Nel 1958, dopo essere passato attraverso un lungo periodo di colpi militari e di dittature, il Venezuela , attraverso una rivoluzione popolare, instaura una democrazia.

In questi anni il Venezuela è il maggior esportatore di petrolio al mondo; questo genera un esodo massiccio della popolazione dalle campagne verso le città, in cerca di lavoro e del nuovo benessere offerto dai grandi centri abitati. Allo stesso tempo arrivano milioni di immigrati, provenienti dall’Europa (soprattutto Spagna, Italia e Portogallo), dalla vicina Colombia, Ecuador, Perù, Cile e Argentina.

La riforma più importante che viene realizzata è la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, base della nostra economia.

I guadagni ottenuti con il petrolio sono tanto favorevoli che è più economico importare prodotti di tutti i tipi (agro-alimentari, tessili, tecnologici ecc.) piuttosto che produrli all’interno del territorio nazionale. In questo periodo c’è però un forte aumento della corruzione e si assiste allo sperpero di fondi pubblici, oltre che a ripetuti casi di abuso di potere.

Negli anni ‘80 il crollo del prezzo del petrolio dimezza le entrate del paese. Iniziano le difficoltà nel saldare il debito con il Fondo Monetario Internazionale e l’unica produzione è quella del petrolio a basso costo. La situazione peggiora rapidamente: sono necessari nuovi prestiti dal FMI e il debito continua ad aumentare, mentre l’inflazione cresce sempre più.

La conseguenza è il dilagare di una grande povertà, soprattutto nelle grandi città, alle prese con gravissimi problemi di disoccupazione. I servizi pubblici non riescono a far fronte alla situazione, l’educazione e la sanità sono a livelli molto bassi, perché il governo non aveva mai invertito in questi settori.

Le ricchezze sono concentrate all’interno di un ristretto gruppo di imprenditori privati, che prosperano sempre più. Le differenze sociali aumentano a dismisura tanto da poter visualizzare i confini territoriali appartenenti ai vari gruppi nella città: le zone abitate dalla classe alta continuano a svilupparsi e a modernizzarsi (grattacieli, autostrade, università, centri commerciali ecc.) mentre quelle abitate dalla classe bassa  vengono confinate nelle colline periferiche e non sono altro che baraccopoli (“ranchos”), in cui non esistono nemmeno i servizi basici.

I problemi economici degli anni 80 innescano un’ondata di proteste, scioperi e manifestazioni, soprattutto a Caracas.

Il modello di riferimento economico che ha accompagnato tutti i governi di quel periodo è quello capitalista statunitense, dato che gli Stati Uniti sono stati il nostro maggior partner commerciale: il Venezuela esporta energia (petrolio) e importa tutto il resto (dalla musica allo slang newyorkese, dal cinema alla moda, dall’hamburger alla gomma da masticare, dal baseball alle automobili).

Il Venezuela ha appoggiato tutte le scelte politiche degli Stati Uniti, criticando duramente il governo cubano castrista. Il comunismo è sempre stato visto come un mostro, rifiutato duramente dalla maggioranza della popolazione, tanto che in seguito, con la presidenza di Chavez, gran parte della classe medio-alta e dei professionisti decidono di emigrare per paura che il sistema politico venezuela no si trasformi in un regime di stile castrista, oltre che per i gravi problemi di disoccupazione.

Arrivando in Europa, queste stesse persone rimangono molto colpite dall’atteggiamento “benevolo” che molti europei hanno nei confronti del comunismo e dei movimenti socialisti, e si scontrano con idee nuove e modi di pensare distinti.

Oggi, a distanza di alcuni anni, quando Chavez sta dando prova di avere progetti concreti e coerenti, molti emigrati stanno riconsiderando l’idea di tornare in Venezuela , anche perché la situazione economica sta migliorando notevolmente.

Allo stesso tempo rimane una opposizione al governo che critica duramente la politica chavista ma che non riesce a offrire una reale alternativa e si muove in parallelo con gli interessi degli Stati Uniti.

Hugo Chavez e la Quinta repubblica

Nel 1992 il colonnello Hugo Chavez si pone al comando di un golpe militare che però non ha successo; il colonnello rimarrà in carcere fino al 1994, quando viene liberato grazie ad una amnistia.

Nel 1997 Chavez crea un nuovo partito politico e nel 1998 ottiene la carica di Presidente della Repubblica attraverso libere elezioni.

Attraverso un referendum modifica la costituzione e il nome dello Stato, che da “Repubblica del Venezuela ” diventa “Repubblica Bolivariana del Venezuela”; nasce così la V Repùblica.

Il suo pensiero accoglie elementi del nazionalismo e del socialismo, e ha come riferimento principale la figura di Simon Bolìvar el Libertador, colui che ha dato l’indipendenza a Venezuela , Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Panama. Nei suoi discorsi fa costante riferimento al popolo. Chavez prosegue la lotta contro la vecchia classe dirigente e contro la corruzione, porta avanti un ambizioso progetto di sviluppo nazionale e una politica estera con l’obiettivo di stringere i legami tra i paesi dell’America Latina (ispirato dal sogno di Simon Bolìvar dell’America unita). E’ fortemente criticato dagli Stati Uniti per la sua amicizia con Fidel Castro.

“Seminiamo il petrolio”

Chavez si definisce umanista e nega di essere comunista, con lo slogan  Venezuela ahora es de todos” (il Venezuela ora è di tutti); insiste sul fatto che i guadagni provenienti dal petrolio appartengono per diritto al popolo venezuela no. Afferma che sono passati 50 anni e ancora “non abbiamo seminato il petrolio”, ma che ora è necessario farlo: seminarlo in grandi progetti sociali.

Attualmente, forte degli alti prezzi del grezzo e delle grandi riserve che finora sono considerate le maggiori al mondo, il presidente Chavez finanzia lo sforzo più ambizioso che questo paese abbia intrapreso negli ultimi decenni per aiutare le classi più bisognose. Promuove quindi progetti di educazione e alfabetizzazione, di sanità, di comunicazione e di trasporto, la fondazione di cooperative agricole e industriali, la creazione di mercati popolari, la ristrutturazione dei quartieri poveri e la costruzione di migliaia di nuove case popolari che sostituiscano le baraccopoli attuali, creando così nuovi posti di lavoro e aspirando all’abbattimento della disoccupazione e della delinquenza.

I principali progetti sociali

Programmi di educazione:

–          alfabetizzazione di migliaia di venezuela ni con l’obiettivo di abbattere completamente l’analfabetismo;

–          Universidades Bolivarianas: università popolari dello Stato destinate ai settori che hanno meno accesso alle istituzioni di educazione superiore;

–          Universidad del Sur: un’università gestita in collaborazione con i diversi paesi dell’America Latina.

Programmi tecnologici e di telecomunicazione:

–          con la fabbricazione del “computer popolare” si dà inizio all’indipendenza tecnologica del Venezuela , con la costruzione di migliaia di computer portatili e desktop a prezzi accessibili, fabbricati in Venezuela con la collaborazione di tecnici cinesi;

–          progetto Infocentro: apertura di centri popolari di informazione e internet;

–          la creazione del sistema satellitare, con lo scopo di soddisfare il bisogno venezuelano nell’area di telefonia, trasmissione di informazione, accesso e trasmissione di messaggi via internet. L’idea è che debba essere utilizzato soprattutto in aree scarsamente popolate, che non sono ancora coperte dalle imprese di telecomunicazione, garantendo in tempo reale l’educazione alla popolazione che per ora non ha accesso a nessun mezzo di comunicazione e formazione tecnologica;

–          si sta inoltre studiando la proposta di costruire una piattaforma di lancio satellitare che parta dal Venezuela , approfittando della sua vicinanza alla linea equatoriale;

–          il progetto del canale televisivo del Sud, chiamato Telesur, che è già stato aperto, con lo slogan “nuestro norte es el sur” (il nostro nord è il sud), che promuove il diritto all’informazione e diffonde contenuti propri della regione, fomentando la conoscenza delle terre latinoamericane. E’ un canale di incontro, di storia, di espressione culturale, tanto diversa e plurale come la popolazione latinoamericana;

–          il progetto del canale televisivo Vive  (Vision Venezuela), con lo scopo di promuovere la cultura venezuela na.

Programmi di trasporto massivo:

–          il Gran Ferrocarril de Venezuela: si sta provvedendo alla modernizzazione e alla costruzione di più di 8500 km di rete ferroviaria che metterà in contatto tutto il territorio nazionale;

–          ristrutturazione e costruzione di autostrade, ripavimentazione di tutto il sistema stradale nazionale, costruzione di grandi progetti di ingegneria, in particolare due nuovi ponti sul fiume Orinoco;

–          modernizzazione e costruzione di mezzi di trasporto pubblici, con l’utilizzo di tecnologie di basso impatto ambientale, come filobus, monorail, teleferiche, funicolari e metropolitane in diverse città del paese (Caracas, Valencia, Maracaibo, Los Teques).

Programmi per il turismo:

–    riscatto del patrimonio storico e culturale del paese;

–          riattivazione della linea aerea nazionale, che era entrata in bancarotta;

–          rimodernizzazione dell’aeroporto internazionale e dell’infrastruttura alberghiera.

Programmi energetici:

–          Petrosur (Petrolio del Sud)

–          Petrocaribe (Petrolio dei Caraibi)

–          Minersur (Miniere del Sud)

–          el Gran Gaseducto del Sur, che andrà dal Venezuela all’Argentina, con più di 8000 km di lunghezza;

–          creazione di nuove centrali idroelettriche e termoelettriche, utilizzando le risorse idriche e di gas.

Programmi sanitari e sicurezza sociale:

–          creazione di centri ambulatoriali gratuiti

–          garantire la salvaguardia dei diritti dei lavoratori e dei pensionati

Il Venezuela vende petrolio a prezzo preferenziale a Cuba mentre Cuba invia, in cambio, migliaia di medici cubani per assistere i pazienti poveri venezuela ni negli ospedali pubblici.

Altre iniziative:

–     mettere in regola tutti gli stranieri in territorio venezuela no;

–          costruzione di migliaia di nuove case popolari che sostituiscono le vecchie baraccopoli di lamiera;

–          mutui promossi dallo stato per acquistare case, automobili e per la piccola e media industria;

–          difesa dei diritti degli indigeni;

–          riforma agraria e legge per la terra: finanziamento delle attività agricole e pastorali, affidando le terre ai contadini per essere utilizzate nell’attività comunitaria e per lo sviluppo rurale;

–          controllo di cambio, che ha aiutato a evitare la fuga di valute e a mantenere la moneta stabile in relazione al dollaro;

–          la creazione del Banco del Sur, per promuovere lo sviluppo della regione e per rompere con le barriere imposte dall’FMI. L’idea è che, invece di cercare risorse nella banca privata internazionale, i paesi del Sud possano utilizzare le loro risorse per combattere la miseria e i disastri naturali;

–          modernizzazione del sistema tributario;

–          in ambito sportivo è stata creata la Universidad Iberoamericana del Deporte, con l’obiettivo di preparare i giovani alle materie sportive di alto livello.

Alcuni di questi programmi e iniziative sono stati in parte già realizzati; altri sono in via di realizzazione a breve o lungo termine.

Programmi di integrazione latinoamericana e di politica estera:

Chavez insiste sul rifiuto dell’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) (1), che viene promossa dagli Stati Uniti, e propone la cosiddetta Alternativa Bolivariana para las Américas (ALBA) (2), che enfatizza la cooperazione Sud-Sud per lo sviluppo economico.

Nel maggio 2006 il Venezuela ha denunciato l’accordo di Cartagena, che ha dato origine alla Comunidad Andina de Naciones(CAN) (3), dato che la Colombia e il Perù avevano firmato il trattato ALCA con gli Stati Uniti. Era il primo passo verso la formalizzazione della sua uscita dall’accordo.

Chavez riconsidererà il suo ritiro solo se Colombia e Perù ripenseranno al loro trattato con gli Stati Uniti.

Allo stesso tempo il Venezuela spera di rendere formale la sua entrata nel Mercosur (4) (Mercato Comune del Sud), con il quale è già associato, con la futura conformazione di un grande progetto politico, la Comunità Sudamericana di Nazioni (5).


Note
1) Progetto che prevede la progressiva eliminazione delle barriere commerciali tra i paesi americani.
2) Si pongono le basi per la creazione di meccanismi atti a creare vantaggi cooperativi tra le nazioni, compensando le asimmetrie tra i paesi e sradicare il problema della povertà.
3) Zona di libero commercio che comprende Venezuela, Colonia, Ecuador, Perù e Bolivia.
4) Zona di libero commercio che comprende Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina.
5) Progetto politico che si realizzerà a partire dalla graduale convergenza tra la Comunità Andina e Mercosur, includendo Cile, Guyana e Surinam.

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