La Costituzione Italiana è stata approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata il 27 dicembre 1947 (Gazzetta Ufficiale n° 298, edizione straordinaria) ed è entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Queste date sono le pietre miliari del nostro ordinamento democratico e del nostro vivere civile. Abbiamo il diritto dovere di non dimenticarle mai.

I lavori dell’Assemblea si sono protratti per circa 18 mesi. Occorre ricordare che nel corso dei lavori della Costituente, vi sono stati momenti drammatici nel nostro paese che usciva da una guerra tragica, come lo sono tutte le guerre. La fame, la povertà, un paese in ginocchio agli occhi del mondo, perché va ricordato che abbiamo perso e non vinto. Solo per ricordare a qualcuno che oggi ha rigurgiti fascisti, che la seconda guerra mondiale, grazie al nefasto “Asse – Roma Berlino” ed al famoso “Patto d’Acciaio”, tra l’Italia, la Germania, Giappone (dato il risultato finale sarei più propenso a definirlo “Patto di cartone”, come le scarpe che avevano i nostri soldati in Russia, nel fango e nel gelo della campagna di Russia) ha creato circa 70.000.000 di morti. Altresì va ricordato che nel mese di Gennaio 1947 vi fu la scissione socialista. Tanta era la volontà dei nostri padri Costituenti, che non si fermarono di fronte a nulla, andarono avanti unitariamente, perché erano coscienti, che quello che avevano provato durante il ventennio non si dovesse mai più ripetere.

Qualcuno vorrebbe riscrivere la storia, stravolgendola, e mettendo in discussione la nostra Costituzione . Ha 60 anni di vita ma è sempre attualissima, perché rappresenta il momento più alto degli ideali e valori che insieme ai nostri martiri l’hanno generata.

Non va dimenticato il rispetto che essa merita. Altresì, va ricordato che per scriverla vi è stata una convergenza, tra tutte le forze politiche democratiche. Alla sua stesura hanno contribuito le grandi correnti di pensiero: i cattolici, i marxisti e i liberali, che animarono insieme ad alcune forze politiche che oggi non ci sono più, quali il Partito d’Azione, Democrazia del Lavoro. Non a caso, a testimonianza di tale forte unità, ad apporre la loro firma sulla gazzetta ufficiale (della quale conservo gelosamente una delle prime copie) furono il Presidente della Repubblica Enrico de Nicola (Liberale), il Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini (Marxista) e il Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide de Gasperi (Cattolico).

Vi è un riconoscimento all’interno della Costituzione che non viene adeguatamente evidenziato, ed è il contributo dato dalle donne alla realizzazione di questa meravigliosa Carta Costituzionale.

La partecipazione delle donne all’Assemblea Costituente non nasce per caso.

Pertanto, ad onor del vero, credo sia utile, in un momento come quello attuale, di revisionismo e d’ignoranza storica, fare un po’ di cronistoria, del perché le donne hanno preso  parte da protagoniste ai lavori dell’Assemblea.

La loro partecipazione non nasce per caso, in un giorno qualsiasi, per meriti sconosciuti, ma dal loro impegno, dal loro sacrificio, messo a dura prova durante il ventennio, dal secondo conflitto mondiale, dalla partecipazione alla guerra di Liberazione (non guerra civile, come da alcune parti si vuole far credere: l’Italia si doveva liberare sia dal fascismo, che dall’invasore tedesco) dall’essere protagoniste al pari degli uomini nella lotta partigiana.

Hanno combattuto per riscattare un ventennio di dittatura che le aveva relegate ai margini della società con ruoli all’interno di una società prevalentemente contadina.

Erano l’angelo del focolare, il riposo del guerriero, la fattrice che doveva fare figli per il regime (possibilmente maschi perché servivano a fare la guerra e lavorare nei campi) non potevano avere una loro personalità autonoma, perché l’ultima parola era dell’uomo, del padrone di casa.

Alla donna erano negati i più elementari diritti, iniziando da quello primario dell’istruzione.

Dopo tante privazioni e sofferenze, la scelta più giusta è stata quella di ribellarsi e l’occasione si è presentata quando si è trattato di combattere per liberare il nostro paese. Ma va anche ricordato che le donne hanno lottato non solamente per liberare l’Italia dell’oggi ma anche l’Europa del domani.

A questo punto il nostro pensiero va ad una Costituente, che ci ha lasciato l’anno scorso, che nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario della Carta Costituzionale, ricordava quei giorni colmi di libertà e gioventù, trascorsi durante i lavori all’Assemblea Costituente.

Era il 1998 e Nadia Spano scriveva un pensiero dal titolo “Essere Elette”, che recita testualmente: eravamo in ventuno donne in un’Assemblea molto numerosa. Varcammo la soglia di Montecitorio con speranza ed emozione, ma anche con un forte senso di responsabilità nei confronti delle donne. Avevano votato per la prima volta e per la prima volta delle donne le rappresentavano. Noi lo sentivamo ed eravamo consce di dover esprimere le speranze di tutte le donne al di là degli orientamenti dei singoli partiti. Uscivamo da una condizione di minorità giuridica, consolidata dalle leggi e dal costume, aggravata dal fascismo. La Costituente fu veramente uno spartiacque nella condizione femminile del nostro paese.

Credo che il pensiero di Nadia Spano, racchiuda in tutta la sua sintesi, quella volontà insita nelle grandi persone che hanno l’immenso dono dell’umiltà e dello spirito di servizio, non per esercitare un potere nei confronti dei cittadini ma per espletare un servizio nei confronti del prossimo.

Donne ed uomini insieme hanno costruito le fondamenta della Democrazia perché la sovranità di una Nazione sia sempre nelle mani del popolo.

In tutti gli Stati liberi e democratici la sovranità deve appartenere al popolo. Tutti i cittadini, donne e uomini siano sempre la fonte inesauribile della sovranità e arbitri del proprio destino. In altri sistemi, in altre epoche, vi erano la divinità, il re, o magari l’uomo della provvidenza. Comunque in questi casi, non vi erano mai la libertà di parola, di pensiero e di espressione, tendevano tutti ad un regime, ad una sopraffazione del più forte nei confronti del più debole, vi era un dispotismo opprimente che ha messo i popoli nella condizione di ribellarsi, prima o poi, a questo stato di fatto.

 Nel 1946 Piero Calamandrei, sui “Diritti inviolabili dell’uomo”, scriveva: i diritti di libertà non devono concepirsi come il recinto di filo spinato entro cui il singolo cerca scampo contro gli assalti della comunità ostile, ma piuttosto come la porta che gli consente di uscir dal suo piccolo giardino sulla strada, e di portare, di lì, il suo contributo al lavoro comune. L’elenco dei diritti di libertà è un elenco aperto, che non si può scorciare senza regredire verso la tirannia, ma che viceversa è destinato ad arricchirsi di altre voci quanto più s’innalza il livello dell’educazione politica di un popolo, quanto più si affina il sentimento della dignità morale dell’uomo come elemento attivo della comunità .

Gli uomini e le donne che hanno dato il meglio di loro stessi per scrivere la CostituzioneRepubblicana non possiamo dimenticare che erano animati da momenti di privazioni, di compagne e compagni assassinati dalla barbarie nazi-fascista, dalla fame, dall’esilio, dalle torture, dalle tante angherie subite, dalle patrie galere, che ospitavano tanti antifascisti, che con onore e con orgoglio andavano in galera per un’idea, che rappresentava per loro più di ogni altra cosa il pensiero colmo di ideali e di valori. Già si proponevano di essere gli artefici di una Carta Costituzionale, che contenesse democraticamente la volontà, di costruire per le nuove generazioni, la pace, la democrazia e la libertà.

Non si può dimenticare, che l’Assemblea Costituente fu voluta, vide la luce e lavorò con motivazioni e impegni resistenziali, e la carta cui dette vita traduce in linguaggio giuridico esigenze, fermenti, istanze, valori espressi in quella stagione storica in cui si svolse il movimento popolare contro il fascismo.

La più bella definizione della Costituzione , a mio avviso l’ha data Calamandrei definendola “La Carta della Resistenza”, non a caso, perché i nostri Costituenti hanno sempre pensato, che la Costituzione è la continuazione della Resistenza, e come tale, il suo frutto migliore. 

Ho cercato di rendere vivi ed attuali, pur nei limiti d’una sintesi storica, alcuni aspetti della Resistenza, degna appunto della definizione di “Secondo Risorgimento”, non solo per l’affinità degli ideali d’indipendenza e di liberazione da una tirannide, ma soprattutto per l’enorme corollario che si seppe trarre dalla lunga lotta: la Costituzione Repubblicana.

Aladino Lombardi è Segretario Regionale ANPI del Lazio

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

Foto: Presentazione della Costituzione Italiana al Presidente Enrico De Nicola, 22 Dicembre 1947 – Wikimedia Commons Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0)

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