Chi vive la vita dello studente universitario può constatare con amarezza quanto costi studiare.
L’età della giovinezza è caratterizzata dall’orientamento lavorativo, dallo studio universitario, dalla ferma volontà di ciascuno di emergere nella società come uomo e come donna autonomi in grado di gestire il proprio futuro. Un futuro che mai come in questi anni appare incerto.
Chi vive la vita dello studente universitario può constatare con amarezza quanto costi studiare. Non sembri una banalità, ma rischiamo davvero che l’istruzione torni ad essere appannaggio dei figli dei ceti più abbienti. Quando si parla di scuola e di università, è facile essere tacciati di demagogia.
In questi anni abbiamo assistito alla riforma del sistema scolastico e dell’Università: cambiamenti che hanno senza dubbio peggiorato l’istruzione, il cui fine è diventato quello di produrre un sapere inteso come merce.
A proposito della scuola così già si esprimeva Alcide De Gasperi in un convegno il 9 ottobre 1949:
Ripeto che non bisogna scoraggiarsi: lo scoraggiamento è il pericolo principale delle democrazie. Non occorrono mezzi artificiosi, promesse mirabolanti, per infondere coraggio; questi sono mezzi degli assolutismi. Basta la coscienza profonda e la certezza di attuare il proprio proposito. La pazienza è la virtù dei riformatori; riformare vuol dire superare il passato. […] La scuola educatrice è uno di questi problemi che toccano soprattutto lo spirito di conquista. Si tratta di conquistare non posti o poteri, ma gli animi delle future generazioni. (1)
E’ lampante come queste dichiarazioni possano valere anche oggi, non solo per quanto riguarda l’istruzione ma anche per tutte queste “cosiddette” riforme attuate dal Governo Berlusconi.
Ci troviamo davanti a scelte politiche improntate a larvati e impercettibili obiettivi di illegalità, – basti pensare ai diversi condoni oppure alla depenalizzazione del falso in bilancio… (e ne cito solo due per non addentrarmi nelle diverse leggi ad personam (2)) o ancora sull’assordante silenzio sulla mafia (Luciano Violante nel suo autorevolissimo testo Il ciclo mafioso (3) ne dà – già nel 2002 – una lettura chiara, pungente e oserei dire “profetica”.). Leggi approvate non da un uomo solo, ma da una maggioranza parlamentare formata da diversi partiti: tutti corresponsabili dello stato attuale di sfacelo.
Non possiamo restare a guardare: noi giovani, se è vero che il futuro del Paese è nelle nostre mani, non possiamo restare inerti quando qualcuno cerca di distruggere ciò che è stato costruito con pazienza e difficoltà in tanti anni di storia d’Italia.
Siamo all’epilogo di un governo che ha scardinato tanti equilibri costruiti con fatica negli anni. Dopo un quinquennio i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, oltre che soli e abbandonati dalla società.
Silvio Berlusconi è convinto di passare alla storia. Certamente si parlerà di lui, delle sue doti particolari: una fra tutte, che meriterebbe il guinness dei primati, è l’enorme numero di conflitti istituzionali generati da lui e dal suo governo: il “duello” tra Carlo Azeglio Ciampi e il ministro della Giustizia sul tema della “Grazia” o, ancora, il recentissimo scontro sulla data di scioglimento delle Camere che la Costituzione riserva al Capo dello Stato o l’assurda pretesa del premier di controllare la magistratura in modo tale che il potere giudiziario risponda a quello esecutivo… e di esempi se ne potrebbero fare tanti. Così tanti che una situazione che dovrebbe essere di gravissima eccezione è diventata ormai una regola.
Occorre fare nostre le parole di Alcide De Gasperi: «Non promesse mirabolanti», non slogan populistici bensì obiettivi semplici ma nello stesso tempo chiari e precisi.
Non si può continuare a promettere una fantomatica riduzione delle tasse generalizzata. Non è stato così in cinque anni, così come non ci sono stati il milione di posti di lavoro.
Non è vero che i giovani sono disinteressati alla politica, e l’assemblea di Romano di Lombardia (4) ne è stata l’ulteriore conferma: i giovani sono stanchi di una politica delle sole parole, sono stanchi di una mancanza di attenzione alle “nuove leve”. Sono convinto che la Margherita, erede e contenitore di diversi grandi pensieri politici, nel prossimo futuro possa fare molto, e che debba puntare soprattutto su noi giovani, sui nostri veri bisogni e necessità, portando all’attenzione del Paese i valori su cui tanti sono pronti a scommettere: non si finga di dimenticare il terzo settore, il mondo del volontariato, con la sua nutrita e forte presenza giovanile
Solo così, solo con un’autentica attenzione rivolta a tutte le componenti della realtà sociale, potremo dare un’identità reale al partito: l’identità non si inventa, non si crea dal nulla, ma si scopre con un’analisi delle sue proprie componenti.
Occorre uno sforzo comune per porre fine allo scempio: è giunto il momento perché i giovani facciano sentire la loro forza, parlando di idee concrete e programmi certi: noi giovani della Margherita vogliamo essere protagonisti di un’Italia che riacquisti la sua credibilità, all’estero ma ancora di più nel nostro paese; siamo stanchi di sentire la gente che definisce i politici come tutti uguali. Noi Giovani NELLA Margherita siamo convinti che potremo e dovremo fare tanto.
Un partito con diverse anime, dall’ala cattolica a quella laica progressista, è e deve assolutamente essere garanzia di democrazia attiva, perché è un movimento politico fondato in sé sul dialogo: ecco l’identità vera della Margherita: quella appunto di un partito, che nelle proprie basi ha una storia di confronto sano e coerente, insieme a una sempre costante e sempre costruttiva dialettica democratica che non si fossilizza in uno sterile rimpianto del passato, ma si proietta in costruttivo orientamento al futuro.
Ecco perché le radici della Margherita sono ben più profonde: nelle politiche del 2001 essa è semplicemente sbocciata, ma la sua nascita è radicata nella lunghissima storia di confronto e dialogo costante che ha animato la storia delle sue diverse componenti che hanno dato vita a un grande partito moderato in continua crescita, e – ci auguriamo – in sempre maggiore espansione.
Note
1) Alcide De Gasperi, (1949) cit. in M.R. De Gasperi, De Gasperi, ritratto di uno statista, La Biblioteca di Repubblica, Roma 2005.
2) La questione delle leggi ad personam è una realtà riconosciuta dai più. Sorprendente è stato il discorso di Marco Follini in occasione delle sue dimissioni da segretario politico dell’UDC, partito di maggioranza che ha sottoscritto praticamente tutte le leggi di questa legislatura. «Legge elettorale a maggioranza, striscioni contro striscioni. Legge costituzionale a maggioranza, referendum contro parlamento. Leggi sulla giustizia particolari e parcelizzate, una è già dietro l’angolo» (M. Follini, 15.10.2005 – fonte: www.udc-italia.it).
Sempre a proposito di questa realtà, merita particolare attenzione il fatto che abbia preso posizione anche l’autorevole mensile Aggiornamenti Sociali, rivista diretta dai gesuiti italiani; così si esprime il direttore, padre Bartolomeo Sorge, nell’editoriale del mese di marzo 2006: «Stupisce che – nel centro destra – i cattolici abbiano approvato la legge xenofoba Bossi-Fini sull’immigrazione, abbiano votato la devolution mostrando di condividerne l’impostazione egoistica, non abbiano avuto il coraggio di opporsi alla serie incredibile di leggi ad personam» (Sorge, AS 03 (2006), pag.198).
3) Violante Luciano (2002), Il ciclo mafioso, Laterza, Bari 2002.
4) Si allude all’incontro Discutendo Giovane tenutosi il 4 marzo 2006 a Romano di Lombardia (BG)e promosso dai Giovani della Margherita. Tema della giornata è stata, infatti, la discussione sull’identità del partito nella prospettiva del partito democratico del centro-sinistra.
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