In un periodo nel quale la discussione sulla forma e sulla validità del concetto di democrazia è più che mai attuale anche a causa di un sistema politico che a seguito della caduta del muro di Berlino e degli stati comunisti dell’est europeo si è ufficialmente contraddistinto per essere se non il migliore, il meno peggiore dei sistemi politici, discussioni sull’allontanamento dei cittadini dai partiti e quindi anche dalla vita pubblica sono primarie poiché coinvolgono, oltre al sistema, tutti noi.

In un periodo nel quale la discussione sulla forma e sulla validità del concetto di democrazia è più che mai attuale anche a causa di un sistema politico che a seguito della caduta del muro di Berlino e degli stati comunisti dell’est europeo si è ufficialmente contraddistinto per essere se non il migliore, il meno peggiore dei sistemi politici, discussioni sull’allontanamento dei cittadini dai partiti e quindi anche dalla vita pubblica sono primarie poiché coinvolgono, oltre al sistema, tutti noi.

Il termine “democrazia”, come si può facilmente capire, proviene dal greco,  la parola “demos” significa “popolo” e  la parola “cratos” sta per “potere”. Quindi la democrazia è il governo del popolo.

Nonostante tutto, studiosi di tutti i livelli, prima di passare ad una analisi sulla validità di tale sistema politico e analizzare il rischio di una sua degenerazione, concordano nel distinguere due tipi di forma di democrazia: quella diretta e quella indiretta. La democrazia indiretta, per intenderci, è quella vigente in tutti i nostri stati che si definiscono democratici: ovvero vi è da parte dei cittadini una partecipazione al voto che elegge dei rappresentati che successivamente, tramite gli organi parlamentari, fanno, o almeno dovrebbero fare, gli interessi dei cittadini che li hanno eletti. Per quanto riguarda la democrazia diretta non paiono esserci notevoli esempi anche per quanto riguarda i tempi passati, ma si può dire che questa forma non porta alla capacità di decisione politica tramite dei rappresentati eletti, ma dal popolo stesso. Inutile dire che la democrazia diretta è molto più difficile da attuare.

Ma una eccessiva burocratizzazione e, aggiungerei io, complicazione del quadro politico particolare per quanto concerne i sistemi d’elezione, hanno ulteriormente indebolito la democrazia indiretta e ciò causa allontanamento dalla vita pubblica, mancata iscrizione a partiti politici poiché non visti come depositari di un’idea da trasmettere in sede parlamentare e scarsa partecipazione alle elezioni (anche se il dato dell’affluenza per l’ultimo referendum smentisce in parte questo mio ragionamento).

Valutato questo distacco del cittadino dalla politica, un noto politologo statunitense James Fishkin ha studiato la vicenda cercando di trovare un metodologia di partecipazione democratica capace di far interessare i cittadini alle vicende della “cosa pubblica”. Ne è emerso un compromesso tra democrazia diretta e indiretta denominata “democrazia discorsiva ” che unisce alle nostre odierne forme di rappresentanza, caratteristiche delle democrazie dell’antica Grecia. Nonostante lo studio della democrazia greca, in cui spicca quella ateniese, sia cosa alquanto complessa sia perché essa ebbe varie fasi anche macchiate di soprusi e sangue sia perché numerosi furono i filosofi e gli studiosi a contrastarla, rimane ancor’oggi un esempio e anche un motivo di vanto per i cittadini dell’Ellade.

Tale sistema della democrazia discorsiva prevede che per prendere una decisione si devono riunire un gran numero di persone per discutere di particolari questioni. A seguito di queste discussioni, i cittadini si saranno dotati di una buona conoscenza dell’argomento e potranno scegliere, tramite anche un meccanismo graduale, il cittadino che più li rappresenta o comunque che li trova più vicini idealmente.

Questo semplice studio è diventato realtà grazie al leader del Partito Socialista pan-ellenico, Gorge Papandreu, presidente dell’Internazionale Socialista ed ex premier greco, ha vissuto nel periodo dei colonnelli negli Stati Uniti dove è venuto a conoscenza di questo studio che recentemente ha voluto sperimentare per definire il candidato del suo PASOK per le elezioni comunali della cittadina di Marousi.

Circa quindicimila persone hanno affollato un teatro della città per poter discutere dei problemi del luogo: dalla pulizia agli eventi, dall’urbanistica al commercio. Pian piano personalità, che non dovevano a tutti i costi essere legate al partito, hanno deciso di candidarsi come sindaco e, confrontandosi con gli altri che aspiravano a tale carica, si è definito il candidato unico.

Appare alquanto significativo che proprio un paese come la Grecia abbia per primo sperimentato questo metodo, anche a causa del perfetto sistema partitico nazionale che vede contrapposti due grandi partiti uno di stampo socialista (il PASOK, appunto) e uno di carattere conservatore (Nuova Democrazia, dell’attuale premier Karamanlis).

L’esperimento è stato anche facilitato dal sistema costituzionale greco e dalla sua particolarità rispetto a quello italiano e statunitense (e di conseguenza di tutti i paesi anglofoni e protestanti). Poiché la costituzione, se ben scritta, democratica e senza toni assolutistici, è lo specchio del paese, dalla Grecia emerge la particolarità di una nazione che non ha una definizione linguistica precisa, se si esclude il comune ceppo indoeuropeo, come i latini, gli slavi e gli anglosassoni e tra l’altro la situazione religiosa non pare creare conseguenze agli aspetti costituzionali della società delineando un paese assolutamente laico. Essendo i greci, potremmo dire, i padri dell’Europa, ed essendo la Grecia il luogo ove si ritiene essere nata la democrazia e dove il sistema partitico ha trovato il giusto equilibrio, è naturale che esperimenti nuovi vengano da lì dove si sfrutta, tra l’altro, la “democrazia discorsiva ” anche per tentare un cambio di classe dirigente che risulta essere una delle pecche del paese ellenico.

Il sistema della democrazia discorsiva non si limita a ridefinire dei parametri della nostra democrazia, ma la unisce a caratteristiche della democrazia diretta (la partecipazione in massa) e, ironia della sorte o addirittura contraddizione, ad un modello che storicamente non si può definire democratico per quanto riguarda la particolare attenzione con cui i cittadini si formano nel comprendere le dinamiche e le problematiche della loro città.

Sono esempi e studi come questi che ci dimostrano come sia possibile migliorare ed innalzare il livello di partecipazione popolare e soprattutto ci incoraggia nello sperimentare forme nuove dimostrando come, nonostante tutto, i cittadini ci sono. Ma devono essere stimolati alla partecipazione dalla nostra classe politica.

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