Torna a Roma il prestigioso concorso di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti, confermando il suo fondamentale ruolo di testimonianza storica del nostro tempo.

La 65esima edizione del concorso, approdata per la prima volta al mattatoio è organizzata in otto sezioni:  Contemporary Issues, Environment, General News, Long-Term Projects, Nature, Portraits, Sports e Spot News. L’imponente lavoro di selezione ha coinvolto 4.315 fotografi provenienti da 130 nazioni, per un totale di 74.470 immagini valutate per la prima volta online nella storia del concorso.

Anche tre italiani fra i finalisti: Lorenzo Tugnoli, con il suo foto-racconto “Port Explosion in Beirut”, con un’immagine scattata all’indomani dell’esplosione nel porto della capitale libanese il 4 agosto 2020. Tugnoli vive a Beirut dal 2015 e ha assistito con i propri occhi a quel tragico avvenimento.

Antonio Faccilongo con il progetto “Habibi”, dedicato a una storia di grande effetto: un reportage sul contrabbando di sperma nelle carceri israeliane da parte dei detenuti palestinesi, e delle loro famiglie che vogliono preservare il proprio diritto a generare.

“Habibi” vince anche nella categoria Long-Term Projects e si aggiudica il Foto Evidence Book 2020 with World Press Photo, premio che ogni anno viene assegnato a un fotografo che dimostra coraggio e impegno in favore dei diritti umani.

Gabriele Galimberti con “Ameriguns”, ritratti in cui l’occhio indaga la dipendenza americana per le armi da fuoco di proprietà di cittadini privati per scopi non militari. Ha fotografato invidivui e famiglie, giovani e anziani di ogni estrazione sociale perchè non c’è una tendenza specifica di uno stato o di una condizione sociale: esiste un fenomeno che coinvolge tutti indistintamente; è un premio che consacra anni di lavoro e ricerca nella carriera di un fotoreporter che da tempo collabora con «National Geographic».

Tra i finalisti c’è anche il fotoreporter spagnolo Luis Tato che, per il «Washington Post», presenta l’immagine di un uomo che cerca di spaventare un enorme sciame di cavallette. La locusta e il coronavirus sembrano convergere; enormi sciami di cavallette invadono vaste aree dell’Africa orientale provocando catastrofiche carestie di cibo con drammatiche conseguenze sociali .

«Solo chi l’ha iniziata può fermare la guerra», afferma Valery Melnikov,fotoreporter russo che ha dedicato la sua attività fotografica a documentare la vita politica e sociale delle società in conflitto.

Per il World Press 2021 presenta l’immagine di un razzo che giace solitario in un campo dopo un bombardamento: il contesto è l’accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian del 10 novembre 2020.

La World Press Photo of the Year 2021 è del fotografo danese Mads Nissen, nella categoria “Vita quotidiana”: l’abbraccio tra Rosa Luzia Lunardi, 85 anni, e l’infermiera Adriana Silva da Costa Souza, nella casa di cura Viva Bem, a San Paolo del Brasile. Uno scatto legato all’esperienza della pandemia da covid-19, al radicale mutamento dei rapporti e delle interazioni, alla necessità di ritrovare spazi di calore fisico e conforto spirituale. “La tenda degli abbracci” ha infatti permesso alle persone di vedersi e toccarsi senza rischiare la vita; perché, come si dice a Viva Bem «tutti meritano un buon abbraccio».

A vincere, dunque, è il ritratto di uno dei gesti più semplici e più immediati, forse il più umano che esista, quel gesto che ci è stato impedito dal virus e che è mancato soprattutto a chi, in solitudine, ha perso la vita. Forse oggi più che mai abbiamo compreso tutti l’importanza dell’affetto che si esprime anche attraverso quel gesto che fino a ieri ci sembrava così scontato e naturale, e che domani ci apparirà come il più essenziale. 

Dal 28 maggio al 22 agosto 2021 al Mattatoio (Padiglione 9A). Roma, Piazza Orazio Giustiniani, 4

Ph: Fighting Locust Invasion in East Africa – © Luis Tato, Spain, for The Washington Post

Ph: The First Embrace – © Mads Nissen, Denmark, Politiken/Panos Pictures

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