e Patria”, il che, secondo i ricorrenti, violerebbe i principî di separazione fra Stato e Chiese (19); nemmeno questo ricorso viene però accolto, perché la legge del 1905 non vieta d’apporre simboli religiosi sui monumenti funerari, e questo concetto ricomprende «tutti i monumenti destinati ad assicurare il ricordo dei defunti, a prescindere dal luogo ove si trovino».

Il Tribunale amministrativo si è qui richiamato alla giurisprudenza del Conseil d’État, che, in effetti, afferma la possibilità d’erigere ovunque monumenti funebri recanti simboli religiosi (20), alla sola condizione che questi ultimi non siano tali da prevaricare il carattere funebre del monumento o da causare proteste popolari (21).

Già nel 2001, peraltro, il Tribunale amministrativo di Besançon aveva escluso che le disposizioni dell’art. 28 potessero venir applicate ai lavori di ristrutturazione dell’edificio annesso al locale municipio, costruito nel 1849 dall’Istituto religioso delle Piccole sorelle dei poveri ed acquistato nel 1971 dalla città, dato che i lavori avevano riportato alla luce, sulle facciate esterne, un crocifisso in pietra e due iscrizioni: “Jésus – Marie – Joseph” e “Piccole suore dei poveri” (22). Sentenza confermata in appello (23).

3. L’avvento d’una laïcité douce (24), d’altro canto, ha anche altri elementi epifanicila legge 23 luglio 1987, in primis, che, approvata senza preventivo esame del Conseil Constitutionnel, ha aggiunto l’art. 238 bis al codice generale delle imposte, introducendo una deduzione fiscale per i donativi fatti alle associations cultuelles (25), le cui attività, per definizione, sono legate al pagamento delle spese delle cerimonie di culto, e di quelle per il sostentamento del clero e per la manutenzione degli edifici di culto (26); il Conseil d’État, in secundis, ha riconosciuto (27) fosse legale la decisione d’un comune di provvedere interamente alle spese per la costruzione, di fatto, d’una moschea, benché sotto il nome di centro culturale islamico (28); è stato recentemente stabilito, in tertiis, che «il principio costituzionale di laicità, che … implica la neutralità dello Stato e delle collettività territoriali della Repubblica ed il trattamento eguale dei differenti culti, non vieta, di per sé, la concessione, nell’interesse generale e nel rispetto delle condizioni stabilite dalla legge, di sovvenzioni ad attività o strutture dipendenti dai culti» (29).

Alcuni autori ricavano da questa giurisprudenza del Conseil d’État il nuovo concetto di laïcité de compensation (30), non ancora, tuttavia, unanime, come emerge dall’annullamento (ex art. 2 l. 1905) sia della sovvenzione accordata, dal municipio di Valence all’association cultuelle della Chiesa apostolica armena, per acquistare un immobile da destinare al culto (31), sia della delibera del consiglio comunale di Reims per finanziare la costruzione d’un podio sul quale il Papa avrebbe dovuto celebrare una Messa in occasione della sua visita in loco per celebrare il MD anniversario del battesimo di Clodoveo (32).

4. Vi sono eccezioni al principio di neutralità?

Evidentemente i simboli religiosi (crocifissi, croci, icone, etc.) saranno ammessi nelle cappelle delle scuole superiori, o in altri luoghi assimilati, come l’edificio di culto costruito a Lille, all’interno d’una scuola pubblica con internato, e contro il quale venne presentato ricorso, respinto però dal Conseil d’État, secondo il quale il Ministro per l’Educazione nazionale aveva, sulla base degli artt. 1 e 2 della legge 9 dicembre 1905, e dell’art. 1, comma 3, di quella del 31 dicembre 1959, il diritto di prendere tutte le misure utili per assicurare il libero esercizio dei culti anche negli internati di scuole pubbliche (33).

L’orientamento giurisprudenziale espresso dalle due recenti sentenze dei Tribunali Amministrativi è indubbiamente conforme a quello formulato allorché il Conseil général della Vandea decise di far apporre, sui frontoni d’ingresso dei collegi pubblici di Olonne-sur-Mer e di Belleville-sur-Vie, all’inizio dell’anno scolastico 1994-1995, il simbolo del dipartimento, consistente in due cuori intrecciati sormontati da una croce ed una doppia linea, interpretata come una corona.

I ricorsi contrari sono stati respinti dalla Corte Amministrativa d’Appello di Nantes (34), perché «anche ammettendo che gli elementi del logotipo possano richiamare elementi religiosi, esso non è stato realizzato allo scopo di manifestare una religione, né di propagandarla o di fare proselitismo, e quindi non può venir ricompreso nell’art. 28 della legge del 9 dicembre 1905, […] né parimenti può essere considerato una violazione dell’art. 1 della Costituzione del 4 ottobre 1958» (35).

La proibizione dell’art. 28, ad ogni modo, non ha efficacia retroattiva, e quindi non dovrebbe riguardare i simboli religiosi che fossero già stati esposti al momento in cui la legge entrò in vigore: disposizioni vennero comunque (36) prese per far togliere i crocifissi sia dalle aule scolastiche (Instr. Min. Instr. Publ., 9 aprile 1903) (37), sia dai tribunali (Circ. Garde des Sceaux, 31 marzo 1904) (38); la sua formulazione, inoltre, contempla alcune eccezioni, interpretate in maniera liberale dal Conseil d’État: così l’apposizione di emblemi religiosi nei cimiteri (ex art. L. 2223-12 del Code général des collectivités territoriales) (39) dinanzi a monumenti per i caduti in guerra non può essere vietata o sottoposta ad autorizzazione del sindaco (40).

A proposito di crocifissi esposti nella sala del consiglio comunale ed in quella per la celebrazione dei matrimoni, che due sindaci della Loire-Atlantique si rifiutavano di rimuovere, il giudice amministrativo adito ha, invece, fatto applicare la legge del 1905 (41).

Parallelamente, nel 2001, la Corte Amministrativa d’Appello di Nantes è stata chiamata a pronunziarsi sulle condizioni d’esecuzione d’una precedente sentenza, ingiungente ad un comune di staccare un crocifisso appeso al muro della sala del consiglio comunale: la Corte ha ritenuto legale il fatto che il crocifisso venisse conservato «in una teca, posta nella stessa sala, e nella quale siano conservati anche altri oggetti ricevuti od acquisiti in occasione di avvenimenti di particolare importanza per la vita del comune», argomentando che la legge del 9 dicembre 1905 non impedisca «che un oggetto di culto possa venir conservato, a titolo di patrimonio storico d’un comune, in una vetrina espositiva con altri oggetti privi di connotazioni religiose; la circostanza che questa vetrina si trovi all’interno d’una sala d’un edificio pubblico aperta al pubblico non costituisce violazione delle norme della legge, dal momento che il crocifisso, così collocato, non può essere visto come un simbolo religioso posto in un edificio pubblico, ai sensi della legge 9 dicembre 1905» (42).

Contestata anche la raffigurazione di Cristo in croce dipinta sulla parete della sala delle Assise del Tribunale di Metz, che è stato deciso venisse non cancellata, ma coperta nei giorni in cui vi si svolgessero processi (43): in questo caso non è stata invocata la legge del 1905 (inapplicabile in Mosella), ma il principio della neutralità della Pubblica Amministrazione.

Nel caso dell’installazione, decisa dal sindaco, d’una croce sulla torre principale del museo del Palais de Granvelle, a Besançon (44), il tribunale amministrativo ha deciso che «se simboli o emblemi religiosi possono essere apposti od innalzati su musei od in occasione di mostre, quest’installazione è possibile solo se la vocazione del museo, o l’oggetto della mostra siano essi stessi di carattere religioso»: si noti, dunque, quest’innovativa interpretazione restrittiva dell’art. 28 (45).

La legge del 1905 non si applica, come sappiamo, ai dipartimenti dell’Alsazia e della Mosella, ove non è perciò proibito d’apporre simboli od emblemi religiosi sui monumenti o negli edifici pubblici, alcuni dei quali, anzi, sono ornati da calvari, o croci murali, che appartengono al comune per destinazione.

Per questa ragione, d’altronde, essi non fanno parte del service cultuel, e la loro eventuale rimozione, od anche semplice spostamento, non richiede affatto l’autorizzazione del Vescovo del luogo, la consultazione del quale è, dunque, puramente facoltativa (46).

Parallelamente all’esposizione di simboli religiosi in edifici statali, è possibile l’esposizione di simboli statali in edifici religiosi? Una circolare del 13 giugno 1882 prevede che i sindaci possano esigere (salvo che in Alsazia-Mosella, dove debbono ottenere l’accordo delle autorità religiose competenti) che la bandiera nazionale venga esposta sulle facciate degli edifici di culto (47).

Qual è, dunque, l’esatta portata dell’art. 28 della legge del 9 dicembre 1905 (48)? Durante la discussione della legge questa domanda viene posta varie volte (49), ed il relatore, Aristide Briand, spiega ed illustra: segni ed emblemi religiosi sono certamente croci e statue della Madonna o dei Santi, ma si potranno sempre erigere statue aventi un interesse artistico o volte a ricordare azioni virtuose od eroiche, quand’anche le persone di cui esse riproducessero i tratti fossero state beatificate o canonizzate dalla Chiesa cattolica: questo vale, ad ex., per S. Bernardo, S. Luigi, San Vincenzo de’ Paoli, Santa Giovanna d’Arco (50).

Su questa base, il Conseil d’État ha riconosciuto al consiglio comunale di Lille il diritto d’erigere una statua al cardinale Lienart, «tenuto conto dell’insieme delle attività svolte, e soprattutto del ruolo svolto dal Cardinale nella città di Lille», nonostante il monumento prevedesse gli abiti sacerdotali, simboli religiosi e dovesse essere posto su una pubblica piazza (51).

Un’eccezione alle disposizioni della legge è costituita dagli edifici di culto: non solo simboli religiosi potranno rimanere anche all’esterno di quelli attualmente esistenti, ma potranno esserne apposti anche su quelli costruiti in futuro (52).

Per quanto riguardi, poi, le tombe ed i monumenti funebri, M. Briand precisa che le prime potranno essere senza problemi ornate con simboli religiosi, anche nel caso in cui si trovassero in terreni pubblici dati in concessione (53); le tombe comuni e gli ossari, viceversa, non potranno essere ornati né con croci né con altri simboli religiosi, sia perché si trovano su terreni pubblici, sia perché potrebbero raccogliere le spoglie anche di persone non cattoliche o non religiose (54).

Questa proibizione avrebbe dovuto valere anche per sepolture collettive che fossero state decise da enti pubblici, come, ad ex., per i soldati d’un dato comune morti in guerra: in questo caso i simboli religiosi, inizialmente vietati anche se tutte le famiglie dei caduti fossero state concordi nel chiedere una croce o altri simboli religiosi (55), vennero in seguito ammessi, a condizione che non privassero il monumento del suo carattere non religioso, né che causassero perturbamento (56); per ‘monumento funebre’, inoltre, si deve intendere ogni monumento destinato a ricordare i defunti, anche se non fosse posto sopra una tomba (57).

Contro la violazione delle disposizioni dell’art. 28, infine, l’art. 29 prevede sanzioni penali.


Bibliografia

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Note

1) V. FABRE-ALIBERT, La loi française du 15 mars 2004, in RTDH, 2004, n. 59, pp. 575 ss. 

2) Cfr. R. PUZA, Ändert sich das Verhältnis von Kirche und Staat?, in AA.VV., Winfried Schulz in memoriam. Schriften aus Kanonistik und Staatskirchenrecht, Frankfurt am Main, 1999, pp. 677 ss.; S. TESTA BAPPENHEIM, Il Kopftuch e la libertà religiosa nelle scuole tedesche: una, nessuna, centomila, inCoscienza e libertà, XXXVIII (2004), pp. 104 ss.; ID., Favor familiae della normativa scolastica tedesca fra Kopftuch, Glaubensfreiheit, Grundgesetz e Neutralität, in Diritto e Religioni, 2007, pp. 260 ss.

3) V. M.G. BELGIORNO DE STEFANO, Foulard islamico e Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Modello laico e modelli religiosi di genere di fronte al diritto alla libertà di coscienza e religione), in M. TEDESCHI (a cura di), La libertà religiosa, Soveria Mannelli, 2002, III, pp. 975 ss. V. anche R. BOTTA, Cittadini e fedeli nei Paesi dell’UE. La situazione italiana, in Dir. eccl., 1999, pp. 45 ss.; M. RUOTOLO, La “funzione ermeneutica” delle Convenzioni internazionali sui diritti umani nei confronti delle disposizioni costituzionali, in Dir. soc., 2000, pp. 291 ss.

4) Dopo la revisione costituzionale del 4 agosto 1995, si tratta ora dell’art. 1 della Costituzione del 1958 (ex art. 8 l. cost. 4 agosto 1995, n. 880, in JO, 5 agosto 1995, n. 181, 11744). Sul punto, v. G. BEDOUELLE – J.P. COSTA, Les laïcités à la française, Paris, 1998, pp. 79 ss. 

5) R. MINNERATH, La laïcité dans le droit européen, in AA.VV., Quelle laïcité en Europe, Colloque international, Rome, Centre culturel Saint-Louis de France, 16-17 mai 2002, Lyon, 2003, p. 114. V. anche, più recentemente, il rapport Machelon, 20 settembre 2006.

6) V. J.P. FAUGÈRE, Liberté d’association et principe de neutralité du service public de l’enseignement, conclusions sur Conseil d’État, ass., 21 ottobre 1988, in RFDA, 1989, pp. 124 ss.

7) V. F. DELAFAYE, Laïcité de combat – laïcité de droit, Paris, 1997, pp. 39 ss.; D. KESSLER, Laïcité: du combat au droit, in Le débat, n. 77, 1993, pp. 95 ss.

8) V. G. KOUBI, Des propositions de loi relatives à la laïcité dans les établissements publics scolaires…, inRRJ-DP, 1998, pp. 577 ss.

9) Cfr. M. TEDESCHI (a cura di), Il principio di laicità nello Stato democratico, Soveria Mannelli, 1996, passim; ID., Quale laicità? Fattore religioso e principi costituzionali, in Dir. eccl., 1993, pp. 548 ss.

10) F. MEJAN, La laïcité de l’État en droit positif et en fait, Paris, 1960, pp. 201 ss.

11) V. L. DUGUIT, Traité de droit constitutionnel, t. II, Paris, 1924; CE, 8 dicembre 1948, in S., 1949, J, p. 41, con nota di J. RIVÉRO; CE, 9 marzo 1951, in D. Soc., 1951, pp. 368 ss.

12) Cons. const., 18 settembre 1986, in JO, 19 settembre 1986, p. 11295, ed in RA, 1986, pp. 458 ss., con nota di R. ETIEN.

13) Cons. Const., 18 settembre 1986, in Rec. CC, 1986, pp. 141 ss. V. R. CHAPUS, Droit administratif général, Paris, 2001, I, pp. 609 ss.; CE, avis, 3 marzo 2000, in RFDA, 2001, pp. 148 ss.

14) CE, sect., 15 ottobre 2003, in AJDA, 2003, pp. 1959 ss., ed in D., 2003, IR, pp. 2279 ss.; CE, Ass.,Avis, 21 settembre 1972, in Les grands avis du Conseil d’État, Paris, 2002, pp. 99 ss., ed in RFDA, 2001, pp. 147 ss.; CE, 8 novembre 1985, in RFDA, 1986, pp. 632, con nota di M. LAROQUE.

15) J. RIVÉRO, De l’ideologie à la règle de droit: la notion de laïcité dans la jurisprudence administrative, in AA.VV., Laïcité et paix scolaire, Paris, 1957, p. 277.

16) V. la Déclaration des Cardinaux et Archevêques de France, del 13 novembre 1945, in La documentation catholique, 6 gennaio 1946.

17) JO, 11 dicembre 1905. Cfr. J. DUFFAR, Problématique de la loi du 9 décembre 1905, questions choisies, in PA, I maggio 1996, n. 53, pp. 10 ss.; J. VOLFF, Régime des cultes et laïcité: la loi du 9 décembre 1905, 95 ans après sa promulgation, in GP, 4-5 luglio 2001, pp. 1088 ss.

18) C. DURAND-PRINBORGNE, La laïcité, Paris, 1996pp. 117 ss.

19) O. FUMAGALLI CARULLI, L’antica idea di separazione, in AA.VV., Individuo, gruppi, confessioni religiose nello Stato democratico, Milano, 1973, pp. 975 ss.

20) CE, n. 75410, 4 luglio 1923, in Rec., 1923, p. 640.

21) CE, n. 87091, 23 dicembre 1927, in Rec., 1927, p. 1257.

22) TA Besançon, n. 001105, 20 dicembre 2001.

23) CAA Nancy, 2NC00147, 3 giugno 2004.

24) V. R. RÉMOND, Le fait religieux dans la société française, in Administration, n. spécial, “L’État et les cultes”, n. 161, 1993, pp. 24 ss.; J. BAUBÉROT, La laïcité française entre histoire et devenir, ivi, pp. 111 ss.

25) V. A. BOYER, Les associations cultuelles et communautés religieuses: droit interne et droit étatique, in Administration, n. spécial, cit., pp. 60 ss. 

26) V. O. SCHRAMECK – X. DELCROS, La fin de la laïcité fiscale, in AJDA, 20 marzo 1988, pp. 267 ss.; F. MESSNER, Laïcité imaginée et laïcité juridique, in Le débat, n. 77, 1993, pp. 91 ss.

27) CE, Sect., 12 febbraio 1988, in AJDA, 1988, pp. 293 ss., con nota di E. GUILLAUME, ed in JCP, 1989, II, 21257, con nota di L. FERNANDEZ-MAUBLANC.

28) Come precedente di quest’ultima fattispecie pare possano essere considerati la legge 19 agosto 1920 ed correlati contributi che lo Stato ed il municipio di Parigi erogarono per la costruzione, in memoria dei musulmani morti per la Francia durante la Ia Guerra Mondiale, di quel “centro culturale musulmano” meglio conosciuto come “Grande Moschea di Parigi”, inaugurata il 15 luglio 1926.
V. E. POULAT, Les quatres étapes de la laïcité, in AA.VV., Nouveaux enjeux de la laïcité – Laïcité et débats d’aujourd’hui. Colloque organisé par La Croix et L’Evénement, Pluralité des religions et État laïque, Paris, 1990, pp. 31 ss.

29) CE, 16 marzo 2005, Ministre de l’Outre-mer c/ président de la Polynésie française, n°265560.

30) J.F. FLAUSS, Le principe de laïcité en droit français – évolutions récentes, in Le quotidien juridique, n. 150, 20 dicembre 1990, pp. 10 ss.

31) TA Grenoble, 31 dicembre 1991, in Rec., 1991, pp. 633 ss.

32) TA Châlons-en-Champagne, 18 giugno 1996, in RFDA, 1996, pp. 1012 ss., nota di D. WARIN.

33) CE, 7 marzo 1969, in D., 1969, J, pp. 279 ss., ed in RA, 1969, pp. 183 ss.

34) CAA Nantes, 11 marzo 1999, n. 98NT357.

35) C. JACQUIER, L’apposition du logotype d’un département sur les edifices publics, in RFDA, sett-ott. 2000, pp. 1084 ss.

36) V. Jurisclasseur, 1998, fasc. 215, n. 177. V. anche C. GOYARD, Police des cultes et Conseil d’État, inRA, 1984, pp. 335 ss. Sulla situazione concreta della parrocchia in Francia, v. G. LE BRAS, Le Conseil d’État, régulateur de la vie paroissiale, in Ét. et doc. du Conseil d’État, 1950, n. 4, pp. 63 ss.; mentre, per l’impostazione teorica generale, v. M.G. BELGIORNO DE STEFANO, La parrocchia prima e dopo il Concilio Vaticano II, in AA.VV., Studi in onore di P.A. D’Avack, I, Milano, 1976, pp. 206 ss.; J.I. ARRIETA OCHOA DE CHINCHETRU, La parrocchia come comunità di fedeli e soggetto canonicamente unitario, in La parrocchia. Atti delle riunioni culturali del 1996 dell’Arcisodalizio della Curia romana, Città del Vaticano, 1997, pp. 21 ss.

37) V. Bulletin administratif du Ministère de l’Instruction publique, 2 maggio 1903, n. 1568, pp. 636 ss.

38) V. Bulletin du Ministère de la Justice, 31 marzo 1904, pp. 80 ss. V. CONSEIL D’ÉTAT, Rapport public 2004, p. 253.

39) Ibidem, n. 175. V. anche D. DUTRIEUX, La réforme de la législation funéraire dans l’attente d’un second souffle (?), in PA, I luglio 1999, pp. 9 ss.

40) CE, 4 luglio 1924, in D., 1924, 3, pp. 48 ss., con nota di R. MAYER; CE, 23 dicembre 1927, in Rec.CE, 1927, pp. 1257 ss.

41) CAA Nantes, 4 febbraio 1999, nn. 98NT00207 e 98NT00337, in Lebon, 1999, p. 498. 

42) CAA Nantes, 12 aprile 2001, n. 00NT01993, in Juris-data, 2001-158913.

43) P.H. PRÉLOT, Droit français des religions, Chronique 2000-2001, in REREE, 2002.

44) TA Besançon, 20 dicembre 2001, req. N. 970044; cfr. Ph. LE CARPENTIER, Le juge administratif, régulateur de l’expression religieuse dans la vie sociale: des sonnerie de cloches aux interdits rituels, inRFDA, 2003, pp. 1062 ss.

45) Cfr. B. JORION, L’intervention des collectivités territoriales dans le champ religieux, in JCP, 5-12 gennaio 2004, pp. 43 ss.

46) Rép. Min. n. 25385, in JOAN, Q, 30 aprile 1990, p. 2140.

47) F. MESSNER – P.H. PRÉLOT – J.M. WOEHRLING, Traité de droit français des religions, Paris, 2004, pp. 523 ss.

48) Cfr. G. DE LAMARZELLE – H. TAUDIÈRE, Commentaire théorique et pratique de la loi du 9 décembre 1905, Paris, 1906, pp. 325 ss.

49) V. JO, 1905, pp. 1674 ss. e pp. 2526 ss.

50) A. BRIAND, Assemblée nationale, seduta del 27 giugno 1905, in JO, cit., p. 2528.

51) CE, 25 novembre 1988, arrêt Dubois, in Juris-data, n. 1988-647197, ed in Rec. CE, 1988, pp. 422 ss.

52) Ibidem, p. 2558. V. anche CE, 10 agosto 1917, in Rec. CE, 1917, pp. 640 ss.

53) ID., Senatoseduta del 4 dicembre, cit., p. 1677. V. anche CE, in Rev. générale d’Administration, novembre 1910, p. 317.

54) ID, Assemblée nationale, seduta del 28 giugno, cit., pp. 2557 e 2560. Contra, però, F. BARRÉRA, La police du culte catholique, Paris, 1911, pp. 338 ss.

55) MINISTRO DEI CULTI, Senato, cit.

56) CE, 23 dicembre 1927, in Rec. CE, 1927, p. 1257.

57) CE, 4 luglio 1924, in Rec. CE, 1924, p. 640, ed in DP, 1924, 3, 48.

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