Gli esseri viventi, comprese le piante, sono in grado di difendersi e di resistere, entro certi limiti, all’attacco di numerosi e diversi tipi di organismi e/o di sostanze tossiche, nocivi per i nostri tessuti e per i nostri organi.  

Siamo esposti ad elementi estranei (parassiti, batteri, virus etc.) presenti nell’ambiente, i quali, se riescono ad invadere le mucose (le delicate e sensibili membrane che proteggono i nostri organi) possono provocare malattie anche di notevole gravità.

Siamo tuttavia nelle condizioni di poterci difendere grazie al nostro sistema immunitario costituito soprattutto da globuli bianchi – i leucociti – e, inoltre, da organi e cellule capaci di difenderci.

Tra i più importanti protagonisti della nostra difesa immunitaria ci sono i linfociti, una categoria di cellule del sangue che fanno parte dei globuli bianchi.

I linfociti si trovano sia nel sangue sia nella linfa (liquido trasparente che circola nel sistema linfatico, insieme a proteine, sali minerali, zuccheri, lipidi e residui del metabolismo cellulare) e circolando nel sangue e nella linfa raggiungono le sedi degli organismi dove svolgeranno le loro funzioni difensive da agenti patogeni. Queste cellule si distinguono in due classi principali: linfociti B e linfociti T, che vengono prodotti principalmente dal midollo osseo, tessuto spugnoso, ricco di nutrienti che si trova all’interno delle nostre ossa piatte (bacino, cranio, coste) e delle ossa lunghe (femore e omero). Il femore è l’osso della coscia e l’omero è l’osso del braccio). Queste cellule rimangono a lungo nel midollo osseo per crescere e maturare completamente ed essere quindi nella condizione di svolgere la propria funzione. Bisogna tenere presente che i linfociti sono fondamentali per ogni difesa.

I linfociti B. La ‘B’ è in relazione con “bursa fabricii” (borsa di Fabrizio), un organo del sistema immunitario degli uccelli giovani scoperto e descritto dall’anatomista Girolamo Fabricii, di Acquapendente, nel 1621.

La ‘B’ potrebbe anche derivare da “bon”, cioè “osso” in inglese, ovvero “bone marrow”, “midollo osseo”.

I linfociti T. La ‘T’ di questa popolazione di linfociti è da attribuire alla T di timo, ghiandola del sistema immunitario che si trova al centro del torace, dietro lo sterno, l’osso piatto e allungato davanti al cuore.

I linfociti T, sebbene vengano prodotti dal midollo osseo come i linfociti B, subito dopo essere stati prodotti migrano ancora immaturi verso il timo, all’interno del quale trovano un microambiente favorevole alla loro crescita e maturazione, a conclusione delle quali entreranno nel circolo sanguigno e nel circolo linfatico, tramite i quali potranno raggiungere le parti del corpo colpite da elementi nocivi.

Per ostacolare i pericoli dovuti all’attacco di elementi nocivi sconosciuti, i linfociti devono essere maturi poiché è proprio all’interno del timo che imparano a conoscere e distinguere le cellule self da quelle non-self, ovvero le cellule che fanno parte dell’organismo al quale appartengono e che non saranno mai attaccate da quelle estranee che verranno distrutte.

Il sistema immunitario riconosce la provenienza degli organismi e attacca soltanto le cellule non-self per difendere l’organismo.

I linfociti e altre cellule del sistema immunitario sono programmate anche per riconoscere specifici “antigeni “. Questa è una funzione di vigilanza effettuata da cellule specializzate che circolano nel sangue e sono presenti anche nei tessuti.

Autoimmunità. Talvolta il sistema immunitario di un organismo attacca i propri tessuti ed organi, anche quelli sani, come se fossero estranei e pericolosi.

Questa aggressione verso i propri elementi è una condizione di alterazione del sistema immunitario che non riconosce più i suoi elementi come self e li classifica invece come nonself.

Questa condizione è denominata autoimmunità, poiché il sistema produce per errore anticorpi contro le strutture del proprio organismo.

Purtroppo, le ragioni di questa reazione errata non sono ancora chiare, come non lo sono le malattie che causa.

È comunque certo che l’aggressione ai propri elementi è una alterazione del sistema immunitario il quale, per errore, produce autoanticorpi con i quali attacca sé medesimo in ogni parte del proprio corpo scatenando una infiammazione, forma di difesa che dovrebbe essere utile e necessaria per distruggere agenti dannosi.

Per far fronte alle malattie immuni non esistono ancora cure che correggano gli errori del sistema immunitario. Comunque, esistono trattamenti farmacologici a base di farmaci immunosoppressori, antinfiammatori e antidolorifici.

Studi e ricerche hanno messo in evidenza che il fattore di rischio tra i più importanti riguarda le infezioni virali e batteriche che possono scatenare una reazione autoimmune causata da alterazioni strutturali delle proteine sane dell’organismo, facendole classificare dal sistema immunitario come elementi estranei e nocivi.

Cosa succede quando per la prima volta nel nostro corpo entra un elemento sconosciuto?

Ebbene, si può dire che il nostro sistema immunitario si attiva e i linfociti ormai maturi sono pronti ad iniziare una aggressione agli elementi nonself.

Il primo passo lo compiranno i linfociti stabilendo un contatto con gli antigeni, che sono di solito proteine di tanti tipi diversi che ricoprono la superficie dell’elemento ignoto.

Questo contatto tra linfociti del sistema immunitario e antigeni dell’intruso, dopo un po’, si trasforma in un legame che stimola i linfociti a produrre anticorpi, dapprima piuttosto lentamente, ma via via sempre più velocemente, per poi rallentare di nuovo.

Come si forma un contatto tra questi due elementi? I linfociti si legano agli antigeni dell’ignoto e subito li rivestono con la loro membrana cellulare, formando così i cosiddetti immunocomplessi e provocando il loro isolamento che facilita processi che portano inevitabilmente alla loro distruzione.

Generalmente gli immunocomplessi vengono eliminati tramite fagocitosi e autolisi, i due processi simili che distruggono questi elementi mediante enzimi digestivi e sostanze tossiche. Ciò che rimane viene via via espulso all’esterno. Ad ogni modo gli immunocomplessi possono depositarsi negli organi, causando diverse malattie.

L’immunità dei bambini. Il sistema immunitario inizia a formarsi intorno alla quinta-sesta settimana di gestazione con lo sviluppo delle prime cellule immunitarie e si stabilizza sviluppandosi e maturandosi con la crescita nei primi anni di vita a cominciare da 5-6 anni.

Dalla nascita in poi, l’esposizione dell’organismo all’ambiente circostante farà crescere e sviluppare le difese immunitarie.

Nel corso della gravidanza e anche dopo la nascita, i bimbi sono “coperti” dagli anticorpi materni che, attraverso la placenta, raggiungono il sangue del bambino durante gli ultimi tre mesi di gestazione, garantendo così la sua protezione nel corso dei primi mesi di vita, quando è anche importante l’allattamento materno.

Il latte della puerpera, infatti, contiene anticorpi e altre sostanze fondamentali utili alla completa maturazione del sistema immunitario del neonato il quale, incontrando germi del proprio e di altri ambienti, formerà correttamente le sue “armi difensive” per far fronte alla vulnerabilità (infezioni) tipica dei bambini. Le vaccinazioni alle quali i bambini vengono sottoposti sono, senza alcun dubbio, fondamentali per stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici contro agenti patogeni pericolosi per la salute.

© Sintesi Dialettica – riproduzione riservata

Send this to a friend