L’articolo analizza il rapporto tra la fotografia e l’immagine riflessa. Dopo alcune ricerche ed esperienze sperimentali nel proprio studio, il fotografo Rino Regoli ha sentito la necessità di affrontare gli ambienti esterni, all’aperto. Proprio in queste ultime opere, l’artista coniuga due opposti che creano l’immagine: l’elemento figurativo e quello informale.

Come sarebbe bello se potessimo entrare nella Casa dello Specchio! Sono sicura che vi sono cose bellissime là! Immaginiamo che vi sia un passaggio per giungervi in qualche modo”. Lewis Carroll. (1)

Nella lingua ebraica i termini specchio e visione sono indicati dalla stessa parola e qualunque siano le forme e la destinazione, essi esprimono sempre un prodigio, dove spesso si confondono realtà e illusione. E’ il prodigio che l’uomo conobbe all’alba dei tempi, quando viveva ancora in una realtà priva di artifici tecnici e osservava meravigliato ed incuriosito la propria immagine riflessa sull’acqua.

Così l’uomo, imitando la natura che lo circondava, diventò artista e l’opera d’arte si trasformò nello specchio del mondo.

E’ questo lo stesso stupore primordiale che anima le immagini di Rino Regoli . Egli fotografa un fenomeno riflesso sul corso di un fiume, che viene così sottratto al divenire dello spazio e del tempo e fermato in un istante unico ed irripetibile.

Regoli , dunque, prima percepisce una realtà nascosta, modellata da un caleidoscopico mosaico di apparenze fantasmagoriche e poi, dopo aver fotografato e sviluppato quell’immagine, la restituisce allo spettatore come una riproduzione dotata di una dimensione visiva nuova e diversa da sé. L’artista contempla così il mondo riflesso sull’acqua, come Alice, la protagonista della celebre favola di Lewis Carroll, che per curiosità scoprì un’altra realtà al di là dello specchio.

Mi ha rivelato Regoli durante una nostra conversazione:

E così una comune passeggiata nei pressi di una darsena, di un fiume, in certe favorevoli condizioni ambientali, che non sono poi così rare ma cicliche e naturali come il nascere di un arcobaleno, può divenire l’inizio di uno splendido viaggio per gli occhi e per la mente, un viaggio attraverso lo specchio di Alice”.

Le foto dell’artista non nascono solo dal caso, ma da una prefigurazione della scena nell’attesa che accada. Regoli studia la luce, poi osserva come scivola e si riflette sull’acqua, quindi si ferma, si apposta, attende la sua preda e poi scatta. Cura, occhio, scelta e caso, sono i segreti di queste riproduzioni.

Le sue opere esprimono una mente aperta, priva di pregiudizi intellettuali, e una disposizione d’animo sensibile ai giochi cromatici e luministici. In esse, inoltre, sono rappresentate le infinite possibilità quotidiane di meravigliarsi di fronte alle manifestazioni della natura.

In fondo Rino s’ispira alla tradizione poetica e fiabesca di Lewis Carroll: dietro l’apparenza dell’immagine si nasconde una realtà fantastica ed onirica. Spetta all’artista il difficile compito di coglierla ed esprimerla in una forma completa.

Le sue fotografie, quindi, guidano lo spettatore in un viaggio di riflessi inconsci, dove gli oggetti perdono la propria struttura originaria e il rapporto con l’ambiente circostante. Non esistono più punti cardinali o coordinate cartesiane, la logica finalmente lascia spazio all’immaginazione e alle libere percezioni sensoriali, la realtà non è più così come appare. Le sue immagini, flussi colorati di intermittenze del cuore, sono riflessi magmatici di forma, di luce e di colore incorniciate nel magico specchio d’acqua di Alice.

Regoli spesso ripete queste parole di Escher:

Dall’analisi degli enigmi che ci circondano, dalle considerazioni e dalle osservazioni che ho fatto, sono arrivato nel campo della matematica. Sebbene sia completamente digiuno di conoscenze e di esperienze nel campo delle scienze esatte, mi rendo spesso conto di avere più in comune con i matematici che con gli altri artisti”.

Come l’incisore olandese che era influenzato dal metodo scientifico, così Rino Regoli si interessa alle leggi della riflessione e della rifrazione della luce.

Dopo alcune ricerche ed esperienze sperimentali nel proprio studio, finalizzate all’organizzazione logica di un mondo costellato da apparenze fantastiche, tra giochi ottici di luci e di ombre, Regoli ha sentito la necessità di affrontare gli ambienti esterni, all’aperto. Proprio in queste ultime opere, l’artista coniuga due opposti che creano l’immagine: l’elemento figurativo e quello informale.

Le linee sinuose e astratte disegnate sull’acqua sono plasmate da riflessi scomposti di una barca, di un cormorano, di una ciminiera o di una parete di un edificio. L’effetto di queste rappresentazioni sono mondi alieni, in cui è scisso il concetto platonico di modello (idea) e di copia (fenomeno) della realtà. Quindi le fotografie di Regoli rappresentano un’esperienza ipnotica, quasi psichedelica (dal greco “psiche” e “delos” ovvero mente aperta) del dato oggettivo. Egli realizza così, attraverso la sintesi di molteplici esperienze artistiche (i mosaici di Escher, l’Optical Art, l’Informale, il Reportage fotografico e i quadri surrealisti di Dalì con gli orologi liquefatti) una sua personale concezione visionaria del reale.

Quando i riflessi dell’acqua in movimento sono saturi, lo sguardo dell’artista coglie la trama della superficie accarezzata dolcemente dal vento, e solo allora l’ “epifania” della forma si svela dinnanzi agli occhi dell’osservatore.

Essi dimorano nel Paese delle Meraviglie;

Sognano mentre i giorni passano,

Sognano mentre le estati si dileguano.

Mai vengono trasportati dalla corrente…

Ma, immobili, indugiano nel barlume d’oro…

Cos’è la vita, se non un sogno?” (2)


Note

1) L. Carroll, “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Dietro lo specchio”, Sugar Editore, Milano 1967, p. 164.

2) Ibidem, 176.

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