I rischi emergenti dalla pandemia hanno rivelato ancor più chiaramente le condizioni di vulnerabilità preesistenti. Gli anziani, ed in particolare gli anziani in condizioni di fragilità, sono stati particolarmente colpiti dall’emergenza, sia sotto il profilo medico-sanitario, che psicologico e relazionale. La popolazione anziana è stata osservata a più livelli, sia per la gravità delle implicazioni sanitarie in caso di contagio, sia per la difficoltà nell’esercizio delle attività di vita quotidiana, dettata dall’isolamento sociale.

La ricerca partecipativa “Redesign elderly, intergenerational solidarity and age friendly communities” finanziata da Fondazione Cariplo e coordinata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sotto la direzione della professoressa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi Donatella Bramanti, ha consentito di co-costruire conoscenza sulla transizione all’età anziana in situazioni di vulnerabilità, per sviluppare e implementare nuove reti comunitarie per la promozione della salute e del benessere, dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni. Attraverso lo studio dei livelli di age-friendliness (amichevolezza nei confronti degli anziani) in otto comuni italiani ha mappato i piani di zona e i servizi presenti nei territori in grado di fornire risposte ai bisogni degli anziani e delle loro reti parentali.

Nel contesto emergenziale sono stati rilevati due livelli prevalenti di interventi rivolti alla popolazione anziana: il primo, comunicativo e di indirizzo, si è rivolto sincronicamente agli anziani e alle loro reti familiari di supporto, nel tentativo di sostenere le ragioni del distanziamento sociale e dell’isolamento; il secondo, operativo e locale, volto a dare risposta ai bisogni di cura della popolazione anziana nel contesto territoriale.

La stessa indagine ha coinvolto più direttamente gli anziani e le loro persone di riferimento attraverso interviste diadiche in compresenza, una forma interattiva di intervista in cui i due partecipanti rispondono a domande aperte. Questo ha consentito di avvicinare l’ampio dibattito scientifico sui temi della fragilità nella vita anziana all’esperienza quotidiana e relazionale dei soggetti.

Da un punto di vista concettuale, la fragilità può essere intesa come una condizione determinata da diversi indicatori, che comprendono aspetti fisiologici, funzionali, psicologici, relazionali, economici, culturali, spirituali e ambientali. La fragilità non si riduce pertanto ai soli fattori biologici e psicologici ma si estende alle sue costruzioni sociali, così come alle relazioni interpersonali. Più in generale la fragilità delinea una traiettoria lineare, collocata all’interno di un continuum che va dalla piena autonomia del soggetto, dotato di capacità elevate e stabili, alla non autosufficienza, determinata da significative perdite di capacità.

La voce degli anziani che emerge dall’indagine ha consentito di mettere a fuoco l’ulteriore complessità della fragilità, osservata attraverso la lente delle relazioni e delle storie di vita. La fragilità degli anziani intervistati, appare infatti caratterizzata da una duplice valenza sia negativa di privazione, sia positiva di conquista. Da un lato, costituisce un importante limite per l’anziano che vede ridursi i suoi spazi di autonomia, così come per la sua rete parentale che va incontro alla necessità di riorganizzare tempi e spazi di vita; dall’altro, rappresenta una risorsa simbolica preziosa che può aprire altri significati del vivere, meno proiettati sul fare e più sul comprendere il senso di questa fase della vita, aprendo una nuova forma di reciprocità della cura da parte della rete famigliare.

Le relazioni che segnano la quotidianità degli anziani intervistati sono prevalentemente di carattere familiare, ma non mancano amicizia, reti di prossimità e vicinato quali risorse fondamentali di supporto. Le relazioni, tuttavia, presentano caratteri talvolta ambivalenti e possono infatti essere leve attraverso le quali trovare risorse e strumenti che favoriscono il benessere dell’anziano, o al contrario dei vincoli che ne limitano l’autonomia e l’iniziativa.

Le storie di vita consegnano un importante focus sulla profonda continuità dei percorsi sia individuali che famigliari, dove appare chiaramente l’importanza di un ripensamento anche della stagione anziana della vita per potere vivere e affrontate più positivamente tale passaggio. Con le parole di un’anziana: «bisogna prepararsi ad essere anziani, in particolare ora che l’anzianità dura tanto, bisogna prepararsi, non puoi improvvisarti».

Dai primi risultati della rilevazione empirica è quindi possibile delineare alcuni tratti particolarmente significativi del passaggio alla vita anziana che attraversa l’emergere di nuove fragilità.

Il valore della rete di relazioni e la loro ricchezza in termini quantitativi (l’estensione dei legami) e qualitativi (la qualità delle relazioni) costituisce il primo fattore di protezione e di risorsa nell’affrontare la transizione. Allo stesso tempo, la fragilità, così come la vita anziana, appaiono fortemente connotati da riferimenti simbolici, culturali e valoriali. La forza di tali riferimenti, seppure non sempre chiaramente esplicitati, è il principale motore di riflessione e di azione che consente di affrontare con consapevolezza e protagonismo il sopraggiungere di eventi stressanti da parte dell’anziano e della sua rete.

In definitiva, dal vissuto degli anziani e delle loro famiglie la principale risorsa visibile si sostanzia della bontà e dell’estensione delle relazioni interpersonali sia familiari che extra familiari. Se le relazioni sostanziano la transizione e potrebbero relegare tale passaggio all’intimità della sfera privata, l’aspetto più trasformativo interessa la sfera pubblica e rimanda all’importanza di una cultura dell’anzianità e delle fragilità che non ne annichilisca il valore e le potenzialità. È vero che “bisogna prepararsi ad essere anziani” ma è altrettanto vero che questa preparazione richiede un riconoscimento sociale del valore della trasmissione propria di ogni transizione e della preziosità che la stagione anziana della vita porta con sé.

*L’autrice è assegnista di ricerca in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano.

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