Nel recensire questo libro per “Sintesi Dialettica”, non pretendo di dare conto di tutti i temi ivi trattati: il libretto, nelle sue 100 pagine, è infatti molto denso di fatti e idee.

Mi limiterò a mettere in luce alcuni punti che hanno attirato il mio interesse, conscio che altri lettori ne potrebbero trovare altrettanti e altrettanto importanti. Il primo è senz’altro il senso della storia passata del sindacato; soprattutto dalle parole di Epifani emerge quale sia stata l’importanza del costituirsi della Confederazione Generale del Lavoro, la Cgdl, il 1° ottobre del 1906. Le prime federazioni di categoria e le Camere del Lavoro appaiono già negli ultimi decenni dell’Ottocento, ma è solo ai primi del Novecento, che esse si confederano a livello nazionale. Questa svolta avvenne dopo il primo sciopero generale, dei lavoratori di tutta Italia e di tutte le categorie (operai, braccianti agricoli, minatori); esso venne proclamato dalle Camere del Lavoro di Milano e di Monza nel 1904 per solidarietà ai minatori sardi e siciliani cui non veniva permesso di costituire il sindacato.
La Cgdl nasce quindi sotto il segno della solidarietà tra i lavoratori di diversi luoghi e categorie, e sotto il segno della libertà, che è la libertà di associarsi per tutelare meglio i propri diritti ed avere più forza per sostenerli. Anche in altri momenti della nostra storia il sindacato ha saputo svolgere funzioni essenziali di tutela per i lavoratori, evolvendosi per stare al passo della società e delle sue problematiche; ad esempio quando da società prevalente agricola si passò in larga scala alla produzione fordista, il sindacato seppur dopo qualche incertezza seppe adeguarsi e anzi svolgere egregiamente il proprio compito nelle fabbriche. È con il passaggio da una società di tipo industriale a quella odierna, dove il lavoro si svolge prevalentemente nei settori dei servizi e dell’informazione che il sindacato fatica a stare al passo; le perplessità emergono a chiare lettere dalle parole di Epifani e di Foa. La complessità del mondo attuale pone delle domande cui è difficile rispondere. Persino nelle industrie è oggi più difficile oggi avanzare rivendicazioni sindacali, spesso infatti esse sono transnazionali, nella quasi totalità dei casi la proprietà e la gestione sono separate, spesso sono S.p.a., ed è quindi più difficile trovare gli interlocutori con cui trattare.
Se Epifani è tra i due quello più concentrato sugli insegnamenti della storia e sull’analisi del presente, è Foa a guardare con più ottimismo al futuro e a proporre dei principi che facciano da cardine all’azione. Il primo è ovviamente la lotta per la libertà, che gli uomini della sua generazione conoscono bene e che va continuata anche ai nostri giorni; la libertà di lavorare, di imprenditoria, di ricerca scientifica, lavorare per togliere man mano tutti gli ostacoli, (burocrazia, privilegi, illegalità) sulla strada di chi vuole migliorare onestamente le proprie condizioni di vita. E anche la libertà di pensare al proprio futuro senza eccessivi timori. Per far ciò egli auspica una divisione tra quelle che possono essere le rivendicazioni sindacali nei confronti del datore di lavoro (come gli aumenti di salario o i contratti a tempo indeterminato), e i diritti umani essenziali di cui si dovrebbe occupare lo Stato, tra i quali egli cita la casa, la salute e l’istruzione. Con un serio impegno su questi ultimi tre punti, la vita dei cittadini sarebbe già molto meno precaria, e si guarderebbe al problema del lavoro con più serenità. Altri sono i punti di rilievo affrontati in questo breve libro, cito brevemente le riflessioni di Foa sulle politiche femminili e su l’ancora scarsa valorizzazione che viene data al ruolo delle donne nella società; ovvero il ruolo fondamentale che ebbe il sindacato nella lotta contro il terrorismo, contrastandolo su tutti i luoghi di lavoro e riuscendo infine a isolarlo tra gli operai. Chi vorrà potrà trovare in libreria questa bella conversazione tra due importanti esponenti del sindacato italiano, edita da Einaudi nella collana le “Vele”.
Vittorio Foa e Guglielmo Epifani – Cent’anni dopo: il sindacato dopo il sindacato, Einaudi, pp. 101, € 8
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