Il partito Democratico non scalda i cuori. Almeno quelli della ‘base’, militanti e sezioni Ds.

Non servono sondaggi per capirlo, basta ascoltare i commenti di chi il partito lo vive, dal basso, tutti i giorni. Le resistenze all’ipotesi di fondersi in una casa unica, rinunciando in parte alla propria identità, sono molteplici. C’è chi pensa che i valori della Margherita siano incompatibili con quelli della Quercia; chi diffida di un super-partito ancora più dirigistico e assetato di poltrone; e c’è chi, infine, non è disposto a scambiare i simboli e i nomi che l’hanno accompagnato per una vita, a fronte di un’asettica  “terza via”. E mentre i leader dei rispettivi partiti si accalcano in convegni, dibattiti e raduni, stampano tessere a forma di ciambella dal numero due in poi, si inviano lettere e invocano direttivi e gruppi unitari, si dimenticano di chi quella nuova casa dovrebbe abitarla.

Che non è il “popolo delle Primarie”, o non soltanto. Ci sono militanti storici, dirigenti e quadri di partito, ragazzi della Sinistra giovanile. I giovani, che non hanno vissuto il trauma della Bolognina e la lunga traversata dal Pci ai Ds (passando per la Cosa e il Pds),  sono i più favorevoli al nuovo soggetto: lo immaginano più flessibile, più meritocratico, un pizzico zapaterista (almeno nell’introduzione delle quote rosa). Ma anche a loro il disegno di fondo rimane oscuro. Per questo c’è bisogno di aprire un dialogo in tutte le sezioni, tra i comitati e le associazioni vicine ai partiti per spiegare qual è, oggi, il progetto su cui siamo chiamati a scommettere. Non si può pensare, parafrasando il titolo di un articolo di Giorgio Ruffolo, di costruire il partito Democratico “a freddo”. Prima bisogna trovare un’alchimia in grado di accendere passioni e visioni, nuovi immaginari culturali e valori condivisi. Soltanto così il partito (ancora) inesistente saprà scaldare i cuori dei tanti ancora scettici.

Sinistra giovanile Ds – sezione Esquilino

Eugenio Levi (20 anni): “Ormai il percorso verso il partito Democratico è inevitabile, però sulle modalità siamo tutti in attesa di capire. Sicuramente ci sono timori, diffidenze, dibattiti nella base. E’ anche giusto, però, che se una nuova forza deve nascere si superino tutte quelle perplessità che possono sorgere, discutendone e confrontandosi. Sicuramente c’è chi è più entusiasta e chi meno: in parte anche lo scorso Congresso verteva su questo. La dinamica di mozione era anche su chi era a favore della federazione dell’Ulivo e chi aveva perplessità. Dopo le Politiche nella nostra sezione c’è stata un’apertura di credito anche da parte di chi era più scettico verso l’approdo a una nuova casa comune. Certo bisogna fare molta attenzione alle modalità con cui si andrà ad aderire ad un progetto di questo tipo. Per tutti quanti sarà un colpo rinunciare ad una parte dei propri simboli, però è anche vero che veniamo da 15 anni di transizioni. Il trauma più grosso, quello dal Pci al Pds, l’abbiamo già sperimentato. Noi della sinistra giovanile non direttamente, ma ci siamo affezionati alla Quercia”.

Nicola Mastrangelo (20 anni): “Emotivamente sarà un passaggio forte per tutti. Ma è un percorso necessario visto l’esito delle Politiche e soprattutto del voto giovanile, determinante per la vittoria dell’Ulivo. Che ha stravinto alla Camera, dove votano tutti i giovani dai 18 in su. C’è bisogno di un grande partito di riferimento a sinistra, questa è l’esigenza che si avverte. Il problema del partito Democratico e della sua costruzione sta tutto nella discussione che si farà. Adesso siamo in attesa di capire come sarà strutturato, come ognuno porterà dentro la sua identità. Sarà fondamentale fare un serio discorso sulle radici storiche dalle quali si viene, allora si troveranno sia divergenze che linee comuni. Si era proposto anche di allargarlo alla Rosa nel Pugno, bisognerà discuterne”.

Sezione Ds – Mazzini

Lillo Di Mauro (dirigente): Ci sono differenze notevoli tra la Margherita e la Quercia. Noi veniamo da una storia secolare, di partito di opposizione comunista, che poi ha vissuto vari passaggi per diventare più morbido nella sua visione ideologica. Ma quei passaggi, talvolta traumatici, non hanno snaturato il corpo del pensiero ideologico dei Ds. Se questo partito Democratico è un nuovo partito, che elimina i Ds e la Margherita, cosa accadrà?. Fintanto che si parla di federare i due partiti – rimanendo ognuno con le proprie strutture e modi di vedere per cercare di lavorare insieme – siamo tutti d’accordo. Ma se diventa un altro partito, si azzera tutto e si ricomincia daccapo. E come la mettono con le persone che stanno da anni dentro un partito piuttosto che nell’altro? Come la mettono quando si deve andare a dibattere sulle unioni civili, i diritti in genere, la giustizia, l’immigrazione, la scuola, i Pacs?. Su ognuno di questi temi ci sono posizioni radicalmente diverse. L’elettore Ds ha votato l’Ulivo sapendo che i Ds sono attestati su alcune politiche in un certo modo. Questo è diverso dall’accendere un grande fuoco, fondere tutto e far sorgere un unico soggetto: se i metalli sono incompatibili, insieme non cistanno. Io, diessino da 30 anni, ho grosse difficoltà a stare nello stesso partito della Binetti. Io sono un diessino ma sono innanzitutto un cittadino omosessuale, che s’impegna sui detenuti e sulle fasce deboli della società, e voglio stare in un partito dove questi temi siano non solo presi in considerazione ma ci si muova per risolverli. Per questo i dirigenti dovrebbero prima avviare un dibattito con la base per capire cosa ne pensa, quali sono le linee di chi milita nel partito, le idee di quanti, ogni giorno, “fanno” il partito. Anche perché l’impressione è che si vada uniti al voto, ma ci si ridivida subito dopo per spartirsi le poltrone. Oggi è concesso perché sono comunque due partiti. Dopo ho paura che si ritorni a una Democrazia cristiana con la corrente di sinistra, di centro e di destra, che potrebbe  essere Mastella. Io la Dc l’ho combattuta con tutte le mie forze e non sarò certo disposto ad avallarne la rinascita. Stiamo parlando però su supposizioni. Quando ci informeranno su qual è il percorso che il partito vuole intraprendere, ci esprimeremo”.

Sezione Ds – Lanciani-Italia

Domenico Romano (Sinistra giovanile): “La cosa che preoccupa tanti iscritti ai Ds, soprattutto i più giovani, è che da partito si diventi un grosso insieme di comitati elettorali, una macchina da voti stile Usa. Poi c’è un’altra paura, quella del partito per il partito. La gente continua a identificare fuori i Ds come il Pci e questo porta alla situazione attuale. Si è frenati nella voglia di fare il nuovo per il timore di perdere l’identità e quindi il partito. L’unico modo è sciogliere tutto e ripartire con garanzie sui modi e sui tempi di formazione. Sui valori non credo che ci siano grossi problemi. Il tema della laicità non è un tema di differenza tra partiti, perché taglia tutto il Parlamento a metà. Nemmeno sui temi eticamente sensibili non si può fare una linea di divisione. Al referendum sulla fecondazione assistita non ha votato una buona parte dei tesserati Ds.. Non abbiamo davanti due partiti monolitici ma due partiti con forti spaccature interne su questi temi, dove anche in Parlamento si vota secondo coscienza perché non sono tematiche su cui si costruisce un’identità di partito. Mentre i valori dell’Ulivo, in teoria sono condivisi: sia i Ds che i Dl sono per lo svecchiamento della classe dirigente, per una riforma del welfare più moderna, per la rottura dei muri di gomma degli Ordini. Se mi dovessi trovare a votare in un collegio uninominale tra Enrico Letta e Bersani, non saprei scegliere”.

Sara Pelliccia (associazione Anna Lindh): “Io non credo che ci sia una pregiudiziale concettuale verso il partito Democratico, molti sanno che è un passaggio politico necessario come lo fu la Bolognina, e che potrebbe essere un passaggio traumatico. Ma sono altresì convinta della lungimiranza politica della base. Il problema è che si può fare solo riazzerando tutto, perché è un processo lento, in cui anche la base deve essere coinvolta. I pareri non sono tutti favorevoli, perché si ha paura di svilire quegli ideali su cui i Ds fondano il loro pensiero politico. C’è anche da fare un’analisi concreta del voto. Alle scorse Politiche l’Ulivo alla Camera ha ottenuto un ottimo risultato, segno che c’è bisogno di un cambiamento. Ma i cambiamenti vanno costruiti dal basso. Il voto giovanile è uno dei valori su cui il nuovo partito Democratico deve insistere. Questo è un paese gerontocratico, si sta tentando di dare spazio ai giovani ma si potrebbe osare di più. Ds e Dl dovrebbero investire molto di più sulle nuove generazioni, sui nuovi talenti, sulle giovani donne. Nel nuovo partito il ricambio dirigenziale si deve legare a un ricambio generazionale forte. Anche le quote rosa sono una questione da affrontare. Bisogna arrivare a favorire le giovani donne ma non in quanto donne, ma in base al loro talento e capacità. Altrimenti l’innovazione del nuovo partito rimarrà sulla carta. Il nuovo partito ci sarà ma già da adesso bisogna far capire perché bisogna fare un percorso di questo tipo. Le tematiche eticamente sensibili sono abbastanza trasversali, un po’ come la questione femminile. Sono stati argomenti molti forti, che talvolta hanno diviso, ma due grandi partiti come i Ds e la Margherita hanno diverse anime al loro interno e credo che trovare un punto in comune non sia così difficile, anzi”.

Sezione Ds – Garbatella

Luciano (tesserato): Un partito che non s’è dotato di uno straccio di strategia di fronte ai problemi del Paese e passa su due piedi alla teorizzazione di una nuova formazione politica, non è credibile. Potrebbe essere una cosa anche opportuna e giusta se si trattasse di mettere a confronto e in sinergia culture diverse come quella della Margherita e quella che viene dal Pds. Tra l’area cattolica-democratica e l’area che viene dal movimento comunista e operaio. In realtà fino ad adesso mi sembra solo un’operazione di vertici, di coniugazione di notabilati dei Ds e Dl. Non trovo che siano del tutto estranei i valori dei cattolici con i nostri. Il problema, semmai, è che nella Margherita non c’è una base militante, quindi il rischio è che i Dl portino solo le loro oligarchie, che si coniugherebbero con le nostre. Nel momento in cui nei Ds non si apre questo dibattito, la cosa diventa preoccupante. Io mi sono iscritto al Pci nel ‘57/58, nel momento in cui si rimetteva tutto in discussione e ci chiedevano semplicemente di essere spregiudicati.. Quindi non sono affezionato tanto ai simboli, quanto alla sostanza delle cose”.

Mario (militante): “Il partito Democratico è solo un modo per reagire a Berlusconi. La base non vuole andare oltre l’Ulivo. L’Ulivo ha pagato, hanno vinto le elezioni, e questo è secondo me lo scopo. Un mio antenato ha fatto la breccia di Porta Pia, sono un romano di vecchia generazione. A me non piace il partito Democratico perché viene deciso dall’alto. Dovrebbero fare un referendum, come per le primarie, su questo tema. Però devono sentire tutti quanti, non si può decidere da soli su una questione così delicata”.

Antonella Di Grazia (tesserata): “Oggi considero la federazione un ottimo punto di arrivo. Bisogna non anticipare in modo frettoloso una trasformazione che richiede, secondo me, ancora maturazione. Guardiamo al passato: per fare la federazione ci abbiamo messo degli anni, con congressi e discussioni per capire come incontrarci, come muoverci, anche perché noi della base non abbiamo nessun contatto con altre realtà al di là delle nostre”.

Sezione Ds – via dei Giubbonari

Rosaria (dirigente): “Il partito Democratico è un punto d’incontro e un futuro ineludibile. Noi Ds dovremo continuare ad essere trasparenti, democratici e a mandare una nostra fotografia, chiedendo che dall’altra parte si faccia altrettanto. Prima di questo, però, c’è l’urgenza di adottare una forma per arrivare al nuovo soggetto politico senza commettere errori”.

Giovanna (tesserata): “Io nasco in una data senza diritto di voto e ho vissuto in un partito dove la democrazia significava che la base doveva essere rispettata. Alle scorse Amministrative mi sono ritrovata, come rappresentante di lista, a tenere i conteggi dei Moderati per Veltroni. Non è una svolta semplice per nessuno di noi pensare a un partito nuovo e diverso. Io porterò le mie radici, che certo non cambieranno, e le mie posizioni in fatto di guerra, precariato, diritti civili. Quindi rischierò di essere disgregante. Ma vorrei morire di sinistra. Di una sinistra che mi consenta di vedere un futuro per i giovani”.

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