«Gli sciocchi ammirano ogni parola di un autore famoso; io leggo per me solo, e mi piace soltanto quello che fa per me»
Voltaire (Candido, 1759)

Chi sono oggi le nuove autorità del pensiero? Forse i personaggi influenti sui social, le mode culturali e politiche, gli “opinion leader”. E chi sono gli “sciocchi” di oggi? Forse chiunque preferisca ripetere anziché comprendere, seguire anziché interrogarsi.

I nostri pensieri sono davvero nostri o sono il riflesso del pensiero altrui?

Queste riflessioni, così lontane nel tempo, non sono mai state tanto attuali.

Voltaire denuncia la sudditanza all’autorità intellettuale, anticipando quello che diventerà il motto dell’Illuminismo kantiano: «Sapere aude!», «Osa sapere!», abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza.

La sua critica è diretta agli “sciocchi” che accettano e ammirano supinamente ciò che scrive un autore celebre soltanto perché è famoso, rinunciando allo spirito critico della persona libera e razionale, che valuta le idee in base al loro valore, alla loro utilità e non al prestigio di chi le ha espresse.

A distanza di oltre due secoli, Voltaire ci mette in guardia dallo stesso rischio: vivere di pensieri (ma sono pensieri?) presi in prestito. Il problema, evidentemente, è molto più antico dei social media.

Stiamo vivendo di pensieri presi in prestito o, peggio ancora, di un’intera esistenza presa in prestito? E da chi?

La libertà non inizia quando possiamo dire ciò che pensiamo, ma quando iniziamo davvero a pensare con la nostra testa.

E tu preferisci la fatica del pensiero libero o la comodità delle idee prese in prestito?

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