La promozione di attività di assistenza tecnica, formazione, rafforzamento istituzionale, rinnovamento dei quadri normativi e disseminazione dei valori della giustizia, costituisce uno dei cardini dell’iniziativa di diplomazia giuridica italiana.

Essa risponde ad una crescente domanda proveniente da numerosissimi Paesi, ed è volta soprattutto a condividere internazionalmente i modelli e i protocolli operativi italiani in funzione anticorruzione, antimafia ed antiriciclaggio adottati.

L’Italia è all’avanguardia nella lotta alla criminalità organizzata, con riconosciuto ruolo pionieristico, specie in ogni forma di contrasto ai fenomeni criminali transnazionali.

Tra i punti di forza delle nostre proposte, sul piano contenutistico, possono essere annoverati:

  • lo statuto speciale antimafia;
  • le tecniche investigative contro la criminalità organizzata ed ogni forma di illecito economico-finanziario;
  • il modello dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e della magistratura inquirente e giudicante, che qualificano i rispettivi presidi di prevenzione e di repressione delle mafie, della corruzione e del riciclaggio di capitali illeciti;
  • il regime di responsabilità degli enti;
  • la trasparenza degli assetti societari e dei flussi finanziari;
  • l’attenzione alle principali aree a rischio di infiltrazione;
  • le misure di prevenzione, la confisca e la destinazione a fini sociali dei beni confiscati;
  • lo scioglimento degli enti locali infiltrati dalla criminalità;
  • il contrasto al crimine organizzato nei sistemi penitenziari.

La metodologia dell’assistenza tecnica italiana si è articolata nel tempo in quattro specifiche componenti.

Anzitutto la Capacity Building, ossia la formazione professionale dei magistrati e dei funzionari di polizia e della pubblica amministrazione coinvolti nelle attività di prevenzione e contrasto del malaffare. La Capacity Building ha mostrato la propria debolezza e, in alcuni casi, inconsistente funzionalità a fronte di carenze, di tipo istituzionale ed organizzativo, nei Paesi di riferimento. Si è posto, di conseguenza, il diverso problema della necessità di contribuire alla costruzione o all’ammodernamento del sistema istituzionale amministrativo, sulla base di pregresse esperienze.

Ha avuto perciò un ruolo distinto dalla Capability, una vera e propria attività di assistenza tecnica deputata all’Institution Building. Naturalmente, Capacity Building ed Institution Building vanno declinate insieme. Nondimeno, l’accompagnamento istituzionale sul piano organizzativo segna il passo di fronte alle carenze dei quadri normativi locali, che rischiano di vanificare gli sforzi dedicati all’architettura amministrativa.

I vuoti o ritardi normativi non possono colmarsi con l’Institution Building: è necessario contribuire all’ammodernamento dei quadri legislativi e regolatori attraverso un’opera di vero e proprio Law Enforcement.  In tali casi, naturalmente, l’ammodernamento del quadro normativo deve essere accompagnato da una Capacity Building adeguata a sostegno dei soggetti istituzionali chiamati ad applicare le nuove regole e da una Institution Building degli enti con relativa competenza.

Il quarto livello di intervento, tra quelli che formano i pilastri della metodologia italiana e che costituisce un parametro cross cutting, è rappresentato dalla Value Dissemination, cioè dalla disseminazione dei valori della legalità e della giustizia, attraverso una sapiente ed autorevole condivisione della cultura della legalità che deve fungere allo stesso tempo da volano e da humus per un cambio di passo nella lotta al crimine organizzato in tutte le sue forme.

È questo quarto terreno a costituire uno dei fulcri – con il carattere della novità – nella proposta programmatica multidimensionale italiana, sviluppata soprattutto in favore dei Paesi latino-americani e caraibici.

Il continente latino-americano costituisce il crocevia di rilevanti traffici delittuosi e si pone al centro delle più importanti indagini transnazionali sulle reti criminali e sul riciclaggio di capitali illeciti (basta por mente, a mero titolo di esempio, alle attività dei cartelli di narcotrafficanti e delle nuove forme di manifestazione del crimine organizzato di area [maras, pandillas, etc.], alle investigazioni della DNA italiana e della DEA statunitense sul narcotraffico internazionale, allo scandalo denominato Panama Papers, al caso Odebrecht, all’indagine Lava Jato, al processo La Linea in Guatemala etc..).

La criminalità organizzata latino-americana, alla luce di quanto evidenziato ed in ragione di oggettivi ben più specifici dati storici e sociologici, contribuisce ad integrare oggi una minaccia globale in punto di sicurezza.

A detto riguardo, va considerato che l’Italia ha fatto fronte a simili sfide con decenni di anticipo rispetto all’America Latina conseguendo risultati positivi: è rilevante sottolineare che la risposta istituzionale italiana alla minaccia delle mafie nell’ultimo ventennio del secolo scorso ne ha ridotto consistenza ed offensività, sempre attraverso misure che, quantunque significativamente dure, sono sempre state integralmente contenute nella cornice dei principi dello Stato di diritto.

La giustizia e la tutela dei diritti umani accompagna e rafforza qualsivoglia proposta di intervento in subjecta materia. Anche in virtù di detta considerazione valoriale, l’esperienza maturata dal vecchio continente può integrare un asset inestimabile e storicamente indispensabile per qualsivoglia ipotesi di contrasto efficace alla criminalità organizzata latino-americana. La circolazione dei modelli italiani e la loro ibridizzazione con l’architettura istituzionale dei partners latino-americani offrono un’alternativa utile e percorribile.

Va, infine, rimarcato che sono consistenti ed importanti le affinità tra i gruppi criminali latino-americani e le mafie tradizionali: d’altro canto, la natura ormai sempre più transnazionale delle più importanti e potenti reti criminali consiglia, vieppiù, l’adozione di una strategia sinergica intercontinentale di prevenzione e repressione, in linea con la Convenzione di Palermo (UNTOC).

La violenza del crimine organizzato in America Latina, ormai da decenni, non conosce limiti; anche la corruzione ha visto i narcos affinare progressivamente le modalità di approccio all’amministrazione pubblica mediante l’instaurazione di vere e proprie trattative ai massimi livelli. Il riciclaggio dei narcodollari ha completato il disegno criminale inquinando l’economia: oggi buona parte del continente soffre per l’assenza di sicurezza, la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni e un limitato progresso economico.

Ai gruppi criminali tradizionali si affiancano nuove organizzazioni ancora più violente, in alcuni casi, in grado di sfruttare le falle delle misure di sicurezza ed il cattivo funzionamento dei sistemi penitenziari.

Essenziale, ai fini del successo di qualsivoglia politica e programma operativo in subjecta materia, è il cosiddetto Knowledge Management Sharing, secondo i canoni dell’assistenza tecnica internazionale in materia di giustizia e sicurezza. Solo un’azione coordinata di formazione, riorganizzazione istituzionale, ammodernamento del quadro normativo e condivisione di valori per la diffusione della cultura della legalità potranno consentire all’America Latina di agganciare gli standards di sviluppo sostenibile e, in particolare, il goal 16 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

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