«È curioso a vedere che gli uomini che valgono molto hanno le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore».
Giacomo Leopardi
(Firenze, 31 maggio 1831)

Ha ragione Leopardi? Chi vale molto non ha bisogno di essere superbo perché vede l’inconsistenza della superbia.

Chi vale molto vede le cose nella loro miseria, nella loro “mortalità”, quindi non mostra arroganza: si sentirebbe ridicolo. Siete d’accordo?

C’è un paradosso di ogni tempo: ciò che è essenziale viene scambiato per povero. Giacomo Leopardi lo osserva con lucidità: la semplicità, anziché essere riconosciuta come forma alta di padronanza, viene letta come mancanza. È il riflesso di una mentalità che confonde il rumore con la profondità, l’ornamento con il contenuto.

Le maniere semplici non sono un difetto di chi “vale poco”, ma il risultato di una comprensione sensibile: togliere il superfluo, dimensionare il proprio “io”, arrivare a ciò che resta quando tutto il resto cade. In questo senso, la semplicità è una conquista.

Eppure, essa viene sottovalutata. Chi parla chiaro (conoscendo le cose) viene percepito come “di basso livello”, mentre chi complica viene scambiato per autorevole. O peggio: viene ascoltato solo chi parla in modo banale, scarno, mediocre, e che il più delle volte non sa di cosa parla. Gli influencer chi sono? Ma non solo loro. I talk show e i social media pullulano di figure così, anche quando si vantano di approfondire.

Il punto non è celebrare la semplicità in modo ingenuo, ma riconoscerla come segno distintivo di chi ha già attraversato la complessità. La vera differenza non sta nel quanto si dice, ma nello sforzarsi di conoscere e non straparlare assumendo atteggiamenti stupidamente altezzosi.

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