E’ facile capire come definire l’ambiente ed al tempo stesso stimarne un valore sia assolutamente difficoltoso, in quanto dal punto di vista della disciplina dell’estimo, i “non-valori” come storia e bellezza non possono essere oggetto di valutazione.

Sei miliardi di persone, il crescente bisogno di nuovi spazi per insediamenti produttivi e residenziali, le nuove istanze di sviluppo sostenibile, hanno aperto nel nostro secolo una nuova categoria con la quale rapportarci secondo approcci innovativi,  quella dell’Ambiente. E’ per questo che ogni cultura politica è chiamata ora, e nei prossimi anni lo sarà sempre di più, a confrontarsi con le nuove problematiche ambientali. A questo punto è necessario interrogarsi su cosa sia l’ambiente. Il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, lo definisce  come lo spazio circostante considerato con tutte o con la maggior parte delle sue caratteristiche. Come si può capire di primo acchito la definizione è alquanto lacunosa e scientistica. Il concetto ambiente non può essere definito solamente come un insieme diversificato di parametri fisici. Esso, infatti, non può non essere pesato in base ad almeno altri due termini di giudizio, quali la storia e la bellezza. (1)

E’ facile quindi capire come definire l’ambiente ed al tempo stesso stimarne un valore sia assolutamente difficoltoso, in quanto dal punto di vista della disciplina dell’estimo, i “non-valori” come storia e bellezza non possono essere oggetto di valutazione. A complicare ulteriormente il quadro ambientale va aggiunto il fatto che ogni ambiente viene valutato da ciascuno di noi secondo alcuni parametri puramente soggettivi. (2) E’ comprovato, infatti, che ognuno di noi nei primi anni di vita riceve un certo “imprinting ambientale”, ovvero, tenderà a misurare la vivibilità, la bellezza e la purezza dell’ambiente in funzione delle categorie di giudizio che riceve fin dai primi anni di vita. E’ quindi naturale pensare come questo concetto vada ulteriormente esteso anche all’uomo in quanto compartecipe di esso.

L’interazione uomo ambiente ha trovato anche in filosofia un notevole sviluppo assumendo una particolare rilevanza sul piano Fisico-Naturale, biologico e politico.

La teoria che l’ambiente fisico (in particolare il clima) determini diversi temperamenti negli uomini, era già presente nel pensiero antico, per esempio in Ippocrate (3). Nei secoli XVI – XVIII conobbe un particolare successo per la spiegazione della varietà di organizzazione sociale e politica fra i vari popoli. Nello spirito delle leggi (1748), Montesquieu (4) sostiene che il dispotismo politico e la schiavitù sono pressoché inevitabili nei climi torridi, mentre il clima temperato rende possibili tanto la monarchia quanto la repubblica.

E’ chiaro quindi che l’uomo stabilisca importanti relazioni con l’ambiente naturale in cui vive e che tra l’uno e l’altro si instauri un fortissimo legame. Va ricordato, infatti, che, secondo le teorie di James Lovelock (5), l’ambiente (Biosfera) influenza e determina la vita, ma la vita regola l’ambiente tramite una importante serie di feed-back.

L’ambiente, biologicamente inteso, può essere considerato un sistema che si autoregola, che ad azione fa rispondere reazione, allo scopo di mantenere un proprio equilibrio. Tanto più forte sarà l’azione, tanto più marcata sarà la reazione.

Questa sensibilità, non è pur tuttavia, presente nelle culture occidentali, che fin dall’antichità hanno sempre disposto dell’ambiente come una risorse inesauribile a completa disposizione dell’uomo, il quale sottraendosi agli equilibri prestabiliti tra organismi produttori ed organicismi distruttori ha causato uno spostamento del bilancio di massa, che senza perturbazioni tenderebbe ad un equilibrio netto, a favore dell’uomo, che va assunto come agente perturbante. Ora, le conseguenze di tali costumi stanno portando l’ecosistema ad una situazione critica, e a questo scopo assumono un valore di assoluto rilievo le grandi iniziative per la riduzione dell’inquinamento intraprese a livello globale come il, per certi versi controverso, trattato di Kyoto e la conferenza sull’ambiente e lo sviluppo del 1992. La riduzione delle emissioni su scala globale è un provvedimento estremo ma non si tratta che di un palliativo, infatti esso può indirettamente comportare, almeno nei paesi in via di sviluppo e più poveri, solo ad una riduzione della produzione e della crescita. Unitamente a tale riduzione si sarebbe dovuto unire l’obbligo forte ed inderogabile per ogni nazione aderente di investire cifre molto ingenti e superiori a quelle utilizzate attualmente nella ricerca, nelle tecnologie ecocompatibili e di abbattimento dei fumi a basso impatto ambientale,.

Il trattato di Kyoto rimane comunque un importante primo passo sul quale ogni parte politica sarà chiamata a riflettere, non per il valore che esso assume in sé, ma perché rivendicazione di un cambiamento di rotta nel pensiero occidentale, ossia la necessità da parte della politica di cercare una nuova identità nel rapporto con l’ambiente, sul quale poi sviluppare posizioni politiche responsabili e coerenti.

E’ proprio in questo campo che i grandi passi devono ancora essere fatti, specie in Italia, dove con sensibilità ambientale si è sempre inteso un sinonimo di ambientalismo e si è delegato l’intervento in campo ambientale ai Verdi, i quali dispongono di un pensiero organico e sviluppato in questo senso.

Dobbiamo quindi chiederci come dovrà porsi la cultura democratica di fronte a tale istanza.

L’approccio democratico non può che essere coscienzioso, scevro di dottrinalità, sostenibile e consapevole.

Il primo ed importante fondamento deve essere il dialogo. L’ambiente appartiene a tutti e non può non essere come concepito come una manifestazione puntuale di un unità che va intesa solo a livello globale. La politica non dovrà assolutamente porsi con autoritarismo nei confronti della società civile e dovrà essere autorevole riferimento di confronto e riflessione. In questo approccio dovrà essere forte la consapevolezza che, se da un lato è giusto tutelare l’ambiente, è altrettanto fondamentale non ingessare lo sviluppo.

La cultura democratica è chiamata ad un ruolo di primo piano in questo campo.

E’ necessario, inoltre, caldeggiare e favorire la nascita in tutti le istituzioni, nella società civile e nei singoli, un senso forte di responsabilità ambientale. E’ fondamentale riconoscere che tante ingenue e piccole fonti di inquinamento puntuale, dagli scarichi di acque nere non denunciate all’abbandono di rifiuti, più o meno pericolosi, sono non meno nocive di una grande centrale termoelettrica o di una grande discarica. Al tempo stesso la cultura democratica dovrà favorire lo sviluppo di uno stato che sappia essere stimolo per l’impresa e per lo sviluppo economico, ma al tempo stesso un vero e proprio leviatano per chi, anteponendo l’aumento di qualche punto percentuale del reddito prodotto, violi esplicitamente le leggi in fatto di ambiente.

In Italia vige un sistema paradossale. Un impresa che abbia commesso illeciti ambientali e fallisca non è obbligata a sobbarcarsi i costi di bonifica che devono essere sostenuti, in virtù del principio devolutivo, dalle amministrazioni locali.

Chi commette reati di questo tipo, che costituiscono un danno all’ambiente, inteso come bene, e alla salute umana, merita, una volta provata la colpa dell’illecito, pene gravissime. Per poche migliaia di euro mettono a repentaglio la salute di intere popolazioni.

L’ambiente può essere visto in duplice chiave. Da un lato può essere considerato una dote, da tutelare, da preservare, da non intaccare e tramandare alle future generazioni, dall’altro è da considerarsi come il corpo di cui l’umanità è anima.

Così come il corpo non può vivere senza anima, così l’anima non potrà vivere senza corpo, né tanto meno danneggiarlo senza danneggiare anch’essa. Come sostiene Hegel nella sua “Fenomenologia dello Spirito”, la natura altro non è che la manifestazione dello Spirito, inteso come assoluto, “per sé” e tale sua manifestazione è inscindibile dall’uomo inteso come manifestazione dello spirito “in sé e per sé” (6), in quanto due fasi – tra loro legate – di un medesimo processo esperienziale. L’uomo quindi non può svincolarsi dalla natura, né tanto meno danneggiarla o sopraffarla, senza subire a sua volta forti danni, in quanto egli stesso si identifica con la Natura.

Stante questo, allo stesso tempo non si dovranno sottomettere i bisogni primari e le istanze umane allo scopo di tutelare la natura in quanto tale, in quanto l’uomo è parte integrante di essa ed al tempo stesso è emanazione dello stesso principio.

Insomma il concetto cardine del pensiero democratico in campo ambientale dovrebbe essere che l’uomo compartecipa la Natura ed è compartecipato dalla Natura, e la finalità di tale principio deve essere l’equilibrio tra la soddisfazione delle necessità umane e della salvaguardia ambientale.

Tali due obiettivi, in apparenza tra loro distanti ed in contraddizione, in realtà sono strettamente interconnessi. Un danno ambientale è un danno anche alla salute umana.

Per questo l’obbiettivo che le politiche ambientali democratiche dovranno porsi sarà lo sviluppo sostenibile per l’uomo. Ovvero uno sviluppo che in quanto tale risponda alle esigenze di modernità della società, che sappia far fronte all’evoluzione dei costumi, dei consumi e delle culture, ma che al tempo stesso possa tutelare la salute dell’uomo, e questo potrà essere fatto solo garantendo la salubrità dell’ambiente.


Note
1) Attilio Adami, Appunti di Ingegneria del  territorio, Università degli studi di Padova – Dipartimento Image
2) Attilio Adami, Appunti di Ingegneria del  territorio, Università degli studi di Padova – Dipartimento Image
3) Ippocrate,Corpo Ippocratico, La terza editore
4) Charles Luis Montesquieu, Lo spirito delle leggi, Bur editore
5) James Lovelock, Manuale di medicina planetaria, Zanichelli, Bologna
6) G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, La Nuova Italia, Firenze

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