Skip to main content

Nel discorso di fine anno, pronunciato lo scorso 31 dicembre dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oggi rieletto, la parola “responsabilità” è stata pronunciata più volte: «Dobbiamo ricordare i meriti di chi, fidandosi della scienza e delle istituzioni, ha adottato le precauzioni raccomandate e ha scelto di vaccinarsi: la quasi totalità degli italiani, che voglio, ancora una volta, ringraziare per la maturità e per il senso di responsabilità dimostrati. La pandemia ha inferto ferite profonde: sociali, economiche, morali. Eppure, ci siamo rialzati. Grazie al comportamento responsabile degli italiani».

La vaccinazione della quasi totalità degli italiani, la ripresa delle attività economiche e sociali, il risanamento morale, tutto è stato fatto grazie al senso di responsabilità.

Ma cosa si intende per responsabilità?

“Responsabilità”, dal latino respondere, significa rispondere di qualcosa, rispondere a qualcuno, render conto del proprio agire. Chi ci interpella? A chi dobbiamo rispondere? Chi valuterà il nostro agire?

Il filosofo tedesco Hans Jonas, nella sua opera «Il principio di responsabilità» (Das Prinzip Verantwortung, 1979), considera le azioni collettive e individuali come portatrici di effetti nei confronti delle generazioni future e, in generale, del divenire dell’umanità. Il principio di responsabilità impone il dovere di considerare gli effetti derivanti dalle scelte del singolo, considerando la loro incidenza nei confronti della vita del genere umano. Da ciò deriva l’urgente riformulazione dell’imperativo kantiano: «agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra [e, al contempo] agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita. […] il nuovo imperativo afferma che possiamo sì mettere a repentaglio la nostra vita, ma non quella dell’umanità».

Il nuovo imperativo evoca gli effetti ultimi dell’azione umana. Siamo tutti responsabili (e dunque artefici) del destino del genere umano. Scrive Jonas: «Il nostro imperativo procede [verso] un futuro reale calcolabile  ̶ l’orizzonte aperto della nostra responsabilità».

L’esortazione alla responsabilità deve coinvolgere l’umanità intera, cosciente del suo essere parte di un processo storico in divenire. Ciascuno troverà in sé la motivazione per procedere in questo modo, per alcuni sarà il sentimento di amore cristiano o di altre fedi; per altri, escludendo qualsiasi esito escatologico, sarà la fratellanza o il dovere di perpetuare e salvaguardare la specie umana.

Chi ci interpella? A chi dobbiamo rispondere? Chi valuterà il nostro agire? La nostra integrità fisica e psichica, la socialità, la nostra economia e ciò che sarà per le generazioni future. Queste dimensioni ci esortano all’azione, ci impongono il dovere di utilizzare tutto ciò che è in nostro potere per metter fine a questa pandemia e tornare così alla vita vera. L’unica soluzione risiede nell’affidarsi all’indagine scientifica e alle soluzioni che essa formula. Parafrasando Charles Hard Townes, premio Nobel per la fisica, aver fiducia nella scienza implica l’aver fiducia nella razionalità umana. L’etica della responsabilità e la ragione conducono alla vaccinazione.

Non è libertà rivendicare una propria decisione a discapito della libertà universale. Agire rispondendo solamente alle esigenze egoistiche e alle infondate credenze individuali è agire a discapito della collettività attuale e futura, è procedere contro l’umanità, è denigrare e disconoscere la sua razionalità.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

Send this to a friend