Le democrazie dei paesi più sviluppati tendono ad escludere dal governo i partiti di minoranza, senza per questo passare per antidemocratici o autoritari, permettendo la formazione di coalizioni omogenee , quindi governi stabili che possono perseguire coerentemente la loro azione di governo. Spesso riescono ad ottenere questo risultato tramite il sistema elettorale che si sono dati. Da noi tutto ciò non è possibile, ma soprattutto non è nè ricercato né voluto. 

Il CS con Prodi in testa difende a spada tratta il maggioritario, tanto da volerlo ripristinare una volta al governo, anche quando questo ha prodotto la massima frammentazione politica del dopoguerra e la possibilità di “ricatto” da parte dei piccoli partiti.

Il Polo lo ha abrogato per limitare i danni di una sconfitta probabile, cercando se possibile una vittoria sul filo di lana, sostituendolo con il peggior proporzionale possibile nel quale convivono soglie di sbarramento e possibilità di fare coalizione(che potenzialmente renderebbero inutile qualsiasi soglia)ed un premio non di maggioranza assoluta, ma per la maggioranza relativa alla coalizione che superi l’altra, cioè un “premio di minoranza”.

Sotto gli occhi di tutti si stanno verificando gli effetti di questo nuovo sistema elettorale, che produrrà forse ancora più danni del gia pessimo maggioritario all’italiana.

Sembra che i leader più assennati ed accorti dei 2 Poli non si rendano conto che basterebbe una modifica della legge elettorale, tenendo conto della peculiarità italiana, per limitare gli effetti dannosi derivanti da coalizioni troppo affollate(quella del CS)e comunque disomogenee ( entrambe).

Giovanni Sartori nei suoi articoli, raccolti nei libri: “Mala tempora currunt” e “Mala Costituzione ed altri malanni”, spiega inutilmente da anni che basterebbe copiare il sistema elettorale tedesco o il maggioritario a doppio turno francese, per formare anche in Italia coalizioni più omogenee e governi più coerenti nella loro azione politica.

A questo punto siccome pare impossibile a chi scrive pensare che illustri e preparati personaggi politici, non riescono a comprendere tutto ciò, resta da capire il perché non si voglia seguire la strada che Sartori illustra da molto, troppo tempo.

Si può comprendere meglio il perché di questa palese negligenza se si evidenziano alcuni punti:

  1. mancanza di leadership
  2. strategia politica miope
  3. opportunismo sfrenato

La mancanza di leadership manifesta dai leader politici di entrambi gli schieramenti, racchiude in parte gli altri 2 punti.

  1. Questa mancanza di leadership, che si traduce in una evidente mancanza di coraggio politico, non permette ai Nostri di prendere posizioni scomode e contrarie agli interessi dei partiti di minoranza, quale ad esempio una legge elettorale che li metterebbe fuori dal governo(ma non per questo necessariamente dal Parlamento).
  2. La strategia politica dei vari leader è sempre di corto respiro, molto attenta ai fatti quotidiani ed agli umori della pubblica opinione(vedi gli innumerevoli sondaggi), ma completamente mancante di una visione a medio o lungo termine.
  3. L’opportunismo politico, che in certi casi fanno anche la grandezza di un leader-quando accompagnata da leadership, ampia visone strategica ed acutezza politica-nei Nostri si riduce ad operazioni di piccolo cabotaggio, o come nel caso della nuova legge elettorale, ad una ricerca spasmodica della vittoria, infischiandosene se questa una volta ottenuta si tramuterà in un azione di governo utile al paese.

Forse senza dover scrivere molto e con la certezza di non vedere alcun cambiamento di rotta nel breve termine, ai politici italiani manca quello che genericamente viene chiamato“senso dello stato”-che di sicuro hanno ma che non riescono ad esprimere-che rende tutti i passaggi della nostra vita politica, una sorta di palude dalla quale non si riesce-o non si vuole-venir fuori.

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