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Labirinto Iran. Ipotesi di pace e di guerra

di 18 Aprile 2010Settembre 17th, 2020No Comments

Quale strategia dovranno adottare gli Stati Uniti nei confronti dell’ Iran ? È l’interrogativo al quale cerca di rispondere Labirinto Iran . Ipotesi di pace e di guerra , un’opera composta da sei illustri stu di osi del Saban Center for Middle East Policy, centro di ricerca della Brookings Institution, premiato nel 2009 come migliore think tank americano.

«A Washington, la politica sull’ Iran veniva sempre più vista come una necessità inutile, che i politici cercavano il più possibile di evitare» (p.24).

Questa rilevante affermazione è tratta dal volume che presentiamo. Gli autori – di provenienza universitaria e governativa (CIA e Consiglio di Sicurezza Nazionale) – esaminano i rapporti USA- Iran delineando, inoltre, le prospettive di Washington per i prossimi anni.

La chiave di volta del libro è chiara: come evitare che l’ Iran riesca a costruire un arsenale atomico? O, nel caso limite in cui la Repubblica Islamica porti a termine il progetto di arricchimento dell’uranio, come riuscire a contenerla? Parte dell’opinione pubblica mondiale ritiene che ogni Stato abbia diritto a un proprio arsenale atomico, ma gli autori illustrano la pericolosità applicativa di tale tesi al caso iraniano.

Teheran, con l’intento di destabilizzare lo status quo mediorientale, da anni finanzia gruppi terroristici come Hamas, Hezbollah, milizie ribelli irachene e afghane: il rischio è che la tecnologia atomica possa passare sotto il loro controllo. Inoltre un Iran nuclearizzato porterebbe alla rottura definitiva del balance of power nel middle-East, già fortemente incrinato dalla scomparsa dei due competitors Iraq e Afghanistan – è per lo stesso motivo che non si prendono in considerazione le ipotesi del bait and bleed e del logoramento – operata dagli USA. Ciò da un lato aumenterebbe le probabilità di un attacco israeliano all’Iran, con prevedibili ricadute sul processo di pace palestinese, e scatenerebbe una corsa agli armamenti atomici degli Stati vicini, così che ogni piccola tensione, in una regione altamente instabile come quella mediorientale, potrebbe degenerare in un conflitto nucleare («Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno già minacciato di voler reagire in questo modo e, data la loro ricchezza petrolifera, si tratta di una prospettiva realistica», p. 272).

Il “labirinto” dell’ Iran è dunque costituito principalmente dalla questione nucleare e dai problemi connessi: il finanziamento ai terroristi, le mire egemoniche e i tentativi di destabilizzare gli alleati degli americani.

Gli autori individuano nove opzioni risolutive: persuasione, dialogo, invasione militare, attacchi aerei, intervento d’Israele, insurrezione popolare, sostegno ai gruppi d’opposizione, colpo di stato militare, contenimento.

Ogni ipotesi di soluzione è analizzata secondo uno schema scientifico preciso: dopo un’introduzione esplicativa, si delineano l’obiettivo, la tempistica, la panoramica politica, i requisiti, enucleando i pro e i contro.

Nella teoria le alternative sono trattate separatamente per semplicità espositiva, ma nella pratica – come precisato nella trattazione – devono essere interagenti; infatti, sono riportate le combinazioni strategiche che gli Stati Uniti potrebbero mettere in atto. Meritano un breve accenno le opzioni di persuasione, di dialogo e di contenimento. La prima – che attualmente è la scelta dell’amministrazione Obama – è la strategia «del bastone e della carota»: Stati Uniti e Iran si impegnano in concessioni reciproche, con la possibilità americana di attuare pressioni affinché Teheran accetti di scendere a compromessi; la seconda prevede concessioni unilaterali di Washington con l’auspicio che l’ Iran abbandoni i programmi d’arricchimento dell’uranio.

Sono due soluzioni ampiamente distinte fra loro.

Bisogna riconoscere agli autori di questo saggio due grandi meriti: il primo è quello d’esporre i temi nel linguaggio utilizzato dai policy makers nell’elaborazione di una strategia, non contaminato dalla retorica adoperata per “vendere” le decisioni all’opinione pubblica; il secondo è quello di inserire ogni possibile scelta nello scenario internazionale, cercando di prevedere le reazioni contestuali non solo di Teheran, ma anche di tutti gli altri Stati regionali e delle grandi potenze mondiali.

M. Pollack, D. L. Byman , M.Indyk , S. Maloney , M. E. O’Hanlon , B. Riedel, Labirinto Iran. Ipotesi di pace e di guerra, Elliot, Roma 2010, pp. 330, euro 22,00.

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