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Luca Diotallevi: Religious freedom, una sfida alla laicità

di 23 Settembre 2010Ottobre 20th, 2020No Comments

Due risposte diverse alla stessa domanda: è possibile garantire al fenomeno religioso l’agibilità dello spazio pubblico? Luca Diotallevi si propone di smascherare un equivoco secondo il quale, con il concetto di laicità, si tende ad identificare una tematica generale, quella del rapporto tra potere politico e autorità religiosa, e una delle sue determinazioni particolari, la laïcité francese. E individua almeno un modello alternativo di laicità, la religious freedom.

Luca Diotallevi insegna sociologia all’università di Roma Tre. La dimensione pubblica del fenomeno religioso ha costituito oggetto d’indagine di molti suoi lavori. Tra gli ultimi, è del 2007 Religion and democracy in contemporary Europe, pubblicato presso il Van Leer Jerusalem Institute. Ma con lo stesso editore di Una alternativa alla laicità, Rubbettino, già nel 2001 si cimentò con Il rompicapo della secolarizzazione italiana, di cui il volume preso in esame si potrebbe considerare una sorta di ampliamento.

L’autore parte da una constatazione: lo Stato moderno affronta un periodo di difficoltà, dovuto anche, ma non solo, ad una crisi di quella che il dibattito contemporaneo tende a definire come «laicità». Diotallevi pone subito sul campo una delle numerose problematiche attraverso le quali si propone di accompagnare il lettore non verso una soluzione degli stessi quesiti, quanto piuttosto verso l’ampliamento e la comprensione della complessità di tematiche che spesso, a suo avviso, vengono esaurite in maniera non completa o non esaustiva. Il termine laicità, dunque, utilizzato per descrivere uno degli aspetti che strutturano lo Stato moderno, nel dibattito pubblico, e sempre più spesso in quello specializzato, finisce per indicare sia la natura del problema che una delle sue possibili soluzioni. Il problema identificato con «laicità» attiene a quell’insieme di tradizioni, che comprendono conoscenze, valori e norme, che contribuiscono a determinare i rapporti tra il potere politico e quello religioso. O, per dirlo utilizzando un’altra sfumatura, quale spazio pubblico possa avere il fenomeno religioso nella società contemporanea. «Quella parte della cultura europea che si trova nella spiacevole situazione di dover difendere la laicità, non come istituzione vitale ed efficace, ma ormai quasi sempre come valore da dover sostenere nonostante o contro l’evidenza dei fatti» (p.14), identifica il termine laicità con una delle soluzioni date nel corso degli ultimi secoli: la laïcité francese. Nel modello francese la libertà di professione religiosa è ampia e garantita, ma deve attenersi esclusivamente ad una dimensione privata. Secondo tale approccio, dunque, la crisi della laicità verrebbe determinata da un processo di deprivatizzazione della religione che starebbe investendo l’intera Europa; una spiegazione che, non convince l’autore. L’incompatibilità tra potere politico e autorità religiosa, nella laïcité, è determinata dal fatto che lo Stato «domina ed esaurisce in sé tutto lo spazio pubblico, lo regola e ne controlla gli accessi» (p. 32), finendo per determinare «l’espulsione di ogni organizzazione, codice e istituzione religiosa da quello che definisce autonomamente come spazio pubblico» (p. 33).

La crisi di un simile regime, secondo Diotallevi , non è tanto dovuta al fenomeno di deprivatizzazione della religione, quanto piuttosto al fatto che «non regge più l’equazione tra pubblico e statale» (p. 50). L’identificazione tra statualità moderna e laïcité non può essere perciò data per scontata. L’autore individua almeno un altra significativa teoria che descrive i rapporti che sussistono tra potere pubblico e influenza religiosa. È quella della religious freedom riscontrabile negli Stati Uniti, una «risposta radicalmente diversa alla stessa istanza» (P. 58). Il modello della religious freedom, al contrario di quello francese, «provvede a una separazione tra poteri religiosi e poteri politici la quale non implica alcuna privatizzatione della religione» (pp. 66-67). Tende al contrario verso un sistema fatto di controlli e bilanciamenti tanto intra-politici, quanto tra politica e società, che determina uno spazio pubblico ben più ampio della sua porzione politica, e comunque non riducibile esclusivamente ad essa. Anzi, perché la religious freedom sia effettiva, «occorre che le comunità religiose non siano assoggettate al potere pubblico» (p. 69) e che partecipino, insieme alle istituzioni politiche, al regime poliarchico di gestione della sfera pubblica che si viene così a determinare.

Diotallevi , non prima di aver dedicato un ragguardevole spazio al rapporto tra cattolicesimo e crisi della laicità, conclude che la pretesa di utilizzare il concetto di laicità non per indicare un problema, quanto per evidenziare una delle possibili soluzioni, sia ideologica. Anche il regime di religious freedom, riconoscendo una rilevanza pubblica irrinunciabile al fenomeno religioso, interpreta gli stadi più avanzati della modernizzazione e della globalizzazione, ponendosi a tutti gli effetti come «un’alternativa alla laïcité, e a ogni tipo di laicità» (p. 230).

Luca Diotallevi, Una alternativa alla laicità, Rubettino, Soveria Mannelli 2010, pp. 261, euro 14.00.

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