Secondo il Manifesto della Finanza Etica, in cui rientrano i concetti di microfinanza e di microcredito, Il credito in tutte le sue forme dovrebbe essere un diritto umano.

Secondo il Manifesto della Finanza Etica, in cui rientrano i concetti di microfinanza e di microcredito, Il credito in tutte le sue forme dovrebbe essere un diritto umano. La Costituzione italiana sembra essere all’avanguardia su questo punto: l’art.47 nella parte che riguarda i rapporti economici, afferma quanto segue “La repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito […] favorisce  l’accesso del risparmio popolare […].

L’articolo lascia ampi spazi d’interpretazione in base ai contesti in cui si attua. Per un sistema economico evoluto, come quello italiano, il significato di tale articolo richiederà un approfondimento che verrà effettuato dal decreto legislativo del 1-09-1993, n. 385; ma quale nuovo senso occorre dare a questo articolo al giorno d’oggi, di fronte a problemi come il precariato in cui vivono i giovani, l’arretratezza del Sud Italia, e per guardare ancora più lontano la povertà dei PVS – Paesi in Via di Sviluppo – sempre meno distanti? L’articolo fornisce una speranza per chi sostiene che ogni sforzo dovrebbe essere compiuto per abbattere le barriere che impediscono, ai soggetti sopra elencati, l’accesso al credito, in quanto non offrono sufficienti garanzie materiali. Perché non partire da qui per emanare un nuovo decreto  legge che regoli una nuova materia, “come aiutare i nuovi poveri” sempre più presenti nelle società occidentali ma che sono maggioranza nei PVS ormai da secoli? Colmiamo il vuoto legislativo sulla materia tutelando uno strumento che si potrebbe rivelare efficace e inclusivo invece che emarginante: la microfinanza .

Definizione di microfinanza

Per molte persone e specialmente per il grande pubblico, la microfinanza si confonde con il microcredito. In termini molto generali, si può definire la microfinanza come “la promozione e diffusione di forme di intermediazione finanziaria a favore di segmenti di mercato marginali, difficili da servire in modo efficace attraverso canali e modalità tradizionali di contatto con la clientela per le caratteristiche dimensionali, di struttura reddituale, o per carenze di carattere informativo” (ViganòLaura, Microfinanza in Europa, Fond. Giordano Dell’Amore & Fond. Europea Guido Venosta, Giuffrè Editore, Milano 2004, pag.1).

All’origine la microfinanza rappresentava una serie di dispositivi che permettevano di offrire piccoli crediti (siamo nell’attuale accezione di microcredito) a famiglie particolarmente povere per aiutarle a creare piccole attività produttive, generatrici di reddito che potevano consentire loro di sviluppare anche piccole imprese. Con il passare del tempo e con lo sviluppo di questo settore particolare della finanza, ovunque nel mondo, compresi anche i paesi sviluppati, la microfinanza si è ampliata per includere una varietà di servizi più ampi (credito, risparmio, assicurazione, trasferimento di denaro ecc.) e allo stesso modo comprendere una clientela sempre più vasta. In questo senso, oggi i concetti di  microfinanza   e di microcredito vanno distinti in base ai servizi che offrono alla propria clientela; i due strumenti fanno riferimento alla stessa tipologia di clientela ma non offrono gli stessi servizi. Dunque la microfinanza non si limita più a erogare prestiti di microcredito ai poveri.

Ora vediamo come possiamo definire il microcredito. Se utilizziamo una definizione inclusiva, il microcredito può essere riconosciuto attraverso alcune peculiarità:

Prestito di piccola entità. La definizione e la delimitazione di prestito di piccola entità varia, ovviamente tra nord e sud del mondo e non può essere definita a priori;

Piccole quote di rimborso ravvicinate nel tempo. Anche quando si accenna all’aspetto dell’entità delle rate di rimborso del prestito, la stessa entità non va presa in termini assoluti bensì va relativizzata rispetto al territorio in cui viene utilizzato lo strumento di microcredito.

La definizione di microfinanza sopra esposta è la più completa che si possa estrapolare da un settore finanziario che si caratterizza per fertilità e mutevolezza. Possiamo dire che la microfinanza rappresenta un alternativo approccio istituzionale alla soddisfazione dei bisogni finanziari delle famiglie povere, vista l’incapacità dei mercati del credito nei PVS – e non solo – di soddisfare la domanda proveniente dalle popolazioni a basso reddito. Le motivazioni di questo sistematico razionamento del credito applicato dal sistema bancario tradizionale, attuato attraverso una rilevante segmentazione del mercato ed elevati tassi d’interesse, vanno ricercate nelle asimmetrie informative e nei costi di transazione che caratterizzano il processo di prestito.

Il sistema economico dei paesi industrializzati con le sue regole, non può essere copiato e replicato nei PVS.  Esso infatti non si adatta alla realtà economica di quei paesi, e ciò richiede l’applicazione di un’ottica includente comprendendo affondo le peculiarità, creando strumenti adeguati e, se necessario, nuove norme e nuovi modelli economici che tengano conto, però, del contesto economico occidentale.

Un primo passo in questo senso è stato fatto in ambito economico grazie all’intuizione del Prof. Yunus che, con la riscoperta del microcredito, è riuscito a trovare un mezzo finanziario capace di includere e non emarginare. In seguito allo studio di casi pratici sulle teorie dell’investimento, con l’aiuto dei suoi studenti, questo brillante economista del Bangladesh, di recente insignito del premio nobel per la “pace”, scopre ma soprattutto studia i motivi dello stato d’indigenza finanziaria in cui versano molti suoi concittadini artigiani. In particolare, Yunus si concentra  sullo studio di una particolare categoria artigiana: i fabbricanti di sedie in vimini. Questi lavoratori non hanno alcuna possibilità di costituire uno stock di materie prime nonostante il loro bisogno di credito sia alquanto irrisorio: un totale di 27$ per 42 artigiani che, però, non hanno accesso alle banche.

Il professore decide di dare in prestito il proprio denaro così da vedere di quanto la loro attività si apprezzerà in termini di valuta. Inoltre Yunus vuole osservare come si generano nuove risorse da adibire allo stock di materie prime precedentemente impossibile da realizzare.

Con l’apporto di quei 27$ si è ottenuto anche un altro importante risultato: sottrarre gli artigiani alle notevoli fluttuazioni  dei prezzi. L’esperimento rivelò il problema principale, ovvero l’esclusione bancaria attuata sistematicamente per le categorie povere, perchè ritenute non bisognose di servizi finanziari.

A questo proposito è interessante vedere  quale domanda viene soddisfatta dalle banche nei PVS :

banche commerciali

Dal grafico sopra riportato si evince che le banche si occupano esclusivamente della classe agiata (solo lo 0,9% della popolazione) e di una piccola parte della classe media (molto meno significativa in percentuale della popolazione rispetto ai paesi industrializzati, anche se comincia a svilupparsi nei PVS più avanzati). Tra le imprese, solo le grandi imprese e una piccola parte di quelle medie, trovano presso le banche una risposta ai propri bisogni di crediti produttivi.

Un esempio che rispecchia fedelmente il quadro  di esclusione bancaria descritto è la Repubblica Democratica del Congo, dove, l’offerta bancaria è estremamente limitata. Si stima che i depositi bancari (risparmio) rappresentino soltanto il 2% della massa monetaria e che i prestiti ai privati ammontano a meno del 1% del PIL del paese – cifra da confrontare con una stima del 7-8% per l’area monetaria dell’ Africa centrale, e del 15,2% per l’Africa sub-sahariana.

Le nove banche esistenti nel paese non offrono alcun servizio di banca particolare per la popolazione. I prestiti sono accessibili solo per qualche grande impresa, vengono concessi in dollari americani e sono a breve termine( meno di sei mesi). Il sistema bancario del paese é nell’insieme sotto-capitalizzato e non redditizio.

Per fornire un ultimo dato come confronto tra mondi differenti, nella Repubblica Democratica del Congo si conta un’agenzia bancaria ogni 1,8 milioni di abitanti. In Francia, invece, ne esiste una ogni 2500 abitanti circa.

Ma quali sono le ragioni obiettive che spiegano una tale distanza fra le banche e la maggior parte dei soggetti interessati ad usufruire dei suoi servizi nei PVS?

  1. Le condizioni geografiche: in molte zone rurali non esistono filiali bancarie. La difficoltà d’accesso, l’esiguità di attività e la bassa densità sconsigliano alle banche di aprirvi nuove sedi (assenza ,di collegamenti viari, di fornitura di energia elettrica, di infrastrutture pubbliche). Nell’area urbana, alcuni quartieri degradati vengono abbandonati dalle banche perché non possiedono le stesse potenzialità economiche che abitualmente finanziano ( un esempio può essere rappresentato dalla città di San Paolo,in Brasile , dove nelle favelas per 100 mila abitanti si trova un solo sportello bancario).
  2. I costi di transazione sono troppo alti per concedere dei prestiti di modesto importo, che occorrono alle categorie particolari e alle piccole imprese. Per costi di transazione s’intende l’insieme dei costi che la banca e il cliente devono sostenere tra il  momento della richiesta di un servizio finanziario e quello dove il servizio viene erogato. Un esempio può essere quello dei costi finanziari dovuti al tasso d’interesse. I costi di transazione sono particolarmente gravosi nel caso di erogazione di un prestito: per la banca, i costi di transazione includono le tasse dovute all’apertura della pratica, allo studio dei rischi, al tempo dedicato e agli incontri con i richiedenti del prestito. Tali costi per la maggior parte dei casi sono fissi, e il loro ammontare è indipendente dall’importo del prestito. In ragione del fatto che un piccolo prestito non può che generare modeste rendite, non risulta redditizio per una banca concederlo. Le procedure poste in atto per attivarlo sono molto più dispendiose. Per il cliente, i costi di transazione sono rappresentati dal tempo perso per preparare tutti i documenti necessari per l’istruzione della pratica per ottenere il suo  prestito, si tratta di documenti che il più delle volte sono inesistenti visto il contesto informale in cui ci troviamo. Poi ci sono le spese per l’apertura del fascicolo a suo carico, le spese di trasporto, considerato che lo sportello bancario nella maggior parte dei casi è molto distante. È evidente che il costo-opportunità di chiedere un prestito alla banca cresce alla aumentare dei requisiti e dei documenti richiesti al cliente che troverà molto più redditizio utilizzare il suo tempo in altre attività.
  3. Le garanzie: le banche esigono delle garanzie materiali per concedere dei prestiti. La maggioranza delle famiglie e dei piccoli imprenditori non ne può fornire. Più spesso accade che anche se si è proprietari di terreni, in molti paesi in via di sviluppo, non lo si può provare con titoli cartacei. Per questo le banche assumono un atteggiamento di diffidenza verso tale clientela. Potremmo anche aggiungere il fatto che il sistema giudiziario di questi paesi è inefficace o quasi del tutto assente. Ne consegue che non vengono effettuate confisce di beni quando non viene rimborsato il prestito, aumentando il livello del rischio per la banca, che, quindi, preferisce escludere direttamente tale clientela.
  4. L’enorme distanza che c’è  tra la mentalità delle famiglie e delle imprese, da un lato, e il formalismo delle banche, dall’altro: il divario culturale tra gli individui abituati a soluzioni semplici e immediate e le istituzioni, per le quali il rispetto delle procedure è la norma, porta alla diffidenza reciproca. Non può essere un unico elemento come l’analfabetismo a impedire di avere rapporti con una banca, quando ci sono micro-imprenditori che riescono, nonostante le difficoltà, a portare avanti le loro attività economiche. Purtroppo la banca non considera i micro-imprenditori del settore informale nemmeno come clienti potenziali. Di contro, questi ultimi, vedono nella banca tutto tranne un partner efficace per i loro affari.

Bibliografia di riferimento:

BOYÉ, Sébastien, HAJDENBERG, Jéremy, POURSAT Christin, Le guide de la microfinance, Éditions d’organisation, 2006.

CIMINI, Cinzia, Le esperienze di finanza etica in Italia, www.lunaria.org

DE NOVA, Giorgio,Codice Civile e leggi collegate, Zanichelli, 2004.

VIGANÒ, Laura, Microfinanza in Europa,fondazione Giordano Dell’Amore & Fondazione Europea Guido Venosta, Giuffrè Editore, 2004.

YUNUS, Muhammad (1997), Vers un monde sans pauvreté, Editions Jean-Claude Lattès (in Italia edito da Feltrinelli sotto il titolo del Banchiere dei Poveri).

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