Liberty aristocratico di Palermo piccola capitale dell’ Art Nouveau, ha “fratelli minori”: gli hotel storici e le botteghe d’epoca.

Riferendosi alla Sicilia Liberty l’architetto Paolo Portoghesi scrive: “Fu, nello stesso tempo arte raffinata e d’élite e arte popolare nel senso migliore della parola, arte capace di essere assorbita rapidamente dalla cultura artigiana e riproposta in modo creativo a contatto con le diverse eredità storiche. Il Liberty siciliano è la dimostrazione più evidente di questa duplicità”.

Un Liberty d’élite a Palermo, si arrampica sui palazzi nobiliari, è riflesso dagli specchi dei saloni e diviene luce “di tutti’’ quando lampade tonde e fiorite illuminano la luce rosata degli antichi caffè.

Seppur in forma minore il Liberty si ramifica a Palermo in molteplici declinazioni.

Ha la semplice dignità delle mattonelle che con luccicanti spighe di grano in maiolica gialla e blu segnalano una panetteria, ma è anche lussureggiante e frondoso come nei complicati affreschi con trionfi di fiori e frutta nelle “Salles à manger” degli storici alberghi di grande valore artistico.

Un Liberty “di strada” si arrampica furtivo sugli esigui balconcini affollati di piante dove le rigide decorazioni floreali delle ringhiere si intrecciano con il fogliame degli irrinunciabili alberelli di agrumi.

Un equilibrio precario si contende lo spazio tra i medaglioni delle facciate e l’odore verde dei rampicanti.

Non solo la nobiltà del Gattopardo (1), non soltanto “i Saloni delle Feste” disegnati da Ernesto Basile (2) (il celebre architetto del Liberty autore della Camera dei deputati a Roma): la rinascita culturale e artistica di Palermo sotto il segno del Liberty passa anche dai salotti alto-borghesi, tra le “quinte”dei paraventi realizzati dalla ditta Ducrot, attraversa gli arredi lignei dei rigorosi Circoli Culturali, dove le affabulazioni colte ed ironiche dei gentiluomini “fanno” politica sociale.

Palermo è stata una città-fulcro del Liberty , giunto in Italia quando nel resto d’Europa si era già affermato ed affievolito.

Quello siciliano è un Liberty “affollato”, un po’ moresco, eccessivo di tutto: un groviglio di vegetazioni ed allegorie e di ricordi cristologici come il melograno.

Una “botanica carnale” fatta di rampicanti, agrumi e grappoli d’uva che si avviluppano in un groviglio decorativo ispirato alla natura: animali, frutta, fiori. Stilizzati e non.

La simmetria lineare degli stucchi, delle lanterne angolari che presidiano gli incroci nelle vie, è subito smentita dal rifulgere della fantasia colorata dei vetri a piombo nascosti nei ritagli ombrosi dei portoni.

Esiste però una via di mezzo tra i capolavori più noti dell’ “Alto Liberty siciliano” e la modesta insegna fatta di boccioli che indica timidamente una sartoria: è la scoperta di un Liberty “minore” che si rintraccia in diversi edifici, come ad esempio due prestigiosi alberghi, che è altrettanto “ sinuosa e insinuante”.

Due alberghi Liberty Villa Igiea e il Grand hotel des Palmes sono nati per offrire riparo all’arte- sotto il segno del Gattopardo e dell’architetto Ernesto Basile – intrecciando arte e storia con le vicende della quotidianità e la luce argentea degli specchi con i sentimenti di chi ha vissuto in quegli scenari che oggi noi chiamiamo hotel.

Questi alberghi rappresentano, sia pur diversamente, le due “regge” del Liberty per gli arredi, i decori, gli enormi lampadari grondanti luce e l’ispirazione al “naturalismo”.

La flessibilità degli intrecci di fiori, foglie, trionfi di rami, frutti, tralci e viticci disegnano lo stile, gli specchi rimandano all’infinito “creature danzanti” moltiplicando spazi e suggestioni .

Il Liberty palermitano deve molto agli studi botanico-naturalistici di Giovan Battista Filippo (3) che rivivono nelle ceramiche fiorite: blu, rosa, gialle e nelle sagome stilizzate degli uccelli sulle vetrate: richiami al mondo animale, al risveglio, al trionfo della vita: di ciò i due alberghi sono un monumentale omaggio.

L’hotel Villa Igiea nasce in questo periodo felice con la famiglia dei Florio, fortunati mercanti calabresi immigrati in Sicilia e divenuti ricchi protagonisti dell’eclettico fermento artistico, industriale e culturale dell’epoca.

La Belle Epoque dei Florio – che coincide con la piena adozione del Liberty in Sicilia – non fu, tuttavia, un’adesione passiva dell’isola allo stile già affermatosi all’ estero (lo Jugendstil in Germania, l’ArtNouveau in Francia o il Modernismo in Spagna) ma un saporito frutto siciliano, una personalizzazione, un adattamento mirabile.

Il Liberty arrivò a Palermo agli albori del nuovo secolo, in un periodo di rinnovamento nel quale si producevano dovunque cultura ed arte: nascevano nuove opere pubbliche ed una città pigra si svegliava, costruiva, pensava.

Il Liberty si allarga come un’immagine di pensiero differenziandosi in stilemi diversi: la scuola di Palermo vi inserisce un’eco di stile gotico-catalano, la Sicilia sud orientale, invece, lo stempera avvolgendolo nella tradizione barocca. A Siracusa nacque, nel 1883, una Scuola dell’Arte diretta da Giovanni Fusero (4), un piemontese che portava gli alunni all’aperto nella realtà paesaggistica siciliana affinché lavorassero a contatto con la “loro” natura, traendone elementi “vivi”.

Il Liberty in Sicilia si innesta su realtà già presenti sul territorio e nasce da necessità concrete: esigenze che si trasformano in una “pratica dell’arte“ assorbita e concretizzata non soltanto nelle ville e nei palazzi signorili.

Non a caso, infatti, Antonino Uccello (5), parla di “case degli emigrati“ quando vede sorgere il Liberty anche in provincia, grazie alle rimesse dei tanti siciliani al lavoro negli Stati Uniti e grazie anche al lavoro dei tanti scalpellini (tra i quali un vero artista, Sebastiano Bonaiuto (6)) che impreziosiscono la pietra lavorandola fino a farla sbocciare in case intagliate in pietra “fiorita“.

L’accoppiamento donna-fiore è un classico siciliano: i volti di donna, in uno svolazzo di fiori e nastri, testine ben pettinate, erano la diffusa e gentile chiave d’ingresso dei portoni.

Uno stile elaborato man mano si diffonde ovunque privilegiando la scenografia degli edifici: scale, torrette, capricci di archi, avancorpi: è un gotico-rinascimentale siciliano che si adegua alla corrente internazionale modernista che, nel frattempo, dilaga in Europa e trova nel 1902 a Torino la sua consacrazione nell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa.

Florio divenuti la più importante famiglia di imprenditori, affidano subito a René Lalique, celebre esponente dell’Art Nouveau, lo stemma per la prima corsa automobilistica Internazionale del Circuito di Sicilia: la famosa Targa Florio (7).

Il Liberty trionfa anche nei manifesti che reclamizzano tra i prodotti dell’industria emergente proprio il Marsala dei Florio piuttosto che i pneumatici Pirelli illustrati da Morino (8) o la celebre aquila sovrastante il mondo, nella pubblicità del Fernet Branca.

Tutto ebbe inizio per Villa Igiea, quando Ignazio Florio, nel tardo ottocento, acquistò una villa neogotica sul litorale palermitano dell’Acquasanta da Mister Donviller (9), un inglese che ne aveva fatto un rifugio d’amore per incontrarsi con la fanciulla siciliana che amava.

Il rifugio degli amanti fu trasformato, dapprima in una clinica di lusso (Villa Igiea dal nome della dea della salute), poi, in seguito alla mancata conferma clinica dell’intuizione del luminare tisiologo Professor Cervelli sul miracoloso “igazolo” (10), in un albergo, un castello sul mare con verande, terrazze e saloni, un emblema del Liberty destinato alle vacanze delle casate reali e dei nomi più prestigiosi d’Europa.

Il progetto fu affidato ad Ernesto Basile (che aveva appena terminato il grandioso allestimento del Teatro Massimo di Palermo insieme al mobiliere Vittorio Ducrot ed al pittore Ettore de Maria (11)).

I e tre lavorarono per creare il sontuoso albergo che divenne un capolavoro di architettura Liberty .

Persino Oscar Wilde (12), con la sua filosofìa dell’Idea del Bello li influenzò durante l’esecuzione degli affreschi.

Ed il bello architettonico, la raffinatezza degli arredi si riflettono moltiplicandosi nella fluidità liquefatta delle specchiere fino al soffitto a capriate della cosiddetta Sala Basile, a sinistra della hall, dove figure femminili danzano tra le porte ornate di iris, festoni grondanti rose e rami di melograni.

Palme, arance, limoni, faticano a restare fuori dalle grandi vetrate che si affacciano sul giardino e sul promontorio e poi sul mare, da dove si intravede il porto.

All’inaugurazione dell’hotel, il 19 dicembre del 1900, i Florio avevano invitato tutta l’aristocrazia cosmopolita ed essi stessi vi si trasferirono stabilmente. Quelle sale ospitarono i leggendari ricevimenti della bellissima donna Franca, moglie di Ignazio Florio, un’aristocratica soprannominata dallo Zar Guglielmo II Stella d’Italia. Ancor oggi la si può ammirare in un ritratto di Boldini (13) nel quale la donna, vestita di nero, sfoggia una collana di perle lunga sette metri donatale,si dice, dal marito per farsi perdonare un’infedeltà.

Il trionfo di Villa Igiea ha rappresentato l’apice della fortuna dei Florio: banchieri, capitani di industrie ceramiche, vinicole e in maggior numero navali.

La decadenza dei Florio, negli anni venti, non coinvolse Villa Igiea che risplende ancora e rappresenta oggi un notevole riferimento culturale.

L’albergo infatti ospitò Luchino Visconti che, durante le riprese del film Il Gattopardo, loaffittò per un mese riservandosi “solo” tre stanze al secondo piano, mentre dieci stanze erano occupate dalla sartoria.

Sofìa Loren e Richard Burton vi girarono il film Il Viaggio (14) indossando gli stessi abiti, ricreati fedelmente, che gli abituali frequentatori aristocratici di Villa Igiea indossano nelle foto che impallidiscono alle pareti.

Un filo storico e cinematografico, rigorosamente Liberty , lega Villa Igiea al Grand Hotel et des Palmes, al centro di Palermo. Una palma all’ingresso, imponente, in vetro opaco, una tettoia Liberty in ferro battuto.

Il filo di velluto rosso scuro parte dalle pareti del raffinato salottino-bar dove luci fioche illuminano gli arredi d’epoca; il Liberty si impone con la grazia nobile e discreta delle vetrate verdi dove spicca, ingenuo, il candore delle colombe.

Luchino Visconti (reduce dal cuore della Palermo antica dove girava gli esterni del Gattopardo) amava sedere sulla poltroncina all’angolo del bar, meditabondo, fissando la sua tazza di tè come a leggervi il futuro.

L’atmosfera è quieta in questo albergo, quasi ecclesiastica: forse è l’eco della vicina e austera chiesa protestante che fa compagnia al rumore meccanico della centralissima via Roma.

Nei lunghi corridoi dell’albergo sono appese stampe severe dai colori tenui, fotografie scolorite dal tempo che narrano come fu proprio l’architetto Basile, ad aggiungere nel 1907, due piani all’edificio, a rimaneggiarne i saloni con ori, marmi, stucchi e velluti rossi, inserendo con grazia prepotente il più puro Liberty tra gli altri stili dell’hotel.

E’ di Ernesto Basile la magia riflettente della Sala degli Specchi che rimanda a quella della Gancia dove è stata girata l’indimenticabile scena del ballo del Gattopardo.

E’ sempre di Ernesto Basile l’atrio, un ingresso luminoso con la dignità color crema delle colonne, e le altre sale di rappresentanza (la Sala Wagner, la Sala del Caminetto, il cui soffitto è simile a quello di Palazzo Montecitorio)

Lo stile Liberty è trattato con una leggerezza che rende le pareti diafane come l’alabastro.

Anche per l’hotel Des Palmes, come per Villa Igiea, l’origine è anglosassone.

Inizialmente era una villa, dimora di una famiglia inglese:gli Ingham-Whitaker (15).

All’ingresso dell’edificio, che un tempo era da via Mariano Stabile, c’era un rigoglioso giardino Liberty ora scomparso, ma assai simile all’attuale Giardino Inglese di Palermo.

Nel 1874 la casa di famiglia divenne un albergo: ospiti illustri, Francesco Crispi, nel 1882, eVittorio Emanuele Orlando (16).

All’epoca a Palermo si vendevano ancora i gelsomini, al crepuscolo in attesa della sera, ma soprattutto in attesa di andare a teatro.

I gentiluomini infilavano all’occhiello il fiore profumato, le signore ornavano il cappello di mazzolini bianchi.

Il teatro Massimo è vicinissimo al Grand Hotel des Palmes, così vicino che si narra ci fosse un corridoio sotterraneo a collegare l’albergo con il teatro.

Una leggenda vuole che Wagner, ospite abituale dell’ albergo, ivi terminasse la composizione del Parsifal (17), ed abbia più volte usato questo passaggio segreto comparendo in hotel sfoggiando gelsomini e dileguandosi, per ritornare a teatro, senza mai uscire in strada.

Di questo corridoio segreto non resta traccia, mentre resta in albergo, (custodito sotto vetro) lo sgabellino azzurro sul quale Wagner sedeva a “fare musica”.

Resta, invece, evidente ovunque il “passaggio” del Liberty a Palermo.

Un passaggio non “segreto”, ma un serpeggiare ostentato, onnipresente e clamoroso di quello stile floreale che si esprime a Palermo anche attraverso la riservatezza ovattata degli alberghi storici.

Palermo mostra una cultura profumata di Liberty che appare e riappare, come i flussi della memoria.


Bibliografia

Sicilia Liberty E genio Rizzo-Maria Cristina Sirchia Flaccovio Editore

La vita di Ernesto Basile e ed il Liberty -Rossana Boscaglia,’’I grandi Siciliani’’Salemi,1992

Note

1) Film di Luchino Visconti del 1963 tratto dall’omonimo romanzo di Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa

2) Palermo1857 – 1932, uno dei migliori esponenti del modernismo italiano

3) Giovanni Battista Filippo Basile (Palermo1825 – Palermo1891), padre dell’architetto Ernesto Basile che lo riteneva “artista liberissimo e iniziatore di uno stile libero.” Fra le sue opere: la facciata in stile neogotico della cattedrale di Acireale e il Teatro Massimo di Palermo terminato dal figlio.

4) La Scuola d’Arte Applicata all’ Industria fu diretta da Giovanni Fusero che giunse a Siracusa nel 1891. Giovane insegnante torinese, nominato direttore della scuola, Fusero propose un regolamento e un ordinamento stabile degli studi.
La scuola ebbe due laboratori (scultura decorativa e pittura ornamentale) ed un altro corso dedicato alle applicazioni..Fusero dichiarò il proprio antiaccademismo e la sua adesione all’Arte Nuova volta allo spirito Modernista e prese a modello di riferimento la natura.

5) Antropologo, Canicattini 11 Settembre 1922 – 29 Ottobre 1979

6) Sebastiano Bonaiuto (1864 – 1932) ,era un famoso scalpellino del Liberty siciliano: tipici i portoni,e gli edifici scolpiti con fiori,frutta,conchiglie.

7) Istituita nel 1906 da Vincenzo Florio con l’obiettivo di attrarre la nascente industria italiana in Sicilia e dare un importante banco di prova alle vetture partecipanti.

8) Nome d’arte e firma di uno dei più quotati illustratori di manifesti in stile liberty .

9) Un eccentrico nobiluomo inglese che acquistò la zona limitrofa alla spiaggia dell’Acquasanta e dove era solito, in qualunque giorno dell’anno, percorrere a nuoto il tratto antistante la grotta per beneficiare delle proprietà minerali e curative dell’acqua.

10) L’igazolo è una sostanza usata per la cura della tubercolosi polmonare,che però non diede grandi risultati. Fonte:”Annali di farmacoterapia e chimica biologica”1900, leg.fascicolo 7);

11) Ettore De Maria Bergler, Napoli, Dicembre 1850 – Palermo,18 Febbraio 1938

12) Dublino16 ottobre 1854 – Parigi30 novembre 1900

13) Ferrara31 dicembre 1842 – Parigi11 gennaio 1931

14) Di Vittorio De Sica, 1974

15) Sulla Famiglia Ingham-Whitaker: La diversificazione delle attività economiche nella Famiglia Ingham-Whitaker, Luisa Pulejo; La storia dei Whitaker, Raleigh Trevelyan,edizione Sellerio,1988.

16) Vittorio Emanuele Orlando, politico e giurista (Palermo18 maggio 1860 – Roma1 dicembre 1952). Abtiuale frequentatore del Grand Hotel et des Palmes rimase famosa una sua cena con 12 portate.

17) Parsifal, ltima opera di Wagner composta tra il 1865 ed il 1882, considerata una sorta di testamento spirituale. Messa in scena la prima volta il 26 luglio 1882 a Bayreuth

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