«La maturità dell’uomo significa aver ritrovato la serietà che si aveva da bambini, nel gioco».
Friedrich Nietzsche

Cosa resta, a noi adulti, di ciò che eravamo da bambini? Il gioco era una cosa seria, era tutta la vita, era il nostro mondo. E ora?

Siete d’accordo con Nietzsche? Questo è l’aforisma 94, nel celebre «Al di là del bene e del male», del 1886. In tedesco è così: «Die Reife des Mannes heißt: den Ernst wiedergefunden zu haben, den man als Kind im Spiele hatte».

Potrebbe addirittura sembrare una frase “zuccherosa” o anche banale, ma l’esperienza ci insegna che non lo è affatto. Perché? Perché ciò che conta veramente di noi è tutto lì, in noi bambini. Al di à del bene e del male.

E il famoso “diventa ciò che sei”, che Nietzsche riprese dal greco Pindaro, probabilmente significa proprio questo: non uccidere il bambino che è in noi, che siamo stati.

Sono sogni? Sono aspirazioni? Forse è la parte “migliore” di noi? Credo sia sostanzialmente ciò che siamo, e che abbiamo coperto da esperienze, pregiudizi, realizzazioni, visioni, dolori: cose positive e negative. Forse il nostro destino è proprio lì, in ciò che volevamo diventare o pensavamo di essere da bambini, anche nelle cose brutte, che poi – sperabilmente – abbiamo superato.

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