In un tempo in cui risulta essere sempre più difficile recuperare la giusta serenità per affrontare un confronto storico e politico scevro da tentativi, sovente banali quando non irriguardosi, di strumentalizzazioni, non si può non ammettere che la figura di Don Luigi Sturzo, si staglia ancora oggi nitida al nostro orizzonte, nell’attualità del suo esempio di impegno civile, coerente e “laico”.

Parlare del fondatore del Partito Popolare può sembrare un compito facile se si osserva la nutrita ed ampia letteratura fiorita attorno ad uno dei personaggi più interessanti della prima metà del secolo appena trascorso.

Il sacerdote siciliano, nella fedeltà alla Chiesa, ha saputo formulare una proposta culturale, prima che politica o partitica, decisamente innovativa rispetto al panorama dell’Italia di allora, in cui ai cattolici era riservato, a fasi alterne, o il ruolo di “quinta colonna”, minaccia per lo stato unitario liberale, o quello di utile massa elettorale da usare solo nei fondamentali momenti elettorali.

Sulla figura di Sturzo molto si è detto ma certamente uno dei temi meno trattati è stato quello di una giusta valutazione di ciò che ha rappresentato il fiorente, ed in rapida evoluzione, ambiente politico siciliano; l’analisi delle dinamiche sociali isolane seppero ispirare il sacerdote calatino ad intraprendere quella che poi sarebbe divenuta la sua ardua missione.

La Sicilia di fine ottocento in cui si forma politicamente Sturzo è infatti attraversata da fermenti interessantissimi, rivoluzionari per una società rimesta immobile per secoli; lo stesso ambiente cattolico è alla testa di un processo di rinnovamento sociale, fortemente influenzato anche dai Fasci siciliani, come testimonia lo svilupparsi nell’isola della prima Democrazia Cristiana fondata da Romolo Murri, ed il sorgere di un giornalismo cattolico moderno, attento alle dinamiche evolutive della società e capace di contribuire, grazie alle grandi e ormai dimenticate qualità civili e religiose di personaggi del calibro di Mangano e Torregrossa, alla formulazione di proposte concrete per risollevare le sorti di una terra bellissima e amara.

Occorre dire che Sturzo ha maturato una vocazione politica che non è meridionalista tout court ma che ha una formazione basata sulla esperienza concreta vissuta a contatto con il proprio popolo; la visione sturziana pertanto non è particolarista, anche se fortemente attenta al locale, non è egoistica perché punta ad un ripensamento delle modalità e degli equilibri nazionali, pur un quadro di forte Unità, mediante una valorizzazione consapevole dei valori e delle tradizioni locali.

La fase siciliana della politica di Sturzo lo vede impegnato anche mediante una intensa attività pubblicistica sulla stampa cattolica, importante a riguardo il ruolo esercitato da “La Croce di Costantino”, attraverso la quale non solo sensibilizza i cattolici a recepire il grande messaggio sociale contenuto nella “Rerum novarum”, ma combatte egli stesso una battaglia il cui scopo è la difesa degli “ultimi”, contadini o solfatari che fossero.

Si fece sentire in quegli anni anche l’influsso della nascita dell’Opera dei Congressi.

Il mondo cattolica siciliano in quel periodo inizia a cambiare, dal 1894 l’episcopato invitava sempre più insistentemente il clero ad “uscire di sagrestia” ed a farsi promotore di iniziative economico-sociali seguendo l’esempio di sacerdoti veneti o lombardi.

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