Il federalismo fu oggetto di dibattito ben prima della venuta di Umberto Bossi sulla scena politica nazionale; sono federali gli Stati Uniti d’America, come pure la Repubblica federale tedesca, come pure la Svizzera.

Il federalismo fu oggetto di dibattito ben prima della venuta di Umberto Bossi sulla scena politica nazionale; sono federali gli Stati Uniti d’America, come pure la Repubblica federale tedesca, come pure la Svizzera.

Sono federalismi diversi, adattati alle necessità di ogni singolo paese.

Tuttavia, da quando la Lega Nord è divenuta una realtà nazionale, anche il suo principale obbiettivo è divenuto oggetto di dibattito esteso a tutta la Nazione.

Fu dunque con Bossi che anche in Italia si cominciò a ragionare sul federalismo.

Ora, il ragionamento che a mio avviso dobbiamo intraprendere è il seguente: conoscere che cosa sia il federalismo inteso nella sua generalità, conoscere l’idea di federalismo che intende attuare la Lega Nord, chiederci se in Italia c’è un reale bisogno di federalismo e infine chiederci, una volta conosciuto il pensiero leghista, se siamo d’accordo con il modello proposto oppure, in caso contrario, pensare ad un nuovo modello di federalismo per il nostro Paese.

Con il termine federalismo si intende un gruppo o un corpo di membri che sono raggruppati (dal latinofoedus, alleanza) da un capo rappresentativo di governo in un’assemblea generale o parlamentare.

Esiste un federalismo anche in teologia; ma ai fini di questa discussione non interessa.

In politica si parla di federalismo quando ci si riferisce alla filosofia che definisce un sistema di governo in cui il potere è costituzionalmente diviso tra un’autorità governativa centrale e delle unità politiche di sottogoverno (province, regioni, ecc.), il cui insieme è spesso chiamato “federazione“. I due livelli di governo sono indipendenti ed hanno sovranità nelle loro competenze.

L’Italia viene definita uno Stato regionale, anche se molti invocano la sua trasformazione in stato federale.

Bisogna però precisare fin dall’inizio che lo Stato federale non è uno Stato composto da Stati sovrani: nessuno oggi si sognerebbe di dire che il Texax o il Canton Ticino lo siano, mentre lo sono gli Stati Uniti e la Confederazione Elvetica (che nonostante il nome è uno Stato federale, non una confederazione e cioè una unione paritaria di Stati sovrani.)

Il federalismo nacque nel 1787, quando a Philadelphia si firmò la Carta Costituzionale americana.

Voglio far notare che il Federalismo americano è un ottimo federalismo (non perché lo dico io ma perché lo dice la Storia) perché la Costituzione federale rappresentò un felice compromesso perchè, come riconobbe subito Alexander Hamilton, essa consentì l’allargamento dell’orbita del governo rappresentativo su un’area composta da molti Stati, realizzando così l’unità nella diversità. Con la federazione il popolo veniva rappresentato nel Congresso, mentre gli stati potevano difendere i loro specifici interessi nel Senato. Il governo federale era competente nelle questioni comuni di politica estera e di commercio: tutte le altre competenze venivano riservate agli Stati.

In Italia le cose stanno però in maniera diversa: in Italia esistono le Regioni non gli Stati e dunque, se con le parole vogliamo ragionare, con le parole bisogna poi fare i conti.

Una Regione non può essere paragonata ad uno Stato: uno Stato ha competenze diverse, obblighi diversi, entrate-uscite diverse da una Regione.

La Regione è la realtà di una piccola comunità che confluisce in un più grande ed omogeneo insieme di realtà diverse ma non antitetiche.

La Nazione-Italia esiste da più di sei generazioni.

Le diverse comunità che compongono la Nazione-Italia hanno legittimità ad esistere, come hanno legittimità a salvaguardarsi.

Tali comunità debbono tuttavia avere quel senso di appartenenza comune ad un’unica comunità.

Pensavo (anche se non credo di essere stato l’unico) che ideologie portatrici di una strenua difesa delle piccole comunità non avessero avuto molto seguito.

La Lega Nord, come anche l’attuale Movimento per l’Autonomia nato lo scorso anno in Sicilia, si è diffusa a macchia d’olio perché lo Stato ha fallito.

Di questo bisogna prenderne atto.

Per questo la Lega ha legittimità ad esistere: per spronare lo Stato a colmare le sue lacune verso le comunità regionali.

Tuttavia, per risolvere questo problema, la Lega ci porta verso una strada piena di contraddizioni: nella Riforma Costituzionale sull’ articolo V della Costituzione che avrebbero voluto applicare (e che poi il referendum popolare dello scorso giugno ha sonoramente bocciato) scorgo molte lacune che fanno perdere valore ad un’idea che all’origine aveva un senso.

Mi spiego: trovo contraddittorio che le Regioni abbiano potestà legislativa esclusiva su assistenza e organizzazione sanitaria; organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, autonomia delle istituzioni scolastiche; definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; polizia amministrativa regionale e locale e ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato, quando poi si va ad aumentare in maniera spropositata i poteri del primo ministro che incarna il potere centrale, in evidente contrasto (perché contraddittorio in termini) con il potere federale.

Ho voluto sottolineare questa contraddizione, ma non è l’unica.

D’altronde, la Riforma è stata valutata negativamente dal popolo e dunque, star qui a sottolinearne i difetti o le mancanze non serve più.

Ora occorre ripensare a quello di cui il nostro Paese ha veramente bisogno.

Lo Stato ha sicuramente fallito: le Regioni sono state abbandonate al loro destino e dunque, in virtù di quella diabolica legge biologica, vince il più forte: in Italia il divario fra Nord e Sud è costante e, analizzando le singole regioni, ci sono province più avanzate di altre.

Tuttavia, non c’è ragione per smantellare lo Stato.

Non ha senso parlare In Italia di federalismo Americano: non siamo divisi in Stati ma in Regioni.

Ma neppure il modello del federalismo svizzero, esportato in altri paesi  Paesi, per esempio nei Balcani, ha senso .

La particolarità del federalismo svizzero è la capacità di assicurare l’unità in un paese diviso da barriere religiose, regionali e linguistiche, basti pensare che in Svizzera ci sono ben 4 lingue: romanico, tedesco, francese ed italiano ed è proprio la frontiera fra le lingue a separare i 26 Cantoni.

Nel sistema federalistico svizzero la cooperazione è garantita mediante una serie di strumenti che regolano i rapporti fra Confederazione e Cantoni come pure quella fra i singoli Cantoni.

L’influenza che i Cantoni esercitano sulla Confederazione viene chiamata “federalismo verticale” mentre la collaborazione fra i Cantoni è detta “federalismo orizzontale”.

L’Italia non è divisa da barriere linguistiche o religiose come la Svizzera.

L’Italia è una Nazione unita e che unita guarda al futuro.

Occorre una riforma che vada a riordinare lo Stato, senza tuttavia togliere i suoi poteri.

È fondamentale richiamare la centralità dello Stato perché esso è l’unico in grado di possedere quella legittimità e quel potere tale da garantire a tutte le istituzioni locali pari dignità.

Il presidente emerito della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in un suo intervento fatto a Viterbo il 25 febbraio 2002 ebbe a dire in proposito: “Nel corso dei miei viaggi nella provincia italiana trovo sempre forte l’espressione di orgoglio per l’appartenenza ad una nazione così ricca di diversità, e al tempo stessa così convinta, nel sentimento popolare, della sua identità e della sua unità.”

La lezione di  Carlo Cattaneo è ancora viva: egli definì la Patria “un comune nascimento di pensieri” e tutto il suo programma federalista è concepito come una forma più ricca di unità, superiore a quella degli Stati accentrati, nella convinzione che la vera unità è quella che conserva il pluralismo e trae forza da esso.

È per questo che allo Stato si deve guardare con interesse. Mai con preoccupazione.

In caso contrario, si sfalderebbe l’apparato centrale e ognuno agirebbe a briglie sciolte.

Proprio come nel Medioevo, quando l’Italia era terra di conquista da parte di chiunque.

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