Emilio Imbriano ha 67 anni. Per 26 anni ha lavorato come operaio nell’azienda dolciaria Alemagna di via del Corso, a Roma, dove oggi sorge un fast-food.
Emilio Imbriano ha 67 anni. Per 26 anni ha lavorato come operaio nell’azienda dolciaria Alemagna di via del Corso, a Roma, dove oggi sorge un fast-food. E’ in pensione da tempo, ma ricorda quel periodo con soddisfazione: “L’azienda ci dava tutto quello che ci spettava, erano tempi molto diversi. Si lavorava ma sul posto di lavoro c’era più dignità”. Di una cosa, però, è orgoglioso: che sia stato sventato, grazie al voto referendario, “lo stravolgimento della Costituzione italiana”.
Lui ha sentito l’urgenza di quel voto, lo scorso 25-26 giugno, perché “la nostra Carta non deve essere maltrattata”. Fermamente convinto dell’immutabilità dei suoi valori, non è però contrario a possibili ‘ritocchi’ per renderla più funzionale e al passo con i tempi: “Purché siano fatti con spirito condiviso e nell’interesse generale del Paese. Che, a differenza di quello che qualcuno vuol far credere, è uno e indivisibile”.
Perché lei ha sentito il bisogno di andare a votare al Referendum per dire ‘no’ alla riforma della Costituzione proposta dalla Casa delle Libertà?
Indubbiamente il Referendum è un stato un momento molto importante, perché se cancelliamo persino lo spirito unitario della Costituzione, la politica diventa una cosa impossibile. Per me la Costituzione non si deve toccare, e non si tocca, perché i padri che l’hanno redatta, malgrado non fossero tutti della stessa idea politica, per il bene dell’Italia si sono seduti lo stesso intorno a un tavolo e hanno dato vita a questa bella Carta. Che qualcuno già ha tentato di rompere. Invece non deve essere maltrattata, perché è ancora molto utile.
Secondo lei, la Carta costituzionale è ancora al passo con i nostri tempi o reputa che ci siano delle parti che potrebbero essere modificate o aggiornate?
Può anche darsi che ci sia qualche articolo da poter aggiungere o cambiare, ma non stravolgere. Stravolgere è tutta un’altra cosa. Ad esempio, io posso capire che propositi del genere li abbia la Lega, perché i leghisti non si sentono italiani e, anzi, vorrebbero buttare giù tutto. Sono loro che non accettano lo spirito della Carta, perché vogliono che questo Paese vada come dicono loro.
Intende a due velocità?
Esatto. Per cui stavano riuscendo persino a fare uscire l’Italia dall’Europa.
Il presidente Napolitano, tempo fa, ha detto che per lui la Costituzione rimane ‘un cantiere aperto’, su cui le forze politiche di entrambe gli schieramenti saranno tenute a partecipare, sulla base di un progetto congiunto. Lei crede che sarà possibile trovare un’intesa o i due schieramenti sono troppo distanti per convergere su valori condivisi?
Da quello che vedo e da quello che sento, sia in televisione che sui giornali, ci sono esponenti politici, oggi all’opposizione, che vorrebbero dare una mano. Però ci sono sempre quelli che intervengono per fare i guastatori e rompere ogni possibile intesa ‘sana’.
Si riferisce ad alcune proposte di collaborazione manifestate da esponenti dell’Udc?
Esatto. Casini, prima o poi, entrerà a far parte della maggioranza, perché ci vuole. Perché Casini è capace anche di criticare Berlusconi, è questa la differenza.
Se ci fosse un’intesa tra un certo tipo di forze ‘affini’ per quanto concerne i valori costituzionali, si potrebbe dare vita a una nuova Costituente?
C’è sempre l’opportunità di portare ritocchi, di rivedere, di aggiustare. Se una cosa è valida, vale la pena che tutti si impegnino.
Secondo lei dovrebbe essere cambiata la prima parte, che è quella che tutela i valori intangibili come le libertà individuali, i diritti e i doveri dei cittadini, o la seconda, più tecnica, che regola l’ordinamento e il funzionamento dello Stato e degli organismi che lo compongono? Molti considerano questa prima parte intoccabile, per altri c’è spazio di manovra anche qui.
Assolutamente no, la prima parte non va cambiata. Qualsiasi rivisitazione dei principi della Carta, ad ogni modo, può essere fatta solo tenendo presente il contesto in cui questi principi sono nati.
C’è una parte o un articolo della Costituzione a cui lei è più legato o che, nella vita di tutti i giorni, è importante che venga ricordato, per esempio ai suoi nipoti?
Certo, ce n’è più di uno. Innanzitutto l’unità del popolo italiano. L’Italia non è tagliata in due, è la politica che riesce a creare l’idea che ci sia una frattura. Io dico che la Costituzione va bene così però, se c’è qualcosa da cambiare per renderla ancora migliore, vale la pena unirsi.
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