«Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani. Ma se domani scoprono in me dei valori, vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba».

«Non aspiro a diventare qualcuno di “straordinario”, mi basta essere «ordinario» nel senso che il mio lavoro sia ragionevolmente buono, che abbia il diritto di essere e che possa servire a uno scopo».

 «Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendono. Ma verrà il giorno in cui la gente riconoscerà che valgono più del valore dei colori usati nel quadro».

Vincent Van Gogh

135 anni fa, nel1890, muore Vincent Van Gogh, per una pallottola che si sparò lui stesso al petto.

Fu un atto di follia o di disperazione?

Nei suoi dipinti, egli trasmette vita con colori intensi e luminosi, e uno stile formidabile. E una intensissima profondità psicologica ai suoi ritratti. Tuttavia, egli vendette solo un quadro in vita sua, tra l’altro non uno dei suoi più belli: “La vigna rossa”.

Può l’arte placare i tormenti di una mente ed alleggerirla dal peso esistenziale?

Perché non è stato riconosciuto il valore di Van Gogh in vita, come capita a tanti? La fortuna gioca un ruolo fondamentale, ma proviamo a rispondere al di là di essa.

Questi pensieri sono tratti dalle lettere al fratello Theo, che il grande artista scrisse tra il 1872 e il 1890.

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