Flaiano osserva i mutamenti culturali e sociali dell’Italia tra gli anni Cinquanta e Settanta: il miracolo economico, la nascita della cultura di massa, il consumismo frenetico e l’avvio inesorabile del trionfo dell’apparire sull’essere. Temi, questi, che ritroviamo nel capolavoro cinematografico «La dolce vita» di Federico Fellini, alla cui sceneggiatura Flaiano collaborò, e dove il vero protagonista è quel vuoto spirituale mascherato da mondanità.

In questa celebre riflessione emerge tutta la sua visione caustica e disincantata della società, guardando con ironia una politica troppo spesso caratterizzata da una retorica altisonante e vuota, incapace di affrontare i problemi reali ma sempre abilissima nel giustificare i propri fallimenti.

Allo stesso modo, egli osserva gli ambienti culturali dominati dal conformismo ideologico, dove, pur di apparire moderni e originali, si finiva per sostenere le tesi più assurde.

Oggi le sue parole sono più che mai attuali: il circo della società, della politica e delle mode abbassano con sorprendente disinvoltura il livello del ridicolo, mentre molti degli spettatori seguono tutto questo con altrettanta sorprendente naturalezza, fino al punto in cui l’assurdo diventa abitudine e il buonsenso una provocazione.

I pagliacci esistono da sempre. La domanda è: chi continua ad applaudirli?

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