Skip to main content

Il breve excursus storico che segue si propone di sottolineare come nelle Forze Armate l’affermazione di alcuni diritti e di alcune libertà individuali, nello specifico quella religiosa e quella di coscienza, siano state più difficoltose rispetto ad altri contesti e ad altre istituzioni. Ciò a dire che nelle Forze Armate, a lungo considerate l’istituzione centrale dello Stato, anche durante momenti di grande rinnovamento, vecchi retaggi, logiche di potere ed opposizione ai cambiamenti fecero perno sull’elemento religioso giocandolo in chiave conservativa.

La storiografia è solita sottolineare come la presenza del clero negli eserciti spagnoli è riscontrabile fino dagli albori della civiltà cristiana. Ovviamente, si tratterebbe un fenomeno che la Reconquista e la lotte contro i Turchi ottomani o dei Conquistadores avrebbe accentuato, dato il carattere politico-religioso di tali imprese. Le stesse opere, però, riconoscono che se effettivamente non si può negare che i sacerdoti accompagnarono in più di una occasione le truppe spagnole, è comunque evidente che non si trattò affatto di una presenza strutturata ed organica (1). L’elaborazione dottrinale, quindi, seguì una prassi che si era venuta a creare in modo più o meno spontaneo.

Uno scenario che cambia dal XVIII secolo, quando inizia la strutturazione anche giuridica dei Cappellani militari, con interventi, comunque, di provenienza esclusivamente ecclesiastica come i Brevi pontifici del 1803, del 1804 e del 1808 (2). Seguono poi gli anni della dominazione napoleonica, un esperimento di modernizzazione dell’apparato statale spagnolo che, come nel resto dell’Europa “francese” si scontra, alle volte in maniera conflittuale altre volte in modo meno traumatico, con le posizioni dottrinarie della Chiesa cattolica. Un primo tentativo di introduzione un certo grado di tolleranza religiosa che, sostanzialmente, non va a smentire la presenza del clero nelle Forze Armate spagnole; primo segno di come ad un mutato contesto giuridico corrisponda un ripensamento solo parziale della “questionecastrense ”.

Dalla morte di Ferdinando VII, l’ascesa al potere dei liberali isabellini, la collocazione della Spagna nell’arco delle potenze della Quadruplice Alleanza (assieme al Portogallo, alla Francia orleanista ed alla Gran Bretagna), fino al 1848, le relazioni tra la Spagna e la Santa Sede sono piuttosto difficili. La desamortización (3), la scelta di un confessionalismo “attenutao” considerato di matrice anglosassone e protestante, portano addirittura alla chiusura della Nunziatura di Madrid ed alla conseguente rottura delle relazioni diplomatiche.

Il ’48 rappresenta una data importante. Gli Stati Pontifici sono sconvolti dalla rivoluzione, a Roma viene proclamata la Repubblica, il Papa si ritira a Gaeta. Anche se la crisi rientra, negli ambienti curiali si capisce che il Papato ha bisogno di rafforzare la tutela internazionale e quindi di Stati che gli siano favorevoli. La Spagna isabellina, che nel frattempo ha impresso una svolta conservatrice alla sua politica interna (quella che la storiografia ha chiamato la Década Moderada) (4), torna ad essere un potenziale appoggio. Il Concordato del 1851, è il prodotto di questo primo ralliement(5), così come il Reglamento Organico del Clero Castrense, è quello del nuovo clima di concordia tra Stato e Chiesa (6). Stabilito che il cattolicesimo sia la religione ufficiale, non stupisce né la creazione del Vicariato General Castrense , una struttura “pastorale” volta a centralizzare la presenza del clero nell’Esercito e nella Marina, né che esso venga costituito da una legge di Stato. I Cappellani militari sono considerati, e concepiti, come un diritto della Chiesa, in quanto Verità ed in quanto istituzione, non come un servizio che lo Stato garantisce al singolo militare per garantirgli un diritto all’assistenza religiosa.

Il 1856 ci fornisce un secondo esempio di come l’affermazione di un certo principio di tolleranza, che comunque non smentisce la confessionalità dello Stato, non si rifletta sulla presenza del clero nelle Forze Armate spagnole: è la discrasia che esiste tra il progetto di Costituzione, effettivamente non approvata, ed il Reglamento para el Cuerpo Eclesiastico de la Armada che, invece, si mantiene su una prospettiva tutt’altro che toccata dagli sviluppi in merito alla tolleranza degli altri culti che il progetto costituzionale vorrebbe garantire (7).

Il Sexenio Revolucionario mette in discussione il concetto di confessionalità(8). È significativo della varietà di posizioni delle forze che guidarono lo Stato spagnolo durante quegli anni, ma anche della difficoltà di come nelle Forze Armate potessero applicarsi facilmente le istanze di rinnovamento di cui la “rivoluzione” si fa portatrice, il fatto che la figura del Cappellano militare continui ad esistere. Certamente nel 1868 vede annullato il privilegio del fuero, venendo così assoggettato alla legislazione civile e penale “regolare” (9), ma lo stesso anno il nuovo Reglamento Organico del Cuerpo Eclesiástico de la Armada non apporta sostanziali modificazioni alle sue funzioni (10). Una contraddizione, un ibrido, come detto, sconfessato dal radicalizzarsi della questione politica che sfocia nella nascita della I Repubblica. La dichiarazione della separazione tra Chiesa e Stato porta al ripensamento di uno dei simboli del legame tra l’Altare ed il potere politico, uno dei emblemi del confessionalismo, il Clero Castrense appunto. In verità nonostante la Costituzione “rivoluzionaria” del 1873 ne ipotizzi la soppressione, i Cappellani militari continuano ad esistere, ancorché in forma ufficiosa, da un lato perché trovarne una collocazione avrebbe aperto questioni che la fragile Repubblica non poteva affrontare, dall’altro perché la stessa Carta Magna rimane lettera morta.

Il Pronunciamiento del generale Arsenio Martínez-Campos Antón, la Restaurazione borbonica, l’architettura politica canovista ed, infine, la Costituzione monarchica del 1876 chiudono questo periodo burrascoso. Il nuovo Stato spagnolo, si muove con certa difficoltà preso tra varie forze (all’interno i carlisti, sconfitti, ma fautori di un regime che chiamare confessionale sarebbe riduttivo, e gli ex-repubblicani “di sinistra” che si pongono su poli diametralmente opposti) ha bisogno di un consolidamento anche internazionale che può venire, soprattutto, da potenze di tradizione protestante (Gran Bretagna e Reich tedesco) le quali sono decisamente contrarie ad una nuova ipotesi confessionale (11).

Un precario equilibrio viene raggiunto con la formula, ambigua, dell’articolo 11. Una formula che, comunque, marca una decisa discontinuità con la fase laica del Sexenio . Il Clero Castrense torna ad avere un marco giuridico che avrebbe permesso la ricostituzione formale del corpo ecclesiastico nelle Forze Armate. Nel 1879, infatti, il nuovo Reglamento Organico del Clero castrense si mantiene in chiara linea con quello che era stato promulgato all’indomani del Concordato. Sono due gli aspetti su cui, credo, sia necessario soffermarsi per capire bene questa affermazione. Il primo è l’annullamento dell’unità del fuero, il clero militare torna ad avere specifici privilegi di trattamento giuridico, il secondo è come il corpo dei Cappellani castrensi sia considerato, da questo momento, un corpo ausiliare dell’Esercito e della Marina. Ciò a dire che il legame tra Stato e Chiesa cattolica ne risulta rafforzato, tra le “due spade” c’è una sostanziale corrispondenza. È questo, solo uno degli aspetti del recupero di “quote” operato dalla Chiesa nella società spagnola della Restaurazione (12).

Fino al 1931, altra data di cesura nella storia iberica, la situazione del clero castrenserimane piuttosto regolare. La Dittatura primoriverista non porta a cambiamenti di indirizzo, ma semmai ad una prosecuzione sulla linea già percorsa (13). Nel 1898, il Desastre, la sconfitta nella guerra contro gli Stati Uniti, provoca certamente una polemica anticattolica, che identifica nella Chiesa la responsabile della “degenerazione” della nazione spagnola, ma parallelamente stimola anche un certo avvicinamento del clero con i militari (14). Il tutto entro un quadro di crisi del turno, e di radicalizzazione della questione religiosa nel dibattito politico spagnolo, questo avvicinamento è da giocarsi in chiave conservatrice, in funzione antisocialista ed antiradicale, ma anche nel tentativo di assorbire le pulsioni del clero carlista e regolarle. Un avvicinamento che subisce una sostanziale accelerazione all’indomani della Semana Tragica del 1909 (15), che mette in evidenza da un lato come la Chiesa abbia bisogno del potere pubblico per essere difesa dalle violenze, dall’altro come lo Stato abbia bisogno della religione per allargare le sue basi di legittimità politico-sociale (16). D’altro canto le guerre in Marocco, guerre contro l’infedele musulmano, nemico storico della nazione spagnola “forgiata dalla Reconquista”, sono un perfetto banco di prova per una pastorale bellica che sacralizza l’impegno “coloniale” (e quindi politico, ma al contempo anche religioso) dell’Esercito spagnolo.

Mentre dal punto di vista legislativo, una serie di provvedimenti aumentano ancora di più il legame tra Forze Armate e Chiesa, alcuni Cappellani Militari si dedicano alla ricerca di una pastorale militare più strutturata, potremmo dire più uniforme (con la pubblicazione di appositi devozionari per soldati) (17), ma anche alla definizione stessa della figura del curacastrense attraverso la pubblicazione di appositi manuali per la preparazione dei novizi (18). In questi volumi l’esposizione della vicenda storica della Chiesa, se da un lato evidenzia l’aspetto apologetico (contro la Leggenda Nera, rivalutazione della Crociate ecc…), dall’altro interessa più per la rilettura dell’esperienza politico-ecclesiale spagnola; un tentativo di mediazione tra le posizioni carliste e quelle isabelline che vuole portare alla “creazione” di un cappellano militare alfonsino. Ovvero, un cura che superate le istanze integriste fosse posizionabile all’interno dello Stato monarchico (19). In questo materiale si può scorgere anche la reazione ad una eventuale minaccia modernista; da lì l’attenzione alla teologia dogmatica e alla Sacra Scrittura. Se è vero che il più “tomista” e didascalico dei manuali, viene pubblicato “solo” nel 1916 (20), è anche vero che la maggioranza venne scritta attorno al primo decennio del secolo, riflesso del tentativo da parte dell’ortodossia di evitare che in una questione delicata come la riflessione sulla guerra i modernisti potessero introdurre elementi di eterodossia (21). È interessante, inoltre, soffermarsi sull’analisi dei programmi d’esame da superare per entrare a far parte del Corpo Ecclesiastico dell’Esercito o della Marina (22). In essi si nota come la Chiesa dell’epoca pensasse, e quindi richiedesse, ad un Cappellano più preparato giuridicamente e dogmaticamente che pastoralmente. È evidente che nella prova venisse valutata l’aderenza al “dettato”, alla posizione ufficiale del magistero, più che altre capacità.

Abbiamo detto che il Cappellano militare rappresenta l’elemento di unione tra lo Stato e la Chiesa, ma non di deve pensare che tra le due istituzioni ci fosse una perfetta aderenza. Ed infatti gli stessi devozionari dei soldati sopra appena menzionati, oltre che a formare il soldato cattolico-spagnolo ideale, servono anche a contrastare quella serie di catechismi patriottici “laici”, generalmente scritti da militari, dove (fermo restando il rispetto per la religione cattolica) l’accento viene posto più su un culto civile. “Catechismi” in cui assistiamo al tentativo dell’elaborazione di una religione della patria che spesso ricalca la liturgia e la fraseologia cattolica, ma è riempita con contenuti totalmente differenti (23). È il riflesso di quella titubanza, tutt’altro che sopita, tra una Chiesa in cui pesavano ancora i retaggi dell’integrismo e che continuava ad interrogarsi sullo Stato “liberale”, e quegli ambienti militari “rigenerazionisti” che volevano rafforzare un’identità nazionale cercando un principio che includesse, ma al tempo stesso trascendesse, il legame indiscusso con la religione cattolica.

* * *

Come noto, la proclamazione della II Repubblica segna una svolta. Il riconoscimento della piena libertà religiosa, di quella di coscienza la separazione della Stato dalla Chiesa (24), porta alla soppressione del Corpo Ecclesiastico dell’Esercito e della Marina. Il clero castrense è identificato ancora come simbolo di una condizione di privilegio, di discriminazione, oltre che simbolo stesso della collaborazione tra i ceti conservatori e la Chiesa. La presenza dei Cappellani militari viene intesa come manifestazione religiosa pubblica, contraria a quella individualizzazione del culto cui tendono alcune aree politiche repubblicane (25).

La Guerra Civile e la formazione dello Stato franchista, però, marcano un percorso diverso. La forte presenza del clero navarro nelle truppe del requete (26), la sacralizzazione della guerra (27), l’iper-confessionalismo che ebbe il regime fin dalla sua “gestazione” (28), e l’alta importanza che in esso rivestono gli ambienti militari (29), focalizzano una nuova attenzione sui Cappellani militari. Se, durante la “Cruzada”, i negoziati per la ricostituzione del Corpo ecclesiastico possono essere una manovra franchista per guadagnare punti nei confronti di una Santa Sede che guardava ai golpisti in modo piuttosto ambiguo (30), successivamente diventano parte di quella politica del doppio binario che il regime decide di seguire: disapplicazione della legislazione “laicista” repubblicana, complemento alla dannatio memoriae di quella fase della storia spagnola, e realizzazione di un nuovo sistema politico e giuridico confessionale. Un nuovo sistema dove il clero non solo è un elemento integrato in funzione di controllo sociale (31), ma un collaboratore a pieno titolo per la realizzazione di un progetto di rinnovamento della “società”; un progetto che, sebbene non coincida totalmente con quello fascista della Falange (32), per alcuni settori della Chiesa è in gran parte in assonanza (33).


Bibliografia:

ALONSO MONOYERRO,La jurisdiccion eclesiasticacastrense de España, Madrid, 1954.

AYAPE,Sangre de España: espiritu y virtud redentora de la Cruzada Española, Manizales, 1939.

C. DE SANTIAGO-GADEA,Catecismo patriotico. La Jura de la Bandera, Madrid, 1905.

DE CASTRO ALBARRÁN,El derecho a la rebeldía, Madrid, 1934.

ID., Guerra Santa: el Sentido Católico del movimiento nacional español, Burgos, 1938.

ID., El derecho al Alzamiento, Salamanca, 1941.

DE LUCA Y MARTIN,Del color de mi bandiera, Valladolid, 1924.

DE J. MARTINEZ,Manual del clerocastrense , Madrid, 1907;

DE JESÚS,El soldado sin vacilaciones. O devocionario militar de la Virgen del Carmen, Madrid, 1919.

DE LA C. MARTÍNEZ,¿Cruzada de rebelión?Estudio histórico-jurídico de la actual guerra de España, Zaragoza 1938.

RUIZ-GARCIA,Los primeros vicarios castrnses en España, in «Revista española de Derecho Canonico», n. 88, a. 1975, p. 105-121.

MARINAS Y SANCHIS – J. ARRATE Y GONZALEZ,Catechismo del Soldado, Madrid, 1900.

GONZÁLEZ-POLA DE LA GRANJA, La configuración de la mentalidad militar contemporánea (1868-1909). Del Sexenio Revolucionario a la Semana Trágica, Madrid, 2003.

SANCHEZ FERRAGUT, Catechismo patriotico para la educacion moral del soldato, Tetuan, 1913.

SERRATE,Catecismo patriotico, Barcelona, 1920; C. ESTEVEZ MARTIN,Panegirico de San Fernando, Rey de España, Lerida, 1926.

TOVAR PATRON,Los primeros subditos de la JurisdicionCastrense de España, Bilbao, 1964.

VILAPLANA JOVE,Compendio de Teoligia dogmatica, teologia moral, historia eclesiastica, sagrada escritura y derecho canonico, Lerida, 1916.

ID., Devocionario del Soldado, Barcelona, 1914.

ID., Legislacion militar, eclesiastica y mariana, Lerida, 1914.

ZAYDIN,Colleccion de Breves y rescriptos pontificios de la Jurisdiccion EclesiasticaCastrense en España, Madrid, 1925.

VV.AA., Catecismo del Soldado (por los I tenientes), Madrid, 1892;

Note

1) Su questo si veda F. RUIZ-GARCIA, Los primeros vicarios castrnses en España, in «Revista española de Derecho Canonico», n. 88, a. 1975, p. 105-121. Da una prospettiva più “giustificatoria” L. ALONSO MONOYERRO, La jurisdiccion eclesiastica castrense de España, Madrid, 1954 e J. TOVAR PATRON, Los primeros subditos de la Jurisdicion Castrense de España, Bilbao, 1964.

2) Si possono consultare in P. ZAYDIN, Colleccion de Breves y rescriptos pontificios de la Jurisdiccion Eclesiastica Castrense en España, Madrid, 1925.

3) Un opera generale su questo è quella di F. MARTÍ GILABERT, La desamortización española, Madrid, 2003.

4) In termini giuridici, solo per fare un esempio, tale nuovo indirizzo è evidente nella formulazione dell’articolo 11 della Costituzione del 1845 dove si torna a riconoscere il principio la cattolicità della nazione spagnola. Un breve riassunto si può vedere in C. LEMA AÑON, Tolerancia religiosa e ideología en la década moderada. La propuesta politico-administrativa de Manuel Colmeiro, in «Derechos y libertades. Revista del Instituto Bartolomé de las Casas», n. 5, a. 1995, p. 523-527.

5) Una ricostruzione dei negoziati in F. SUAREZ, Genesis del concordato de 1851, in «Ius Canonicum», n. 3, a. 1963, p. 119-132.

6) Il testo del Regolamento è disponibile in «Colleccion Legislativa de Espana», v. 83, a. 1853, p. 240-248.

7) Real Orden de 3 de octubre 1856. Aprobando el Reglamento Organico para el Cuerpo Eclesiasitco de la Armada, in «Colleccion Legislativa de Espana», v. 94, a. 1856, p. 22-28.

8) Su questo si veda VV.AA., España, 1868-1874. Nuevos enfoques sobre el Sexenio Democrático, Valladolid, 2002.

9) Decreto de 6 noviembre de 1868, in «Colleccion Legislativa de Espana», v. 126, a. 1868, p. 872-889.

10) Decreto de 9 agosto de 1868. Aprobando el Reglamento Organico del Cuerpo Eclesiasitco de la Armada, in «Colleccion Legislativa de Espana», v. 128, 1869, p. 329-338.

11) Si veda E. Y. CALDERON, Canovas del Castillo, entre la historia y la politica, Madrid, 1985, p. 204 e ss.

12) M. F. NUÑEZ MUNOZ, La Iglesia y la Restauración 1875-1881, Santa Cruz de Tenerife, 1976.

13) Per il ruolo della Chiesa durante il regime primoriverista si veda C. ADAGIO,Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera (1923-1930), Milano, 2004.

14) C. BOYD, Praetorian Politics in Liberal Spain, Chapel Hill, 1979.

15) Su questo evento si veda il classico studio di V. M. ARBELOA, La Semana Trágica de la Iglesia en España, Barcelona, 1976.

16) Per vedere come la Semana abbia contribuito a problematizzare i militari ed a porli ulteriormente in posizioni conservative che intercettavano quelle della Chiesa si veda P. GONZÁLEZ-POLA DE LA GRANJA, La configuración de la mentalidad militar contemporánea (1868-1909). Del Sexenio Revolucionario a la Semana Trágica, Madrid, 2003.

17) J. VILAPLANA JOVE, Devocionario del Soldado, Barcelona, 1914; G. DE JESÚS, El soldado sin vacilaciones. O devocionario militar de la Virgen del Carmen, Madrid, 1919; P. SERRATE, Catecismo patriotico, Barcelona, 1920; C. ESTEVEZ MARTIN, Panegirico de San Fernando, Rey de España, Lerida, 1926. Significativa la raccolta di poesie di contenuto nazional-religioso di C. DE LUCA Y MARTIN, Del color de mi bandiera, Valladolid, 1924.

18) M. DE J. MARTINEZ, Manual del clero castrense , Madrid, 1907; J. VILAPLANA JOVE,Legislacion militar, eclesiastica y mariana, Lerida, 1914.

19) È bene ricordare che i periodici integristi erano quelli più diffusi nel basso clero, si veda S. HIBBS-LISSORGUES, Prensa neo-católica e integrista y propaganda político-religiosa de 1868 a 1900, in VV.AA., Presse et pourvoir en Espagne. 1868-1875, Bordeaux, 1996.

20) J. VILAPLANA JOVE, Compendio de Teoligia dogmatica, teologia moral, historia eclesiastica, sagrada escritura y derecho canonico, Lerida, 1916.

21) Sul modernismo in Spagna si può fare riferimento ad A. BOTTI, La Spagna e la crisi modernista. Cultura, società civile e religiosa tra Otto e Novecento, Brescia 1987.

22) I titoli degli esami da superare sono consultabili nei diversi numeri del Boletin Oficial del Clero Castrensedal 1920 al 1925.

23) VV.AA., Catecismo del Soldado (por los I tenientes), Madrid, 1892; A. MARINAS Y SANCHIS – J. ARRATE Y GONZALEZ, Catechismo del Soldado, Madrid, 1900; A. C. DE SANTIAGO-GADEA, Catecismo patriotico. La Jura de la Bandera, Madrid, 1905; I. SANCHEZ FERRAGUT, Catechismo patriotico para la educacion moral del soldato, Tetuan, 1913.

24) C. GARCIA PROUS, Relaciones Iglesia-Estado en la Segunda Republica española, Cordoba, 1996.

25) Per un breve inquadramento J. M. MARGENAT PERALTA, La politica religiosa de la Republica, in «Historia 16», n. 13, 1986, p. 55-70.

26) Su questo si veda J. ARÓSTEGUI SÁNCHEZ, Los combatientes carlistas en la Guerra Civil española 1936-1939, Madrid, 1991.

27) Opere a cui si può fare riferimento per conoscere quale fu la posizione della Chiesa in marito al conflitto sono J. DE LA C. MARTÍNEZ, ¿Cruzada de rebelión? Estudio histórico-jurídico de la actual guerra de España, Zaragoza 1938; A. DE CASTRO ALBARRÁN, El derecho a la rebeldía, Madrid, 1934; ID., Guerra Santa: el Sentido Católico del movimiento nacional español, Burgos, 1938; ID., El derecho al Alzamiento, Salamanca, 1941; E. AYAPE, Sangre de España: espiritu y virtud redentora de la Cruzada Española, Manizales, 1939.

28) J.M. MARGENAT PERALTA, El factor religioso en la construcción del Nuevo Estado franquista (1936-1937), Madrid, 1991.

29) In generale si può vedere S. G. PAYNE, El régimen de Franco : 1936-1975, Madrid, 1987; ID., Los militares y la politica de la España contemporanea, Paris, 1968.

30) Tali negoziati furono condotti in gran parte dal Cardinal Primado Isidro Gomà, sulla cui figura si rimanda a H. RAUGER,El cardenal Gomá y la guerra civil, in «Arbor», abril 1982, 43-81 e M. L. RODRIGUEZ AISA, El cardenal Gomá y la guerra de España. Aspectos de la gestion publica del primado 1936-1939, Madrid, 1981. Sulle relazioni tra la Spagna di Franco e la Santa Sede durante la Guerra Civile, si veda A. MARQUINA BARRIO, La diplomacia vaticana y la Espana de Franco (1936-1945), Madrid, 1983.

31) Un esempio è ben esposto da C. MIR CURCÓ, Vivir es sobrevivir. Justicia. Orden y marginación e la Cataluña rural de posguerra, Lleida, 2000.

32) Per le frizioni tra le due “famiglie” si vedano G. SÁNCHEZ RECIO – F. SEVILLANO CALERO, Falangisti e cattolici. Antagonismo dottrinale e scontro politico, in AA,VV., Stato, Chiesa e società in Italia, Francia, Belgio e Spagna nei secolo XIX-XX, Foggia, 1993, p. 343-352.

33) Per lo studio della Chiesa nel periodo franchista si deve fare iniziale riferimento a J. CHAO REGO, La Iglesia en el franquismo, Madrid, 1976; R. DIAZ SALAZAR, Iglesia, dictatura y democratia, Madrid, 1981; R. GOMEZ PEREZ, El franquismo y la Iglesia, Madrid, 1986; ID., Politica y religion en la Espana franquista, Madrid, 1986; J. J. RUIZ RICO, El papel politico de la Iglesia catolica en Espana (1936-1959), Madrid, 1977. J. A. TELLO, Ideologia y politica. La Iglesia catolica espanola (1936-1959), Zaragoza, 1984; V. PEREZ DIAZ, The Church and Religion in Contemporary Spain, Madrid, 1991. Più ridotto ma altrettanto importante F. GARCIA DE CORTAZAR, La Iglesia, in VV.AA., Historia de Espana Menendez Pidal. La Epoca de Franco, Volume I, Politica, Esercito, Iglesia, Economia y Administracion, Madrid, 1996, p. 383-441. Per quanto riguarda il cattolicesimo politico invece G. HERMET, Los catolicos en la Espana franquista, Volume I. Los actores y el juego politico, Madrid, 1985; ID., Los catolicos en la Espana franquista, Volume II, Cronica de una dictadura, Madrid, 1986.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

Send this to a friend