Se dovessimo scegliere una stagione dell’anno per discutere dell’identità politica dei Verdi, l’autunno sarebbe quella più appropriata.

I Verdi emergono alla ribalta politica in tutta Europa negli anni 70-80, come movimento prima e come forza politica poi, in contrapposizione ai partiti storici che fino ad allora non avevano mai sviluppato una politica a tutela dell’ambiente.

Nella loro evoluzione politica i Verdi si sono progressivamente trasformati fino confondersi con altre formazioni politiche dalle quali oggi si differenziano ben poco.

I Verdi Arcobaleno hanno visto l’allettante simbolo del  “sole che ride” tingersi sempre più di rosso fino a renderlo un simbolo dell’antagonismo della sinistra radicale.

Pecorario Scanio, successo a Grazia Francescato alla guida del partito, ha definitivamente politicizzato il partito, facendo emergere un massimalismo ideologico ed una radicalità politica mai vista prima d’ora in quella forza politica.

Giampaolo Pansa, infatti, dopo aver coniato l’appellativo di “parolaio rosso” per Bertinotti, ha identificato Pecoraro Scanio, come quello verde.

Vedendo oggi esponenti verdi confrontarsi su tasse, economia, riforme pensionistiche e complessi problemi di politica estera, si ha la netta impressione – anche per le posizioni che esprimono – che abbiano ormai  perduto l’originale “purezza” del loro messaggio politico.

L’accordo con i Comunisti Italiani per una lista unica al Senato in vista delle politiche del 2006 – anche se adottato solo per i bizantinismi della nuova legge elettorale – non sta aiutando i Verdi  a rinnovare e rinfrescare l’immagine del partito.

La parabola malinconica dei Verdi lascia l’amaro in bocca perchè il  loro fresco messaggio, la loro forza interiore e la loro simpatia – gli unici mezzi con i quali hanno sempre proposto e difeso la loro politica ambientale – è importante che non vadano perduti.

I leader di questo tenace partito avrebbero dovuto capire quando era tempo di togliere il disturbo dalla scena politica, ritornando un movimento, per mantenere in vita la loro originale identità e per preservare il loro messaggio di speranza, senza la quale l’uomo non può sopravvivere a se stesso.

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