«Cetaceo» deriva dal greco antico, ketos,e significa mostro marino, balena. Il termine, introdotto da Aristotele, indica gli animali marini che, diversamente da pesci e anfibi, hanno sangue caldo, allattano i loro piccoli e sono dotati di polmoni con i quali respirano. Tranne le inie, tre specie viventi di delfini di acqua dolce che risiedono nei fiumi e negli estuari di acqua dolce (Rio delle Amazzoni e, in generale, i fiumi sudamericani), i cetacei sono tutti mammiferi marini.

Sono gli animali più grandi del mondo e per liberarsi di anidride carbonica e assumere ossigeno devono emergere dall’acqua più o meno ogni 30 minuti.

In superficie, respirano mediante uno sfiatatoio posto all’apice del capo attraverso il quale emettono aria molto umida soffiando con energia. Dopo l’espirazione, aspirano aria pulita e ritornano sott’acqua per circa 20-30 minuti prima di riemergere.

Sono cetacei marini le balene, le orche, i delfini, i capodogli, i beluga, i narvali, le focene.

La balenottera azzurra è il cetaceo più grande e pesante. Il suo corpo è lungo circa 33 metri e pesa tra 100 e 130 tonnellate.

Il comportamento di questi giganti del mare dipende dalla complessità delle reti nervose del loro cervello.

I cetacei con il cervello più grande sono in grado di adottare comportamenti sociali e comunicativi più complessi rispetto agli esemplari con una grandezza cerebrale più modesta.

Osservando i loro comportamenti, è emerso che specialmente delfini e balene hanno abitudini sociali simili a quelle dei primati di cui facciamo parte insieme a gorilla, scimpanzé, orango e diverse altre scimmie.

I cetacei dimostrano infatti comportamenti sociali complessi, simili ai nostri, sebbene le loro e le nostre strutture cerebrali non siano affatto simili.

È verosimile, pertanto, che primati e cetacei abbiano affrontato una evoluzione parallela che avrebbe portato questi animali, sia quelli terrestri sia quelli marini, ai vertici dello sviluppo cognitivo quasi contemporaneamente.

Si è scoperto che, sott’acqua, dove la visibilità è scarsa ed è sostanzialmente impossibile seguire una traccia olfattiva, i cetacei comunicano con uno o più membri del proprio o di altri gruppi, mediante un linguaggio formato da un vasto repertorio di rumori: fischi, rimbombi, trilli, grugniti e grida, oppure rumori che vengono definiti click per la loro brevità, a cui fanno ricorso per comunicare, per esempio, la presenza di cibo.

Le megattere e le balenottere azzurre sono note per la loro capacità di produrre suoni ripetitivi di varie frequenze denominati “canti”. Vengono eseguiti dai maschi della specie, ma nel periodo della riproduzione anche dalle femmine. Questi canti evolvono e possono costituire anche un suono prolungato.

Il canto ha uno schema ripetitivo e prevedibile ed è simile al canto umano.

Ogni membro del gruppo ha una “voce” particolare che viene riconosciuta dagli altri animali del gruppo anche a distanze significative.

Recentemente gli scienziati hanno scoperto che soltanto i maschi delle megattere hanno immense pinne pettorali (da cui il termine “megattera”, da mega = grande e ptera = ali, pinne) che permettono non soltanto una grande abilità nel nuoto ma anche nelle acrobazie con capriole e avvitamenti fuori dall’acqua.

In occasione del periodo riproduttivo, per attrarre le femmine, i maschi battono con forza la loro pinna caudale sull’acqua producendo suoni utili a farsi notare o per stordire le loro prede e poterle cacciare più facilmente. Inoltre, sia le mamme megattere sia le mamme delfino parlano ai loro cuccioli mediante un vero e proprio baby talk, emettendo suoni che normalmente non adoperano per comunicare con adulti della loro specie. Cambiano voce, si adattano alla voce dei piccoli imitandola e scelgono suoni che corrispondono ai nostri diminuitivi e vezzeggiativi.

Attualmente i cetacei non se la passano tanto bene. Il traffico navale, commerciale e turistico, le costruzioni sottomarine, l’inquinamento acustico e chimico, l’uso di strumenti militari come i sonar, hanno tutti un rilevante impatto sul comportamento dei cetacei, in particolare sulle balene, fino a causare spesso spiaggiamenti letali di massa. A questi sono da aggiungere ulteriori elementi di disturbo come il riscaldamento globale e la presenza umana sempre più invadente che causano disorientamento e difficoltà alimentari che costringono questi splendidi mammiferi a cambiare le loro aree abituali. Le balenottere azzurre, per esempio, per alimentarsi si immergono più volte durante il giorno, ma appena inizia il suono dei sonar, smettono di alimentarsi allontanandosi dalla sorgente di rumore e privandosi di grandi quantità di energia fornita dal krill, termine che indica diverse specie di invertebrati marini e di piccoli crostacei che si trovano in tutti gli oceani, ma specialmente nelle acque fredde polari ed è ciò di cui si nutrono normalmente.

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