L’Italia ha una secolare tradizione corporativa che, certamente, lede le possibilità di affermazione giusta dell’iniziativa individuale. Tale assetto sociale contrasta con l’aspirazione alla democrazia reale e all’affermazione dei diritti della persona sanciti dal testo costituzionale. Il tema delle libertà e possibilità garantite da un efficace sistema della legalità rappresenta il crocevia dei problemi della nostra società. Ne parliamo con l’economista Alberto Alesina, della Harvard University.

L’Italia ha una secolare tradizione corporativa che, certamente, lede le possibilità di affermazione giusta dell’iniziativa individuale. Tale assetto sociale contrasta con l’aspirazione alla democrazia reale e all’affermazione dei diritti della persona sanciti dal testo costituzionale. Il tema delle libertà e possibilità garantite da un efficace sistema della legalità rappresenta il crocevia dei problemi della nostra società. Ne parliamo con l’economista Alberto Alesina , della Harvard University.

Professor Alesina, ritiene che l’idea di libertà sia sufficientemente valorizzata nella Costituzione italiana?

Credo che la Costituzione italiana non protegga abbastanza la libertà di proprietà privata. Come tutte le costituzioni scritte in periodi in cui partiti socialisti e comunisti erano forti, vi è molta enfasi su diritti sociali e sulla protezione sociale. Lo stesso è avvenuto anche nella (poi naufragata) Costituzione Europa. Per questo, la forza dei partiti di ispirazione marxista nelle assemblee costituenti di vari Paesi europei ha determinato la differenza tra Costituzioni europee e Costituzione americana. Quest’ultima, sia pure ampiamente emendata, è ancora il documento preparato da una minoranza di “rich white men” alla fine del Settecento, estremamente preoccupati di porre ostacoli all’esproprio della proprietà privata.

La Casa delle Libertà ha vinto le elezioni politiche del 2001 nel nome delle liberalizzazioni. Ritiene che siano state  avviate o che l’attuale governo di Centro-sinistra debba intraprendere un percorso non intrapreso, o intrapreso solo in parte, dalla precedente maggioranza? E, soprattutto, ritiene che ci sia la reale possibilità e volontà politica per farlo?

La Casa delle Libertà è stata deludente nel campo delle liberalizzazioni. Ha fatto meno di quanto avrebbe dovuto fare. Il nuovo ministro Bersani ha iniziato bene, anche se un po’ di retromarcia nel caso dei tassisti non ha giovato. Io credo che quando i cittadini osserveranno direttamente che le liberalizzazioni implicano prezzi più bassi e servizi migliori, si creerà un supporto politico più esteso. Credo che sia necessario un big bang, ovvero liberalizzazioni veloci ed estese in modo che il cittadino si renda conto subito dei vantaggi e per non dare alle lobby il tempo di organizzarsi e combattere una liberalizzazione alla volta. Se fosse necessaria una battaglia anche dura contro certe professioni, inclusi i tassisti che bloccano i trasporti pubblici, credo che la battaglia vada condotta una volta per tutte.

Prendiamo due temi: l’impresa giovanile e l’università (e la ricerca). Cosa occorre cambiare per rilanciare un sistema chiuso, cavilloso e, quindi, sostanzialmente ingiusto? Si può affermare che lo stato attuale delle cose, di fatto, leda i diritti individuali sanciti dalla Costituzione?

Ci vuole più concorrenza nell’università. Gli studenti devono farsi carico di una proporzione molto maggiore dei costi con borse di studio per i meno abbienti. Università pubbliche e private dovranno competere tra loro alla ricerca degli studenti e dei docenti migliori. Il mercato premierà le università ed i centri di ricerca migliori. Solo la concorrenza, non regolamenti e concorsi pubblici, assicura l’eccellenza. E per questo vanno aboliti i concorsi e il valore legale del titolo di studio.

Dal testo costituzionale si può ricavare un passaggio che incoraggi lo sviluppo di un capitalismo maturo e democratico in Italia?

Credo che la Costituzione in sé non rappresenti né un vincolo né uno sprone alla creazione di un capitalismo maturo. E’ la produzione legislativa, giorno per giorno, che lo fa, e non il testo costituzionale. La natura del capitalismo italiano non dipende dalla Costituzione in sé ma dalla storia del nostro Paese.

Ritiene che gli Ordini professionali rappresentino un freno al democratico sviluppo sociale in Italia?

Sì, perché impediscono la concorrenza, mantengono alti i prezzi creando barriere all’entrata delle professioni e creando collusione sulle tariffe. E’ l’abc dell’economia.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

Foto di copertina: Assemblea Costituente della Repubblica Italiana – Wikimedia Commons

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